Geni del Calcio: Peter Schmeichel

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Ciao Steemians!


Peter Bolesław Schmeichel, nato a Galdsaxe, in Danimarca il 18 novembre 1963. Un portierone del peso più di 100 chilogrammi per 1 metro e 93 centimetri di altezza, una vera e propria saracinesca, che grazie ai suoi riflessi fulminei, nonostante la sua stazza molto imponente, ed a veri e propri interventi degni di Superman, è riuscito a conquistare la nomea di uno dei migliori portieri di tutti i tempi. In terra danese è considerato un mito, uno dei migliori giocatori mai sfornati dal calcio proveniente dalla dinamite danese, che è il soprannome della sua nazionale Nord Europea.

Con la maglia della propria patria è riuscito nella leggendaria impresa di conquistare un campionato europeo nel 1992 in Svezia, giusto l'anno prima era stato acquistato dalla squadra Inglese del Manchester United, dopo aver militato nei dieci anni precedenti in 3 club danesi, tra i quali il Brondby dove vinse 4 titoli nazionali in 5 anni e riuscì ad arrivare in semifinale di Coppa UEFA, persa all'ultimo minuto contro la Roma. Arrivato in Inghilterra vinse già da subito con la maglia numero 1 dello United, conquistando una Coppa di lega, negli anni successivi sarà una escalation assoluta di trofei, vincerà 5 Premiere League, 3 FA Cup, 4 Charity Shield, una Supercoppa UEFA e per finire in bellezza una Champions League, quest'ultima nella spettacolare annata del triplete del 1999 che fu anche l'ultima partita disputata con la maglia dei diavoli rossi.


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Dopo aver disputato a Manchester 292 partite in 8 stagioni, nelle quali ha subito soltanto 242 gol, raggiungendo l'Olimpo degli dei calcistici, decise di trasferirsi in Portogallo, allo Sporting Lisbona, dove rimase soltanto due stagioni. Prima di tornare oltremanica a giocare ancora per due stagioni, una nell'Aston Villa e l'ultima, alla soglia dei 40 anni, che curiosamente lo vide giocare nelle fila dei rivali storici di sempre dello United, divenendo così numero uno del City. Maestro nelle uscite e in rinvii molto precisi, questi sono stati due dei suoi punti di forza, qualità molto difficili da trovare in un portiere, la sua bravura è dimostrata dalle statistiche, riuscire a non subire neanche la media di un gol a partita, almeno per quanto riguarda i suoi anni d'oro con i Red Devils, è più unico che raro per un estremo difensore.

Oltre a tutto questo è riuscito a segnare ben 13 reti durante la propria splendida carriera, non tirava punizioni ne rigori, semplicemente quando la situazione diventava estrema e senza speranza, sentiva il bisogno di avanzare in area di rigore avversaria durante lo svolgimento di calci d'angolo ed a volte riusciva è riuscito a mettere la palla in rete anche con l'aggiunta un'invidiabile tecnica considerando il ruolo che gli competeva. Possedeva i riflessi di un gatto, che gli hanno permesso di realizzare non soltanto gol di testa, anche al volo in sforbiciata e semi-rovesciata, da stropicciarsi gli occhi. Durante gli anni si sono sprecati complimenti e paragoni, c'è chi come il giornale sportivo Telegraph è riuscito addirittura ad accostarlo al personaggio immaginario King Kong:

un portiere dall’enorme presenza fisica, che ha disinnescato ogni cross con il disprezzo che King Kong mostra per i biplani.

Secondo gli addetti ai lavori non temeva nulla e nessuno oltre che ad essere molto fiducioso nelle proprie capacità, forgiato da giovane dal lavoro in fabbrica e come addetto alle pulizie in una casa di riposo. Il grande Gary Nevill lo ricorda con "tenerezza" e malinconica con questa aneddoto:

Quando sono entrato per la prima volta in prima squadra, a 18/19 anni, Peter Schmeichel, come ho già detto, era davvero spesso brutale con me. Ora ne parliamo e ne ridiamo ma, accidenti se era brutale! Non si fidava molto di me come giocatore. Schmeichel era il portiere e la linea difensiva formata da Bruce, Pallister, Parker e Irwin era leggendaria. Sono stato il primo a ‘intromettermi’ e lui lo vedeva come un rischio, come una sfida al fatto che potessimo vincere. Paul Parker si infortunò e cominciai a giocare al suo posto come terzino destro. Ovviamente in quanto giovane calciatore, non sei mai perfetto, fai qualche errore e lui, in allenamento, mi bombardava quotidianamente per come difendevo e per come crossavo. In genere, dopo le partite era solito fare un certo allenamento: si piazzava sul dischetto del rigore, bloccava il passaggio e diceva "è una m...!"


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