La possibilità di realizzare facilmente le immagini fotografiche e di procedere rapidamente alla loro diffusione o condivisione, in questi ultimi anni, ha portato molto spesso a sostituire le consuete “frasi di senso compiuto” con immagini semplici ed efficaci.
Non suscita alcuna meraviglia che l'informazione, lo sport, la scienza e lo spettacolo ricorrano ad un adeguato supporto foto/video e, ragionevolmente, non deve sorprendere neppure che la fotografia possa fornire un valido contributo nel trattamento del disagio psichico, favorendo la riabilitazione dei pazienti.
Da molti anni Nuccia Cammara si dedica con passione alla Fotografia, infatti ha al suo attivo reportage, mostre ed altri progetti artistici. Tuttavia, quando, in qualità di assistente sociale presso il Dipartimento Salute Mentale all'interno dell'ASP, decise di introdurre nell'abituale percorso riabilitativo anche la Fotografia, comprese che era necessario mettere da parte tutte le proprie competenze tecniche per concentrarsi sul linguaggio e sul significato degli scatti realizzati. Integrare le cure convenzionali con le immagini si è rivelato uno strumento utile ai pazienti per descrivere e ripercorrere il proprio tormentato vissuto.
Nelle giornate del 16 e 17 novembre 2019, i soci della sezione di Palermo dall'Associazione Fotografica Alesina hanno ospitato la Cammara nei locali in cui solitamente si riuniscono per condurre un interessante workshop. Nel corso dei lavori la brillante dottoressa ha sottoposto alla sua osservazione, in forma didattico-sperimentale, un gruppo composto da una dozzina di fotoamatori, con lo scopo di spiegare loro le “risposte” che una fotografia è in grado di fornire. L'originale iniziativa è stata significativamente denominata “il mio sguardo @ fuoco”.
Un approccio amichevole e tanto entusiasmo da parte dei partecipanti ha consentito un sereno svolgimento delle attività proposte in rapida successione nel corso delle due avvincenti giornate dedicate alla fotografia partecipativa.
L'attività laboratoriale prevede, oltre alla fase di ripresa, altri momenti creativi che vanno eseguiti intervenendo fisicamente sulla propria fotografia, per personalizzarla, servendosi di colla, forbici e pennarelli. Al termine, rispondendo ad alcune domande poste dalla competente professionista che ha guidato'intero gruppo, ciascuno si è sentito coinvolto emotivamente ed ha appreso qualcosa di sé che fino a quel momento ignorava.
Fornire i principali elementi della metodologia foto terapica a coloro che, per mestiere o per hobby, coltivano con continuità il proprio interesse verso la fotografia, può servire loro a realizzare immagini più ragionate e dai contenuti più chiari. Richiedendo il medesimo impegno di prima, i prodotti dei fotoamatori veicoleranno una visione della realtà non fine a se stessa, ma più profonda.
Anche se, dopotutto, la realtà rimane inalterata, l'acquisizione consapevole della sua rappresentazione consentirà dei benefici che nei pazienti si manifesteranno attraverso un personale benessere o un progresso nel raggiungimento di una condotta equilibrata, mentre i fotoamatori sentiranno crescere il proprio impegno e stimolare la propria creatività.
L'innegabile successo ottenuto della Phototherapy è documentata clinicamente dai progressi dei pazienti trattati. I risultati concreti, pertanto, incoraggiano la pratica di un metodo che si serve della fotografia per un fine nobile: curare.