Ricordo di aver imparato ad andare in bicicletta senza le ruotine all'età di quattro anni.
Quando mia mamma era a lavoro, mio nonno si dedicava a me con tutto se stesso. Possiamo dire che è stata la mia balia...senza latte. Ed è lui ad avermi insegnato, tra le tante cose, ad andare in bicicletta.
Se chiudo gli occhi provando a tornare con la mente indietro nel tempo, mi trovo a rivivere, in una giornata d'inizio estate, quella che per me fu un'esperienza entusiasmente, tanto da ricordarla così nitidamente dopo ben ventisette anni.
Casa di mio nonno aveva, anzi ha, un lungo porticato di circa trenta metri.
Lui tolse le due ruotine alla mia Atala rossa, bicicletta che ha segnato il passaggio dal triciclo al "mondo dei grandi"; e tenendomi dal portapacchi posteriore mi spinse a pedalare, assicurandomi che non mi avrebbe mai lasciato.
La fiducia che riponevo nella mia balia sui generis, non mi fece minimamente dubitare della sua promessa e così cominciai a pedalare.
Arrivata alla fine del porticato mi fermai, pronta a girarmi per tornare indietro (ancora non avevo imparato a fare particolari manovre!), e fu lì che vidi mio nonno, soddisfatto più che mai, fermo a metà porticato che applaudendomi mi disse "hai visto, Nena? Oggi hai imparato a volare da sola!"
Io, entusiasta come non mai, rimasi tutto il giorno su quell' Atala rossa, andando su e giù per il porticato, ad ogni giro sempre più sicura di me.
Non so che fine abbia fatto quella bicicletta, simbolo di piccole conquiste, ma quando giorni fa, in visita a Roma,mi sono trovata davanti lo scheletro della bici che vedete in foto, ho voluto pensare fosse quella che mi aveva regalato mio nonno.
Con questa fotografia partecipo al concorso giornaliero di @juliank che ha come tema i veicoli.
Vi saluto e alla prossima!