Il colloquio.

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Oggi volevo parlarvi del mio ultimo colloquio di lavoro.
Una di quelle belle esperienze da mettere nel cassetto degli aneddoti da raccontare ad amici e conoscenti durante qualche cena noiosa.
Il colloquio era per un posto da cameriera/aiutocucina/jolly in un ristorante del centro. Requisiti , un minimo di esperienza di sala, conoscenza lingua inglese,passione per l' enologia.
Avendoli tutti e tre decido di tentare, nonostante fossero mesi che vedevo comparire e poi scomparire il cartello cercasi ogni settimana, ero già un pochino titubante ma tentare non nuoce no?

Entro nel ristorante, neppure il tempo di aprire la porta che vengo accolta da un bercio, un urlo, la proprietaria, donna dall' aspetto Hippye in netto contrasto con il carattere da dittatore coreano, mi accoglie intimandomi in malo modo di levarmi le scarpe per non sporcare il locale.
Io obbedisco, ma già come inizio non mi suggeriva nulla di buono.
Non amo l' accoglienza ad urli, ma magari era solo un momento di furia pulitrice, chissà. O forse una nuova tendenza dei locali chic, chissà...
Non mi da neppure il tempo di sedermi, levarmi il giacchetto o poggiare la borsa che mi intima di dargli curriculum e attestati.
Perchè la signora non parlava, badate bene,comandava.
Io obbedisco, non capendo se sono finita su un set di qualche film perverso con mistress e slave o in un colloquio.
Gli porgo i documenti e a quel punto mi invita a sedermi.
Legge con scarsa attenzione i miei dati personali, con ancor più scarsa attenzione le mie esperienze, limitandosi ad uno sguardo disgustato quando gli occhi le cadono sui mesi al call center e sulle pulizie in casa.
Mi scusi sono una svergognata ex donna delle pulizie.
Poi esordisce con una filippica sulle sue esperienze, prima come cameriera dal Giacosa a Firenze, rinomato locale vip e poi come abbia studiato A New York e in Irlanda, scienze della comunicazione, facoltà che a mio modesto parere le è servita davvero a poco visto i risultati.
Insomma, forse non era il suo, la comunicazione intendo.
Poi passa a narrarmi di Cortina e di come lei abbia incontrato lì il marito e da come in quel frangente abbiano capito di voler aprire un ristorante a Pistoia.
Okay, va bene, da Cortina a Pistoia.
Non pongo domande, non sono affari miei.
Prosegue parlando di se poi mi dice come si lavora da loro.
Tipo abitudine lei una volta a settimana fa piangere le sue collaboratrici o aspiranti tali, dato che ci tiene a ribadire orgogliosa che in cinque mesi ne ha già cambiate 34, perchè sono esigenti.
O esagerati penso io, ma che ne posso sapere?
34 è solo un numero no?
Lei mi dice fiera, offende, perchè così motiva le ragazze.
Bene.
Sicchè se la mando a quel paese la motivo secondo voi?

Giunti a tal punto io ero già lì che pensavo al numero di Prosecchi che potevo farmi per dimenticare il colloquio., quando finalmente sai ricorda della mia presenza ed esordisce con la domanda del secolo : Ma tu Noemi cosa vuoi fare da grande'

L' astronauta signora maestra o la ballerina.

Vabbè.

Le faccio educatamente notare che sono già grande e che dunque è mio interesse lavorare in un ambito serio, sereno e dove posso migliorare quello che già ho appreso nei precedenti lavori.

Al che mi fissa stupita e mi chiede : Hai più di trent'anni?

Leggere il curriculum pare per lei davvero un optional.

Io annuisco e lei scioccata parte con una filippica lunghissima sul fatto che i contratti a noi trentenni costano molto di più ecc ecc.....

Mi propone una prova non retribuita per i giorni seguenti, intimandomi di vestirmi meglio e farmi più carina, io le propongo di passare direttamente alla trentaseiesima aspirante lavoratrice.

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