Che dire.
Meglio non dire nulla.
Meglio non pensare.
Capire.
Capire come sia possibile anche solo pensarle certe cose.
Invidiare chi abbia avuto la fantasia di inventare internet o la pennicilina o ancora lo smartphone. Come avranno fatto ad immaginarlo?
E poi c'è una categoria di persone che riesce ad immaginare cose che non ti avrebbero mai sfiorato.
All'invidia si sostituisce lo stupore, quello brutto, negativo.
Silvia Romano, dopo 18 mesi di prigionia in Kenya è finalmente stata liberata sabato scorso.
Grazie ad un lavoro di intelligence e probabilmente un riscatto, è stata riconsegnata nelle mani dei suoi cari dopo un anno e mezzo di isolamento, non per quarantena ma per rapimento.
Inutile dilungarsi sul perchè sia stata rapita, da chi, come.
Non è interessante ai fini di quello che sta incredibilmente accadendo in questi giorni.
Silvia Romano si è convertita all'Islam.
Come Nicholas Brody in Homeland ha sentito di richiamare la sua fede verso un Dio diverso da quello in cui credeva.
Atterrata a Malpensa si è mostrata in un abito che rispettasse questa sua nuova vita spirituale.
E' una scelta personale ed il perchè, per come sia avvenuta è una scelta solo e soltanto di Silvia Romano.
Scelta da rispettare e ancor meglio da non sindacare mai.
Invece in un Italia che ha appena subito 30000 morti per covid, con un economia devastata e milioni di cose da fare e pensare cosa è accaduto?
Noi che ci credevamo migliori dopo 3 mesi di quarantena ci siamo riscoperti Haters.
Haters d'eccellenza come i soliti noti della destra populista italiana, haters per vocazione, haters briatoreschi, haters casuali. Un assessore leghista ha invitato ad "impiccarla".
Tutti accomunità da una spinta propulsiva verso l'imbecillità.
Odiatori talmente brucianti che alla povera Silvia Romano è stata affidata una scorta.
Lei che è stata prigioniera di terroristi per 18 mesi, oggi è finalmente libera, libera di doversi nascondere dietro una scorta.
Mi vergogno di essere italiano.
Mi vergogno di fare parte del genere umano in queste circostanze.
Come si possa anche solo pensare di parlare di questo, di contestare, polemizzare, di minacciare una ragazza che ha subito le pene dell'inferno, di condannare la fede di una persona?
Il problema di certe cose non sta nell'esprimerle ma nel pensarle.