Non c’è molto da raccontare.. ho tanti flashback di quel tempo.
Ma una cosa la ricordo bene, l’incontenibile folle amore per gli animali.
Da piccola amavo ogni forma di vita, e se incontravo qualche animale che poveretto stava per i fatti suoi in strada, senza ombra di dubbio quel povero malcapitato sarebbe venuto a casa con me!
Credo che mia madre fosse alla totale disperazione per via di tutti gli animali che le ho portato durante i primi sette anni della mia spensierata vita.
Davanti il nostro palazzo ricordo c’era un enorme parco con alcuni giochi per bambini, un piccolo boschetto e ai lati e di fronte c’erano altri palazzi. E io con i miei inseparabili amichetti girovagando per il parco, ci imbattemmo in questo meraviglioso riccio che stava appunto per i fatti suoi..
ma secondo il mio punto di vista era in fin di vita, e bisognava assolutamente portarlo a casa e accudirlo!
Ma c’era un problema! Il piccolo riccio al vederci cominciò a correre, poveretto non ci pensava minimamente a farsi torturare da una piccola squinternata, perché alla fine è di questo che si trattava. Torturare!
Ricordo di averlo rincorso e con delle foglie raccattate in giro di avergli fatto il solletico per farlo aprire. Povero riccio.
Ma io dovevo assolutamente salvarlo.
Una volta tornata a casa con il riccio in mano, tutta fiera e contenta di aver salvato un essere in pericolo, venni accolta da mia madre che vedendomi con quel coso in mano disse:
Ma Stefania!! (Urlando) un altro animale!!! Abbiamo ancora il piccione sul terrazzooo!!! (Continuando sempre ad urlare)
Già il piccione. Povero piccione! Aveva un’ala rotta.
E così...e così senza pensarci due volte lo presi con me. Non è stato difficile, camminava solo e senza riuscire a volare cadeva goffamente da un lato.
Ricordo che quella volta mia madre vedendomi col piccione in braccio, mi buttò con tutti i vestiti nella vasca!
Sapendo di quanto siano portatori di malattie.
Però non per questo lo buttò via di casa.
Anzi lo mise sul terrazzo, dentro uno scatolone aperto con cibo e acqua. Però a patto che io non mi ci avvicinassi.
Ho preso da mia madre senz’altro.
È stata una bella infanzia senz’altro, spensierata e senza freni, soprattutto senza freni.
Comd quella volta che sono andata a farmi un giro al centro commerciale.
Eravamo al cinema, io mamma mia sorella e mio fratello..però il film non era un gran che.
Così ebbi la brillante idea di lasciarli lì e andare per le vetrine dei negozi, 4 a malapena 5 anni..
Mia madre ancora mi racconta la scena.
“Ragazzi è da voi Stefania?” “No, credevamo era da te!”
Bam!! Pandemonio!!!
Gli strilli in paradiso..
Mentre io ero bella che tranquilla nella sala informazioni del centro commerciale, tutta sporca di cioccolata e felice.. perché mi ero fatta i fatti miei!
Le botte che ho preso!
E quella volta che ho preso il tram per andare a Sofia?
E già! Sempre perché mi sentivo già una piccola e giovane donna emancipata.. a 6 anni!(?)
Decisi che era arrivata l’ora di farmi un giro in centro, e cosi assieme ad una ragazzina più grande di me, prendemmo il tram diretto a Sofia.
Ci siamo fatte un bel giro lo devo ammettere.. ah, a casa naturalmente non avevo avvertito che uscivo per una gita in centro. (Te pare?!)
Insomma alla strada di ritorno prendiamo di nuovo il tram. E chi c’è alla guida del tram? MIA MADRE che vedendomi in pieno centro da sola (senza i miei fratelli) le prese un colpo! Tanto da non riuscire a realizzare se ero io!
Le botte che ho preso!
E quella volta che...
No basta! Ho imparato la lezione!
Ora ripensando alle mie fughe, sono stata molto, molto, molto fortunata! Poteva capitare di tutto.
Fuori di testa da sempre! Anche se col tempo mi sono calmata, si può dire, diventata normale.
Anche se la normalità non mi è mai stata troppo a genio.
Io e mia madre in Iraq!