Innanzi tutto grazie per le ottime precisazioni.
Tamponi Se ho capito bene quindi di tamponi non se ne fanno abbastanza perché non abbiamo in Italia abbastanza personale tecnico e abbastanza strutture, laboratori. Quindi ne deduco che la responsabilità è assolutamente politica, anche se non addossabile solo a quest'ultimo governo, ma anche ai precedenti. Qui specifico che non ho mai voluto attribuire le colpe solo all'ultimo Governo Conte. Sarebbe stupido farlo, chi ha letto qualche mio articolo o commento precedente sa benissimo che considero corresponsabili almeno gli ultimi 30 anni di amministrazioni. Che in parte significa colpevolizzare anche gli elettori che in tutto questo tempo non hanno saputo scegliersi di meglio. Altrove parlo di modello socio-economico inadeguato ad affrontare una crisi di questo genere, quindi è evidente che tutti siamo in qualche modo responsabili. Anche quando dico che i politici hanno sempre scelto solo tenendo conto del ritorno elettorale è implicito che l'elettorato non sa valutare cosa sia veramente indispensabile in una società complessa come quella in cui viviamo, pensando che essa sia invulnerabile mentre invece è molto fragile, da ben prima che la pandemia si diffondesse.
Ovviamente i tamponi a tappeto, anche questo lo scrissi già, non andrebbero effettuati una tantum ma ripetuti con una certa regolarità almeno per qualche mese, magari coadiuvando il criterio di selezione con un tracking tecnologico che a quel punto avrebbe maggior senso effettuare rendendo molto più accettabile la rinuncia radicale alla privacy.
Test sierologici Apprezzo sinceramente i tuoi chiarimenti. Sarebbe molto opportuno che la comunità scientifica li rendesse di molto più ampia pubblicità. Quando parlavo di essi non ho mai indicato che sarebbero serviti a sostituire i tamponi e quindi a ridurre il contagio. Ma avrebbero un'importanza fondamentale, per anticipare al massimo la ripresa delle attività, perché consentendo, come anche tu scrivi, di conoscere molto meglio, l'ampiezza dell'epidemia sapremo meglio a che punto siamo con l'immunità di gregge naturale, senza il ricorso al vaccino i cui tempi sono inesorabilmente più lunghi. Ovviamente ciò una volta testato che effettivamente una persona guarita sia immunizzata e sperando che il virus non muti. Sono consapevole che si parla di percentuali di rischio, che non esistono certezze, ma si deve anche prendere atto che tutta la vita è piena di certezze e rischi ma che al contempo non si può neanche vivere tutti reclusi a tempo indeterminato. Quindi dei piani alternativi basati su ipotesi con qualche fondamento scientifico bisognerà pur cominciare a proporlo. L'umanità ha sorpassato molte pestilenze ed epidemie quando le conoscenze erano molto minori. Ora non è più plausibile che la paura paralizzi tutto.
Politica E qui torna in campo il discorso della politica. Non siamo io, nè il mio elettricista o il mio commercialista a dover predisporre questi piani. Ad essere chiamati a farlo è la classe dirigente nell'ambito politico-amministrativo coadiuvata dagli scienziati del settore che pur fra voci differenti, siamo tutti consapevoli che medicina e biologia non sono scienze esatte, debbano riuscire a trovare il bandolo della matassa. Anche assumendosi qualche rischio perché se si sbaglia provando a fare è sicuramente meglio che sbagliare per non aver neanche provato. In questo particolare momento storico ritengo che sia fondamentale che le persone vengano responsabilizzate nei comportamenti ma non si può pretendere di farlo se non si ha un approccio di massima trasparenza e chiarezza, che individui obiettivi precisi e strategie e tattiche quanto meno plausibili e che soprattutto non lascino spazio a dietrologie o che comunque provino a farlo: di complottisti ce ne saranno sempre, ma il modo migliore di affrontarli è togliere loro spazio. Io mi occupo di comunicazione e questo tipo di ragionamento è il piccolo contributo che posso dare.
RE: Morire a 56 anni.