Con sgomento ho appreso ieri che una mia collega con la quale ho lavorato fianco a fianco per un intero anno si è spenta in una mattina.
Non sono mai stata brava ad affrontare i lutti, la morte è qualcosa che mi spaventa e incupisce in maniera eccessiva.
Lutto non so neppure come definirlo è come se ancora non mi fosse chiara la reale portata dell' accaduto.
Quando ieri mi ha chiamato il mio ex collega ho pensato a uno scherzo o a qualche emergenza lavorativa, una sostituzione last minute o simili.
"Celeste non c'è più" e la prima reazione da parte è stata una sonora bestemmia, di quelle sode, ma ci stava.
Celeste aveva 56 anni, era giovane, era quella che tra di noi reggeva meglio i turni ed il luogo e rideva sempre.
A noi altre banconiere le giornate "no" capitavano spesso, lo stress lo sentivamo eccome. Lei no, quel posto di lavoro per lei era una seconda casa, lo vedevi da come si muoveva o sedeva, come se fosse in famiglia, a suo agio non come noi con i pruni.
Ho pensato con rammarico a l' ultima volta che l' ho salutata, un abbraccio, un bacio, un torno presto.
Gli avevo detto che sarei andata a fare l' aperitivo solo quando c' era lei, perchè l' altra banconiera era sempre molto ristretta nelle dosi.
Non sapevo fosse un addio, questo dei lutti mi lascia sempre basita, non sapevo sarebbe stata l' ultima volta che l' avrei vista. E cose da dire ne avevo.
E mi sono morsa le mani a pensare a quando ho pensato " Vado a prendere un caffè così faccio vedere alla Cele come mi sta bene il vestito nuovo" e poi ho cambiato idea perchè non avevo voglia di vedere i vecchi clienti.
Sapevo che lei avrebbe gioito con me, di cuore.
Ieri dopo la notizia mi sono seduta da sola ad un tavolo e ho ordinato un prosecco, un attimo ci siamo e quello dopo non ci siamo più.
Questo banale pensiero mi è arrivato addosso come un macigno.
Seguito dalla consapevolezza " E io sto a farmi seghe mentali per nulla, domani me la metto quella minigonna troppo corta e ci provo con il ragazzo che ho addocchiato, ma che cavolo aspetto?"
E poi la mancanza, non mi torna ancora, non riesco a pensare che non ci sia più, è strano, irrazionale ma è come se nei pensieri la presenza fosse ancora viva.
Ho un pizzico di terrore a tornare al bar, paura dei ricordi, di quello che potrebbe evocare.
Perchè per me lei era lì, punto e basta.
Era lì a ridere, era lì a prendermi in giro quando ero più stanca " Che sei stata tutta la notte a fare all' amore?" mi diceva ridendo come una matta alle mie risposte poco pudiche.
" Trombetta!" mi chiamava quando entravo o si faceva il cambio turno, non le ho mai chiesto perchè, in fondo era un soprannome che mi stava simpatico.
Così è, solo un momento.
E stanotte i pensieri galoppavano a quel sorriso che tante volte mi ha dato conforto.
Con rabbia penso " Proprio i meglio ti prendi, ma non aveva già sofferto abbastanza? "
Aveva un nome che le si addiceva, Celeste. Non sapevo cosa sognasse o volesse ti rado parlavamo di cose serie, ma ci volevamo bene, ricordo ancora con affetto lei che mi portava la Moretti quando vedeva le pile di piatti da rigovernare.
Non avrei voluto scriverlo e ancora in parte non ci credo.
Mi sembra che se vado al bar la trovo ancora lì a prendermi in giro bonariamente. E dovevamo fare un aperitivo assieme...
Addio Cele.