Da quando per passione ho fatto l'Hiker, come si dice oggi che fa figo, ovvero l'escursionista, la croce di vetta c'è sempre stata.
A volte erano croci tragiche, come quelle delle vette della Prima Guerra Mondiale, dove li ci hanno davvero lasciato la vita centinaia di giovani. Pochissime, forse una o due direi che siano state religiose, o con un connotato religioso piuttosto evidente. Il resto di quelle da me viste di persona, erano croci di vetta.
Certamente la croce in quanto tale si identifica con la religione Cristiana, essendo poi in Italia dove proprio questa religione ha la sua casa principale, non dico che debba essere scontato, ma insomma dopo duemila anni che è così qualcosa vorrà dire.
Eppure, l'altro giorno il putiferio. Sul Corriere appare un articolo di un personaggio vicino al CAI, il Club Alpino Italiano, dove dichiara che non verranno messe più croci sulle vette. Il motivo è che queste non sarebbero inclusive, o rappresentative di tutti gli escursionisti.
Una inchiesta del giornale stesso evidenzia come addirittura qualche sezione del club le starebbe addirittura togliendo, per metterle un "memoriale". Che suona come una supercazzola. Dove dovrebbe essere questo memoriale, ma soprattutto perché dovrei andare a visitarlo?
Non è che noi escursionisti andiamo in vetta per vedere la croce, quella è metaforicamente una meta. Il vero valore è il viaggio, o meglio lo sforzo fisico e il contatto con la natura. La cima è appunto un target, si potrebbe benissimo girare come deficienti per le mulattiere, ma siccome come umani un senso logico ce lo dobbiamo mettere, raggiungere una cima fa parte del gioco.
Il giorno dopo il CAI smentisce, dice che loro non sanno nulla e quella apparsa sul giornale era l'opinione di una persona. Il sospetto che qualcuno abbia parlato troppo presto, ma l'intento forse era quello.
La parte interessante è che nella fiumana di commenti, molti atei o non credenti, hanno espresso una dura opinione contro il CAI. In effetti la penso come loro, cioè se arrivo in vetta e non ci sta nulla, solo due sassi francamente ci rimango male.
Se invece trovo una scintillante croce, tutto porta ad un compimento, banalmente che ho raggiunto la vetta. O meglio banalmente un corno, perché ho scalato delle montagne la cui vetta era "anonima", e almeno in una non ho mai capito se avessi raggiunto la vetta o fosse più in qua o più in la.
Dopo di che sulla croce di vetta ci sta anche il libro da firmare (che chiaramente nessuno leggerà, siamo onesti) e le classiche foto di rito con il vecchio autoscatto, oggi declinato a selfie.
Certo si potrebbe mettere dell'altro, ma siccome la vetta di un monte non è proprio un luogo tranquillo per definizione, penso solo agli eventi atmosferici più avversi, metterci installazioni che si fracassano nel giro di nulla poi voglio vedere chi si sbatte a fare la manutenzione. Una croce è estremamente semplice, resistente. La riprova che ce ne siano in tutti i monti delle Alpi credo sia sufficiente.
Ad ogni modo, fa piacere che il CAI abbia tempo da perdere in scemenze, quando la segnaletica fa pena e molti sentieri neanche sono praticabili...
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