Geni del Calcio: Ryan Giggs

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Ciao Steemians!


Un uomo legato ad una sola città: Manchester. Nasce nelle giovanili del City per poi passare alla sponda opposta, quella dello United. Dal 1987 al 2014 rimane nei Red devils senza mai muoversi, 24 anni da professionista con un'unica maglia, sulle spalle il numero 11. Nato nel 1973 a Cardiff ha cambiato cognome a causa dei cattivi rapporti con il padre che di cognome era Wilson, oltre a questo ha anche cambiato nazionalità, da quella Inglese a quella Gallese. Ha giocato più di 1000 partite da professionista ed è il secondo giocatore con più presenze nella storia della Premier League.

Bandiera e mito uniti in un tutt'uno. Ryan sapeva estasiare la folla che accorreva numerosa allo stadio per assistere alle sue giocante mirabolanti, velocità, tecnica, tenacia e classe fusi assieme, centrocampista avanzato che sapeva segnare con la stessa facilità con la quale sfornava assist per i propri compagni, basta vedere le sue statistiche, 157 i gol realizzati e 167 gli assist effettuati, semplicemente pauroso. Per gli avversari era davvero difficile tenere il suo passo, un mix di finte e giocate ad altissima velocità riuscivano ad ingannare difensori e portieri avversari con un'apparente facilità, in realtà tutto ciò era reso semplice da lui perché ben pochi giocatori sarebbero in grado di imitarlo.

Giggsy ha giocato ed assistito al passaggio di generazioni e generazioni di campioni campioni che hanno partecipato a rendere grande lo United. Talmente innamorato di questa città nella quale è rimasto ancora 3 anni dopo il suo ritiro da calciatore professionista, nei panni di assistente allenatore, allenatore ad interim e vice allenatore, in ordine cronologico. Una bacheca dei trofei da urlo, da fare invidia a chiunque: 4 Coppe di lega, 13 campionati, 10 tra Charity e Community Shield e 4 FA Cup in territorio anglosassone. Se la cava alla grande anche le competizioni internazionali con una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, 2 Champions League, una Coppa Intercontinentale ed una Coppa del Mondo per club. Con la propria nazionale, quella Gallese, non è mai riuscito nell'intento di vincere un trofeo, ne è comunque stato il faro e capitano per ben 16 anni e della quale ora è il Commissario Tecnico.


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Sotto la guida di Sir Alex Ferguson ha imparato tantissimo, maestro nei calci piazzati, inserimenti fulminei per sferrare colpi di testa, pur non essendo molto alto era dotato di un'ottima elevazione, dribbling e progressione impressionanti, colpi al volo come se piovesse, sapeva inventare morbidi pallonetti e salassate incredibili senza alcun problema, amava scartare miriadi di difensori per poi depositare in rete il pallone con delle bordate allucinanti, sicuramente la varietà nelle proprie giocate era un suo punto forte che sapeva renderlo imprevedibile.

Se mi chiedete un giocatore che mi ha fatto innamorare, per la sua classe, eleganza e personalità dentro e fuori dal campo, vi dico Ricardo Kakà. Era la semifinale di andata all’Old Trafford, quella sera era imprendibile, aveva quel tocco di magia in più che in serate come quella fanno la differenza. Non lo avevo mai visto giocare dal vivo fino a quel momento. Ci fu un episodio, in cui Ricardo fece un fallo a centrocampo, ed io protestai con l’arbitro per una sua possibile ammonizione. Vedendo quel gesto, si alza e mi prende per il collo. Sapevo che era un timorato di Dio, un religioso, pensai dentro di me: ‘Uno che professa la parola del Signore mi prende per il collo?’ Finito il Match, dentro i nostri spogliatoi venne Gattuso a dirmi che Ricardo voleva chiarire. Gli dissi ‘nessun problema siamo uomini’. Ricardo mi abbracciò, e mi regalò un’immagine di Dio, dicendomi che in quel momento non si rese conto del gesto. Gli dissi: ‘Ricardo, no problem, siamo calciatori, ed in campo ci trasformiamo a volte, ci stiamo giocando una Champions, può capitare.’ Gattuso tradusse il tutto, e lui si inginocchiò, davanti a me ringraziandomi. Tutto lo spogliatoio applaudì, ci scambiammo anche la maglia. Quel santino lo conservo ancora oggi, mi ricorda uno dei momenti più significativi della mia carriera.

Questo curioso aneddoto dello scontro con Kakà, che avete visto nella foto sopra allegata, la dice lunga su che tipo di persona era, a volte irascibile e scontroso ma sportivo, sapeva accettare i rischi del mestiere senza farsi troppi problemi, Stimato da tutti gli addetti al lavoro e gli amanti del calcio, è sempre stato un ottimo esempio di quello che si può tranquillamente definire un campione vero e proprio che difficilmente verrà dimenticato, anche dalle generazioni a venire. Il suo mentore Sir Alex Ferguson, nel 1977 dichiarò alla stampa:

Mi ricordo la prima volta che lo vidi aveva 13 anni e correva per il campo come un un cocker fa inseguendo un pezzo di carta argentata che si solleva in aria.


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Articolo pubblicato anche su Scorum