Giochi sul metrò

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Un solco profondo, scavato dai pensieri.

O forse dalla frenesia che anima la mente ospitata in quella fronte, i cui occhi attenti scorrono le righe piccole e nere che raccontano le notizie del giorno.

Occhi bassi, fronte aggrottata.

Preoccupazione, o fastidio?

Sicuramente è infastidita la vicina di posto, in questo vagone sgangherato del metrò che ci sballotta da una parte all'altra della città.

Si è infilata con prepotenza tra la signora dal solco profondo e un signore attento e ordinato lettore di "Gazzetta dello Sport" che comodamente si era appropriato di due posti a sedere.

Uno per sé, uno per i bagagli che porta con sè, per poter comodamente spalancare il metro è più di ampiezza delle pagine.

Scuri occhiali neri schermano la ragazza infastidita dallo sguardo altrui.

Ma non riescono a nascondere sopracciglia che si alzano scocciate, perplesse, nervose, contrariate.
"E fatti più in là!"

Sta pensando e dicendo con il corpo e il volto, ma in silenzio. La mole prominente le permette di guadagnare centimetri preziosi per le 5 fermate che restano.

Un gioco della sedia quotidiano.

Ci si alza, ci si siede, sì sgomita, si chiede permesso, scusi, chepercasoallaprossimascende?

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