La qualità è un gioco da duri

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Oggi faccio il passo più lungo della gamba. Che, essendo alta 162 cm, non è poi un gran passo. E parlerò di qualità.

Il gruppo italiano di Steemit comincia ad avere una sua identità, abbiamo cominciato a conoscerci, ci salutiamo, ci informiamo anche su come abbiamo passato il week end, e ciascuno di noi, secondo me, in base alle foto e alla propria immaginazione, si è fatto un bestiario personale delle nostre facce e delle nostre identità.

E’ bello conoscersi senza essersi mai visti!

E’ lo straordinario fascino della rete: impalpabili, intense relazioni fondate per lo più sull’immaginazione.

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Ma, come ho già detto in altre occasioni, abbiamo anche in comune un progetto. Ciascuno lo vede con i suoi occhi, la sua età e le sue aspirazioni. Ci abbiamo investito tutti, ovviamente alcuni di più e altri di meno. E abbiamo certamente tutti voglia che funzioni.

Il progetto è quello di crescere e possibilmente crescere bene.


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Per crescere bene è meglio non ingozzarsi di cibo spazzatura, bere acqua, mangiare sano, fare un po’ di attività fisica e sesso protetto, ubriacarsi con moderazione, coltivare arte, cultura, interessi, viaggiare, prendersi cura di un cucciolo, sognare e cercare di realizzare i sogni. E possibilmente ridere e dormire di gusto.

Tutto questo per me è qualità della vita.

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Ma mentre nella vita personale ciascuno sceglie il suo limite e nulla avrei da dire a chi si ammazza di sambuca o mangia esclusivamente spaghetti di riso Knorr scaldati al microonde, quando la qualità diventa un contenuto condiviso bisogna mettersi d’accordo.

Trasportando la metafora alla nostra piccola comunità, la qualità si fa con la correttezza, con l’impegno, con la solidarietà e con la lealtà. E lo sforzo sta anche nel capire che siamo diversi e non tutti possiamo dare lo stesso contributo. Tuttavia, è utile che ci siano delle linee guida e dei limiti di espressione e di partecipazione.

Qui si fanno post. I post sono per definizione qualcosa di personale, che rappresenta un umore o una competenza, un’esperienza o un’informativa di servizio. Ma anche una storia privata, un racconto, una riflessione, una piccola lezione. Un tessuto fatto di sfumature, leggere e luminose.

Con “Mi illumino d’immenso” Ungaretti ha usato 4 parole per dire qualcosa di immortale. E con “Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso” De Andrè ha semplicemente prodotto un piccolo capolavoro. Ma non sempre 10 parole una dietro l’altra sono una poesia. A volte sono solo 10 parole. E 10 parole non sono un post. E 10 parole non sono un capolavoro. Non sempre almeno (gasp!!).

La foto artistica è un ottimo contributo, ma se non sei Oliviero Toscani, magari la foto spiegala, raccontala, faccela amare.


fonte immagine foto di Oliviero Toscani

I contributi tecnici, la presentazione di scenari economici, il commento a una nuova ICO, o l’alert su un virus informatico non sono per definizione un cibo masticabile solo dagli addetti. Si può comunicare anche con le capre, con gli anti-nerd, con quelli che si sono formati col Commodore 64 e non si sono più mossi da lì. E spesso i nostri post raggiungono questo obiettivo. Sono divulgazione scientifica seria e comprensibile. E se ve lo dico io, credeteci.


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E l’italiano è come l’accessorio del vestito di una gran signora. Fa la differenza. Se il tag che ci tiene uniti è “ita” è perché scriviamo in italiano. E che ci sia qualcuno più capace e qualcuno meno è indiscutibile. Ma non è una buona ragione per non rileggere, togliere magari una ripetizione, pulire una frase, correggere un errore di battitura.

Siamo andati molto avanti da quando sono entrata nel gruppo questa estate. E’ una scalata in corda doppia, e non posso negare di trovare molto suggestivo il panorama che vedo ora.

E quello che mi colpisce sempre è la sovrapposizione di piani semantici: liberi e connessi; impegnati e leggeri; disinteressati e attenti.

Giochiamo, ma con grande classe. Perchè la qualità è un gioco da duri.

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