Anche se non posso certo definirmi un esperto di cucina interrompo la serie sulle "crisi" in Storia dell'Arte perchè del contest lanciato da @stea90 mi ha colpito molto l'impronta tradizionale che ha voluto dare alla sfida.
Quindi non aspettatevi di leggere una vera e propria ricetta da libro da cucina; non sono proprio sicuro che il post possa partecipare al contest (anche perchè essendo una cosa molto particolare non esistono veri e propri riferimenti a cui attingere se non l'esperienza di chi svolge questa preparazione).
E' che mi è sembrata una buona occasione per raccontarvi una delle tradizioni più significative del mio paese.
Nule, in provincia di Sassari: 1300 persone e qualcosa come 15000 pecore.
Indovinate un pò a base di cosa sarà la ricetta che vi "racconterò" nel post? Fate un piccolo sforzo... bravi! Avete indovinato: a base di formaggio!
Ma stiamo correndo troppo, prima devo raccontarvi la storia.
Immagine di libero utilizzo >>>>>
Durante una delle battaglie della guerra di Crimea alla quale partecipò anche il Regno di Sardegna, un mio compaesano, sotto il fuoco nemico, trovò unico riparo nella preghiera e in un voto fatto a Sant'Antonio da Padova. Più o meno la promessa era questa:
Se riesco a conservare la pelle quando rientro a casa faccio "su casu furriadu" e lo offro a tutti i bambini del paese!
La pelle a casa l'ha riportata e promesse di questo tipo non possono essere infrante. Da allora, ogni anno, il 13 giugno che è il giorno di Sant'Antonio, i discendenti di quel soldato tengono fede al voto e preparano su casu furriadu per tutto il paese, dando naturalmente la precedenza ai bambini.
Ma cos'è questo casu furriadu?
La traduzione letterale sarebbe qualcosa come "formaggio rimestato"; in sostanza una palla di formaggio pecorino filante adagiata su uno spicchio di pane, su bussiottu (spianata sarda decorata). Una specie di street-food all'antica insomma!
La preparazione non è complicata, sicuramente laboriosa però (qualora tocchi farne in grande quantità).
Gli ingredienti necessari sono solo 5:
- formaggio fresco di massimo 5 giorni lasciato inacidire;
- semola di grano duro;
- acqua;
- sale;
- buona volontà.
Nella preparazione tradizionale si utilizza un paiolo di rame. Il formaggio viene tagliato in piccole fette e messo all'interno con una piccola quantità d'acqua e una piccola quantità di sale.
Inizia quindi la cottura e durante la stessa si utilizza un bastone per favorire il mescolamento del formaggio e l'amalgamarsi dell'impasto.
Quando si è raggiunto un buon livello di compattezza si aggiunge la scodella di semola che ha lo scopo di compattare maggiormente.
Attenzione alle quantità! Meglio non esagerare. Indicativamente 0,5kg di farina di semola ogni kg di formaggio.
Fatto questo si continua sempre a girare col bastone fino al momento in cui la pasta non risulta essere della consistenza esatta, filamentosa e particolarmente elastica. In sostanza quando gran parte dell'olio del formaggio finisce per separarsi dalla stessa pasta.
L'impiattamento, se così si può definire, consiste nell'adagiare una palla di impasto sugli spicchi di pane (non carasau) tradizionale preparato nei giorni precedenti.
Che è squisito credo non ci sia bisogno di aggiungerlo!
Purtroppo non ho materiale da mostrarvi; è difficile raccattare sul web immagini non coperte da copyright e di mio non ho niente, lascio quindi qualche link per chi volesse leggere e vedere qualcosa in più.
http://debonucoro.altervista.org/sucasufurriadu/?doing_wp_cron=1518255945.7766909599304199218750
Hanno anche girato un docu-film http://www.cinemecum.it/newsite/index.php?option=com_content&view=article&id=4236%3As-impinnu-il-voto&catid=270&Itemid=660
E su Youtube trovate vari video interessanti https://www.youtube.com/results?search_query=casu+furriadu