Buongionro Hive! E buongiorno alla community di Olio di Balena! Oggi vorrei scrivere due parole in merito ad un argomento che non ha né capo né coda: il lavoro da remoto. Ci stavo ragionando sia in qualità di lavoratore dipendente che come datore di lavoro e sinceramente, nonostante oggi sia un metodo di lavoro sdoganato, ho ancora tanti interrogativi. Lo so, lo so, è un argomento già sentito mille volte, ma chi l’ha detto che dobbiamo prenderlo sul serio? Nel 2020, ci hanno raccontato che lavorare da casa sarebbe stato come vivere in un film di fantascienza, con sveglie silenziose, un laptop sulle ginocchia e la possibilità di fare riunioni mentre ti prepari il pranzo.
All'inizio era tutto rose e fiori: "Finalmente posso lavorare da casa, stare sul divano e farmi i selfie mentre scrivo email!" Ma poi sono iniziati i veri problemi:
1 - ti ritrovi a lavorare dalle 9 alle 23, il divano è diventato il tuo ufficio e il caffè è l'unico motivo per cui ti alzi dalla sedia. "Il lavoro da remoto è la libertà assoluta!" dicono. Eppure, in realtà, è solo un altro modo per dire che hai perso il conto del numero di ore che sei davanti al computer. La tua vita sociale? È limitata a "mi sentite?" e "scusate, devo disattivare il microfono".
Da una parte ci sono quelli che adorano il lavoro da remoto, come se fosse l’invenzione che cambierà la storia dell'umanità. "Sono più produttivo che mai!" dicono, mentre sorseggiano il loro terzo caffè delle 9.30, e intanto il loro collega sta cercando di scoprire se è ancora in mutande. La loro vita è un susseguirsi di riunioni Teams senza un fine logico, in cui si fanno domande alle quali nessuno sa rispondere: "Ragazzi, qualcuno ha visto il documento che ho inviato ieri sera alle 23:05?" Ovviamente nessuno ha visto niente... ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo, perché siamo tutti "super professionali" (finché non ci dimentichiamo di spegnere telecamera e microfono all'ennesima call di cui ci frega 0).
Dall'altra parte ci sono quelli che sono entrati nel tunnel del "lavoro in casa" e non ne sono mai più usciti. La scrivania è il tavolo della cucina, la sedia è la casa delle bambole di tua figlia (perché diciamolo, la sedia ergonomica durante lo smart working è solo un sogno).
"La flessibilità è tutto!" dicono, ma in realtà si ritrovano a lavorare dalle 8 alle 22, con una pausa pranzo che dura il tempo di un attimo, giusto il tempo di finire un pacco di cracker. La loro vita sociale? È confinata al "Ti vedo, ma non ti sento!" e al "Puoi ripetere?" con quella faccia di chi sta per crollare dalla stanchezza.
Ogni giorno inizia con una videoconferenza, dove tutti sembrano più bravi a disattivare il microfono che a lavorare. Il "background sfocato" è diventato il nostro superpotere: chi non ha mai visto uno sfondo di Google immagini usato per nascondere il caos dietro? "Oh, guarda! Un’isola tropicale!" dice uno, mentre dietro si nasconde un angolo di casa che ha visto solo la polvere. La vera sfida non è rispondere alle email, ma sopravvivere alle riunioni in cui nessuno sa davvero cosa sta succedendo. "Scusate, ci siamo dimenticati di mettere la slide giusta?" "Ah, nessun problema... facciamo solo finta che ce ne freghi qualcosa!"
Il paradosso del lavoro da remoto è che tutti ne parlano come se fosse la panacea di tutti i mali. "Sarà così bello, potrai fare yoga durante le riunioni!" dicono, ma la realtà è che non c’è niente di più stressante di una riunione su Zoom in cui devi sembrare perfetto mentre sei in t-shirt e calzini spaiati. "La flessibilità è il futuro!" dicono, ma il futuro sembra solo un’altra riunione che non finisce mai, con tanto di collegamenti interrotti e messaggi che ti arrivano mentre stai cercando di rispondere a una domanda che non hai mai sentito prima. Chi ha detto che il lavoro da remoto è la soluzione, forse non ha mai dovuto scrivere un report con i bambini urlanti in sottofondo.
Forse la risposta è una via di mezzo, un po’ ufficio, un po’ casa, e un po’ "ho bisogno di una pausa".
E così, il grande esperimento del lavoro da remoto continua, tra esaltazioni e disillusioni. Per ora, possiamo solo sperare che non ci vengano altri meeting durante la nostra pausa caffè. E, se proprio dobbiamo lavorare da casa, speriamo che il nostro Wi-Fi regga.
DISCLAMER: Questo articolo è abbastanza sarcastico e volutamente ironico, tuttavia esistono tantissimi vantaggi dello smart-working, uno tra tutti è la riduzione dell'inquinamento. Ma c'è anche la riduzione del tempo per raggiungere il luogo di lavoro e anche la pace e la serenità di stare tutto il giorno accanto alla propria famiglia (quest'ultimo punto non vale per tutti... ovviamente...).
Ciao a tutti della comunità Olio di Balena! E ora, ditemi: voi lavorate in smart-working? Siete contenti? Cosa cambiereste del vostro lavoro? Scrivetelo nei commenti, o meglio… fatelo mentre fate la pausa caffè, se non vi hanno già “richiamato in servizio”!