Il pescatore, un mestiere, una professione, una passione.
È quasi un richiamo alle proprie origini primordiali. Un arrangio per cercare di portare qualcosa da offrire ai propri cari sfidando il mare, ma sempre senza voltargli le spalle, e senza mancargli di rispetto.
Un mestiere che comincia nelle cantine, garage e scantinati preparando le attrezzature con mano sapiente e ferma.
Cercando di creare una trappola mortale chiamata rete.
Li vedi i pescatori, li riconosci subito.
Dal loro viso segnato da mille avventure passate in mare.
E le loro mani così ruvide, così callose, piene di segni causate dalla “cucelle”.
Quelle cucelle che quasi danzano in mano ai pescatori che con un semplice filo e due nodi creano delle maglie perfette.
Maglie dopo maglie, nodo dopo nodo, cuciono migliaia di metri di rete.
Sembrerebbe finito qui il lavoro, ma invece prima di poter calare una rete in mare, bisogna armarle con delle cime galleggianti e delle corde piombate.
E allora il pescatore prima di armare la rete lo vedi che passa molto tempo a riempire le cucelle con il filo a preparare tutti i sugheri galleggianti da infilare nella cima per renderla galleggiante, e stendere a terra la cima piombata.
Una volta finito, si siede sul suo sgabello e guarda la cucella e senza dire nulla quasi, si raccomanda a lei. Ed è li che la magia inizia.
Metro dopo metro la rete comincia a prendere forma e a diventare una trappola mortale
E come tutte le trappole restano in attesa, in attesa che il buon tempo li mandi a calare le loro attrezzature di mare.
Per portarlo in pescheria o al ristorantino del porto per venderlo e far apprezzare il frutto della sua fatica.
Ecco cosa si nasconde dietro a questo mondo, fatto di notti insonni a controllare la barca, e di freddo pungente durante le lunghe notti invernali.