Proverò a seguire i punti così non mi perdo...
No, non stanno sbagliando nei paesi dove ne fanno di più, ma non è detto che questo sia utile. Le differenze anche sostanziali nei numeri, infatti, sembrano più che altro dovute al modo diverso di contare soprattutto i morti. Le curve dei contagi, invece, non sembrano così diverse. Ovviamente, se avessimo avuto strutture e personale in esubero, vista la situazione, sarebbe comunque valsa la pena aumentare il numero di test anche in Italia. Anche perché obiettivamente qui da noi si nega il tampone anche a chi ne ha bisogno.
Per quanto riguarda il personale, sono state assunte molte nuove persone. Per quanto riguarda strutture e mezzi, invece, non è così semplice; si tratta di macchinari che anche in condizioni standard impiegano del tempo a essere consegnati e a diventare operativi.
C'è anche un motivo psicologico dietro la scelta di non fare tamponi a tappeto. Il tampone rileva la presenza del virus quando una persona diventa contagiosa, quindi un paio di giorni prima della comparsa dei sintomi. L'incubazione è però di circa quattordici giorni. Fare tamponi a tappeto ha poco senso perché andrebbe ad intercettare un sacco di gente magari contagiata ma non ancora positiva, che si sentirebbe poi "al sicuro" senza esserlo davvero.
C'è un po' di confusione riguardo i test sierologici, e forse anche io non mi sono spiegato benissimo. Il test come oggetto fisico è già stato prodotto da alcune farmaceutiche, ma nessuno è stato ancora validato. Significa, all'atto pratico, che non si sa se e quanto funzioni. Sono partite alcune sperimentazioni, anche in Italia se non sbaglio, ma ci vorrà ancora un po' di tempo (si parlava di due settimane). Pare comunque che negli Stati Uniti siano molto vicini alla pubblicazione. Quello che nessuno dice è che il test sierologico non sostituirà il tampone che conosciamo. Esso, infatti, risponde con ancora più ritardo del tampone, perché intercetta gli anticorpi che il nostro sistema immunitario produce in risposta al virus: se c'è l'anticorpo significa che c'è il virus. Gli anticorpi, però, vengono prodotti alcuni giorni dopo l'inizio dei sintomi (i sintomi sono proprio il segno della reazione del nostro organismo), e sono un segnale tardivo. I test sierologici, quindi, serviranno più che altro come esame postumo, per capire chi è contagiato, ma soprattutto chi è guarito e in quanti saremo venuti a contatto col virus. Il grande valore di questo test è che potrà essere eseguito anche a distanza di tempo, permettendo di capire i reali numeri dell'epidemia. Per intercettare i malati, invece, penso che il tampone classico resterà il metodo migliore, anche se dovrà sicuramente essere migliorato, e velocemente aggiungerei.
Credo che, dicendo "i test sierologici serviranno...", il dott. Locatelli intendo proprio questo.
Anche io sarei disposto a fare "da cavia", ma non è questo il momento, perché se qualcosa va storto (ed è possibile, se non probabile) le cavie muoiono. I test vanno condotti con dei margini di sicurezza proprio per questo... Il sistema sanitario non sarebbe in grado di reggere qualche altro imprevisto.
Non sono d'accordo sull'ultimo punto, o lo sono solo in parte. Personalmente avrei agito diversamente, e tanti scienziati fin dall'inizio avevano messo in guardia chi di dovere. Ma c'erano anche tanti altri scienziati che invece erano di parere contrario. Questo ha generato una gran confusione. Anche gli altri paesi non sono riusciti a fare meglio di noi, nonostante abbiano avuto più tempo. Probabilmente qualcosa è sfuggito... Ma è stata davvero una cosa fuori dalla comune immaginazione. Ti assicuro che non sono un sostenitore di questo governo, eppure mi sento in parte soddisfatto di quello che è stato fatto. Questo non significa negare che siano stati fatti degli errori, ma considerare l'ipotesi che magari, in quella posizione, avremmo commesso anche noi gli stessi sbagli... O magari ne avremmo fatti di peggiori, chissà...
RE: Morire a 56 anni.