Forse sarà perchè le scuole elementari di un tempo erano molto rigide sull'argomento, oppure perchè ho vissuto in una famiglia di insegnanti in cui la correttezza della lingua scritta e parlata era la "conditio sine qua non" per vivere in pace, nutro una particolare attenzione alla precisione linguistica dei testi e in particolare all'uso dei verbi.
Purtroppo questa mia "passione" è sempre più frustrata e la frequentazione dei social mi mette spesso a dura prova.
Credetemi, non esagero, quando leggo un indicativo al posto del congiuntivo, sobbalzo. Ditemi esagerata, prego.
Ma la nostra lingua è tanto bella (e difficile) e il congiuntivo ne è una caratteristica fondamentale. In italiano e nelle altre lingue romanze indica un evento ipotetico e soggettivo, fa la differenza, insomma, tra ciò che reale e incontrovertibile e ciò che non lo è.
Ho sentito che quest'anno c'è anche una canzone proposta nella sezione giovani di Sanremo su quest'argomento, intitolata proprio "Il congiuntivo". Il giovane cantautore, Lorenzo Baglioni, che guarda caso è toscano, deve evidentemente avere la mia stessa fissazione. Infatti scrive (e canta) :
"Il congiuntivo ha un ruolo distintivo
e si usa per eventi
che non sono reali.
E' relativo a ciò che è soggettivo
a differenza di altri modi verbali.
E adesso che lo sai anche tu
non lo sbagli più "
La canzone è carina e spero che abbia successo, ma che soprattutto aiuti a non dire e scrivere "Io credo che tu stai facendo un errore" bensì "Io credo che tu stia facendo un errore" o anche "Mi immaginavo che era meglio" invece della forma corretta : "Mi immaginavo che fosse meglio".
Ripeto e ribadisco : il congiuntivo NON è una raffinatezza e tanto meno una inutile leggiadria. No, è parte irrinunciabile del corretto uso della lingua italiana.
Il sommo poeta Dante Alighieri lo conosceva e lo usava particolarmente bene e qui ne riporto un esempio tratto dal canto XIII dell'Inferno:
"Io sentia d’ogne parte trarre guai
e non vedea persona che ’l facesse;
per ch’io tutto smarrito m’arrestai.
Cred’ïo ch’ei credette ch’io credesse
che tante voci uscisser, tra quei bronchi,
da gente che per noi si nascondesse"
Anche se non si è poeti e tanto meno sommi, è consigliabile usare correttamente il congiuntivo, ne guadagneranno lo stile e la sostanza della comunicazione. E, soprattutto, si eviterà di fare la figura degli ignoranti.
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