Le persone mi affascinano.
In metro, mi ritrovo sempre ad osservare qualcuno con attenzione.
Ho letto da qualche parte, forse in un articolo del "New Yorker" o di "internazionale", che le persone si osservano le une con le altre, continuamente.
Nella sala d'atteasa del medico, 10 persone (tra cui me) con la testa china sul cellulare.
Poi dicono che si soffre di cervicale.
Grazie. La patologia dell'XXI secolo.
In realtà, lo schermo è uno scudo. Alzo lo sguardo e la ragazzina davanti a me fa lo stesso. Per una frazione di secondo gli occhi si incrociano, quasi un rossore sulle guance e distogliamo lo sguardo l'una dall'altra. Ma i dettagli li abbiamo colti entrambe.
Chissà cosa avrà visto lei, di me. Io ho visto un'adolescente ben truccata e curata, ma dal viso ancora bambino, che fa compagnia alla mamma. Ridacchia con la sorella. La mamma, borsa rigida sulle gambe e stivaletti neri, scrive frenetica sullo schermo del telefono. È preoccupata.
La signora accanto non ha nulla tra la mani. Il cappello rosso di tre quarti la proteggere dal freddo della stanza. È concentrata su un punto fisso del muro davanti a sé, tra la signora dal giubbotto celeste carico e l'uomo con gli occhiali rossi.
Dettagli. Mani curate e intrecciate, un anello appariscente. Fronte segnata dalle righe in un volto che in passato deve essere stato perennemente sorridente.
Il sorriso negli occhi ancora si intravede.
Senza volerlo e senza saperlo, mi accorgo di osservare con attenzione chi è accanto a me, registrando inconsapevolmente dei dettagli.
Siamo tutti infagottati in caldi soprabiti invernali, sciarpe al collo, berretti di lana per difenderci dal freddo pungente che si è abbattuto sulla città.
Siamo animali curiosi e non possiamo fare a meno di interessarci di ciò che accade attorno a noi.
Ci sono persone che sono più osservatrici di altre, nel senso che analizzano coscientemente e incamerano cio che vedono per farne altro. Per creare.
Fotografi, scrittori, artisti, poeti che traggono a mani tese materia viva dalla realtà per farne soggetto e oggetto di un qualcosa di "altro", di nuovo.
Altre persone credono di non essere grandi osservatori, per niente curiosi o interessati. In realtà, una signora osserva le scarpe della ragazza accanto, giudicandola o invidiandola.
Un ragazzino guarda il taglio di capelli del giovane seduto a qualche posto di distanza in metro, la vecchietta origlia cosa sta dicendo al fidanzatino una ragazzina liceale.
Ci osserviamo e osserviamo.
Ognuno lascia una traccia di sé altrove, e non sempre ne siamo consapevoli.
Alziamo barriere, ma siamo più vicini e interessati al prossimo di quanto si vorrebbe dare a vedere.
Un voyeurismo mimetizzato nel caos quotidiano.
La finestra di fronte che si illumina e non si può fare a meno di restare a guardare.