L'uomo si strugge e ricerca
le cause possibili d'ogni esistenza,
e senza pensare correndo,
tra il sapere non vede
o non vuole ciò che distrugge.
Natura sofferta ch'affronti la morte
da essa veniamo e diciamo venire
la sorte, a lei simile,
che opprime le nostre esistenze
e per cui noi devastiamo la prima.
Tutto per l'alfa dello scibile umano
che non ci concede di capire
che l'uomo è fautore del poi
e che natura non guida i suoi esseri,
perchè casuale è l'evoluzione.
Dobbiamo sapere una volta per sempre
che nulla ci porta
all'esistenza condotta, perchè
la vita non è altro che un lago,
e ciò che la varia è veramente indeciso.
Tutti i tormenti, tutte le pene
non son forse compensate da gioie,
non seguite da piaceri infiniti
seppur per alcuni son brevi,
non segue alla pioggia l'arcobaleno;
come l'acqua cade improvvisa
e il soffice odor della terra,
appena dalle gocce bagnata,
sale lieto nell'aria
forgiando emozioni.
E i fiori oscillan nell'aria
ai duri colpi portati dall'acqua,
tenendo alla sorte
che avversa e forte
gli infligge la morte;
passata la detta si nutron
delle gocce che il friabile suolo
fra le crepe trattiene, è soltanto
per esse che possono crescere
e quindi a nuove asprezze resistere.
E proprio così è la vita
dell'uomo che trae lo spirito
dalle sue sofferenze, quando
terminate son esse e può
affrontare più forte nuove ingiustizie;
e allor qual motivo ci spinge
a cacciar l'inesistente,
quale magia ci occulta il vero
impedendoci di salvare l'innocente
madre che per sua scelta non ci diede.
Soltanto se l'uomo sarà
un dì cosciente del reale
momento della sua situazione,
allora sapremo gli sbagli commessi
e porremo riparo agli errori.
aprile 1989
by me
(screenshot http://jenabirba.altervista.org/archivio/198904.html)