Tamponi. Sono assolutamente d'accordo sul fatto che ci sia una responsabilità politica importante, costruita in anni di politiche assurde. Non voglio sembrare anti europeista... Ma questo è il risultato di anni e anni in cui ci siamo fatti trattare come ciuchini da soma. Quando dico che sono soddisfatto di come abbiamo agito mi riferisco a quello che siamo riusciti a mettere in campo nonostante la situazione di partenza.
I tamponi a tappeto ripetuti nel tempo implicano però numeri talmente grandi che non sarebbero gestibili per nessuno in Europa. La cosa più corretta da fare sarebbe stata stare a casa tutti sin dall'inizio, e riservare i tamponi, anche a ripetizione, alle categorie a rischio che non possono fermarsi. Quando però leggo che vengono quotidianamente fermate e denunciate persone che passeggianano nonostante la consapevolezza di essere positive al tampone, mi chiedo quanto avremmo risolto davvero...
Test sierologici. Anche io ritengo che il blocco totale non debba prolungarsi troppo, ma bisogna intercettare il momento giusto per allentare la presa, o il danno può essere maggiore del guadagno. Sono disponibile anche ad accettare il fatto che ci sia una percentuale di rischio, ma noi tutti dovremo impegnarci per diluirla il più possibile, per esempio iniziando a interiorizzare l'idea che per i prossimi mesi sarà necessario girare con le mascherine ovunque, anche dopo la riapertura. Penso che quando avremo risultati attendibili riguardo l'immunizzazione si inizierà a parlare di riapertura e ha pensarne le modalità. Non manca molto, come dicevo prima.
Riguardo la chiusura totale, invece, non penso sia frutto della paura. Il vero problema di un'epidemia del genere, che non ha una mortalità intrinseca altissima, è la sua capacità di mandare in cortocircuito i sistemi tradizionali. Perché è vero, il COVID-19 non uccide un numero elevato di persone, ma porta tantissimi ad essere ospedalizzati. Questo si traduce nell'impossibilità di assistere in modo sicuro e adeguato tutte le altre persone che si presentano ogni giorno negli ospedali (banalmente chi fa un incidente), e questo causerebbe una cascata di situazioni critiche e morti non accettabili.
Politica. Il problema è che, tra i nostri politici, c'è proprio chi fino a ieri faceva l'elettricista o il commercialista. Il nostro ministro della sanità è un laureato in Scienze Politiche, non credo serva aggiungere altro. Dal mio punto di vista, almeno in questo caso, non ho visto dietrologia o malafede nelle scelte politiche (parlo sempre di quelle fatte dopo l'inizio dell'epidemia); ho visto, invece, tanta malafede dietro le parole di alcuni scienziati come la dottoressa Gismondo, che hanno messo nei guai il paese per avere un pizzico di notorietà.
RE: Morire a 56 anni.