Roma.
Roma oggi è grigia.
Sono arrivate le giornate fredde e umide, nuvolose e cupe, che ti invogliano a restare a casa. E invece no. È lunedì e devi uscire.
"Vivo qui da sette anni".
2 passati a studiare, 4 a barcamenarmi tra un lavoro e l'altro, tra un tirocinio e uno stage, per passare da un cocopro a un contratto di apprendistato.
Che due settimane fa è terminato dopo 3 lunghi anni.
Ora, finalmente, (direbbe mio padre) ho il posto fisso tanto agognato (?).
Tempo indeterminato.
In-determinato.
Non determinato.
Non definito.
Indefinito.
Precario.
In equilibrio precario.
Ecco, forse, il senso nascosto delle cose. Il senso nascosto di queste giornate trascorse in un palazzo antiquato e informe, disordinato, tra il 5 e il 1 piano (ascensore rotto a tempo indeterminato) a fare un lavoro indefinito, che è tutto ma non è nulla, che è concreto ma effimero, che da inquietudine talvolta ma anche soddisfazioni. Un lavoro tra PC e telecamere, sale di montaggio e montagne di carte. Tra Digital Life e testi da sbobinare, ricerche da fare, punti da incrociare. Di solito tutto fatto sottovoce, in secondo piano, un nome in un titolo di coda rapidissimo. A volte invece la voce si alza e sei in primo piano anche tu. Un po' di sbieco, ma ci sei.
Come oggi. Un lunedì grigio di novembre, andare a lavoro non è stato il trauma post weekend che è solitamente.
Perché ha portato una gioia/soddisfazione/entusiasmo/euforia e anche un pizzico di vanità saziata, che ogni tanto fa bene. Ha portato mesi di lavoro a conclusione, un piccolo qualcosa ha visto la luce e ci sei anche tu lì dentro.
In equilibrio precario tra fili reali e immaginari.
Segui la diretta sui social, Twitter/postare/monitorare. 23:30, finisce tutto.
È ora di tornare a casa: 00:40.
L'adrenalina ti tiene sveglia.
Entri a casa.
Il cucciolo scodinzola.
Accendi il forno, lo fai riscaldare.
Frattanto, struccati e metti la tuta-pigiama.
La fine di una lunga giornata iniziata ieri.
Domenica sera, alle 18:00 circa per essere precisi.
Quando hai rinfrescato il lievito madre.
Lo pesi e aggiungi la stessa quantità di farina e metà dose di acqua.
Farina 1:1 acqua 1:0,50.
Mescoli bene, è un composto appiccicoso, colloso. Lo fai riposare avvolto in una coperta.
Alle 22 è pronto.
A questo punto impasta:
- 500gr farina
- acqua a occhio
- sale 2 cucchiaini
- 1 cucchiaio di miele
- 250gr di lievito madre.
- Aggiungi i semi di papavero e di sesamo.
Impasta.
Impasta.
Piega, e impasta.
Piega, e impasta.
Riempi d'aria l'impasto.
Dagli vita.
Lascia lievitare, 24h circa.
La mattina dopo, che era stamattina, impasta di nuovo. Metti al caldo, lascia riposare beatamente.
Il giorno dopo, che è già oggi, anzi domani (ore 1:00) inforna.
220° per 30/40min.
Sforna.
Inspira. Sorridi.
"Questa lentezza
Dell'impastare pane
Eternamente"
❤😍