Amici, scusate la mia assenza in questi giorni ma come sapete sono venuta a trovare la mia famiglia a Treviso. Questa mattina la dedico a dei miei ricordi di bimba e li condivido con voi...
.... Ho iniziato a muovere i miei primi passi quando avevo nove mesi, a detta di mia mamma facevo sorridere tutte le persone che mi vedevano camminare, perché ero davvero minuta e piccolina. Ho qualche ricordo sbiadito delle mie giornate passate all’asilo vicino a casa.
Mi ricordo che dovevo fare una rampa di scale lunga lunga in discesa, attraversare la strada ed ero praticamente arrivata (se ritornassi oggi in quel posto sicuramente ci sarebbe qualche dettaglio che oggi non riesco a ricordare).
Prima di andare all’asilo, con il mio bel grembiule colore bianco, mano nella mano con la mia sorellina poco più grande di me, mia mamma ci faceva entrare al panificio gestito da due sorelle gemelle dai capelli corti e ricci e ci comprava ad entrambe una merendina al latte fresca fresca (mi piaceva davvero moltissimo, tutta ricoperta al cioccolato, mmm…).
Dell’asilo però non ho dei bei ricordi anzi, mi ricordo ancora quella maestra con i capelli biondi e lunghi, tutta sempre truccata e con un profumo molto pesante. Mi obbligava a mangiare tutto il piatto della mensa durante l’ora di pranzo. Mi infilava quattro rigatoni alla volta in bocca se vedeva che tentennavo nel mangiare il piatto di pasta. Avevo una bocca talmente piccola che non so come ho fatto a non soffocarmi con quei rigatoni che mi cacciava in gola.
Fortunatamente mia sorella, vendendomi in difficoltà aveva riportato tutto a mia mamma che si era preoccupata che la situazione non si ripetesse più.
Ero una bambina, che, come tutti i bambini amava il Natale. Non amavo il Natale per i giocattoli che i miei genitori mi compravano (pensate che neanche sforzandomi riesco a ricordare i giocattoli che mi regalavano, mi ricordo solo di un bambolotto che faceva la pipì e di una mini cucina tutta per me). Amavo quel periodo perché mi piaceva addobbare l’albero di Natale.
Non avevamo uno di quegli alberi giganteschi che per addobbarli ti devi servire di una sedia o di una scala. Avevamo un albero molto piccolo che posavamo sopra una credenza.
La parte di più brutta che lasciavo fare a mia mamma era quella di aprire i rami impolverati mentre io mi buttavo a capofitto a recuperare le palline colorate e le ghirlande che si trovavano in alcuni sacchetti anch’essi impolverati.
C’erano diversi tipi di palline: alcune erano piccole altre grandi altre mezze schiacciate altre senza piu il gancetto per poterle appendere.
Quelle rimaste ancora intatte le appendevo sulla parte visibile dell’albero mentre, quelle più bruttine le appendevo sulla parte dell’albero attaccata al muro. Dopodiché facevo ruotare tutt’intorno le ghirlande blu, rosse (una era bruttissima perché tutta spelacchiata) ed oro e una ghirlanda di perle tutta dorata.
Mentre tutti i bambini come prima cosa prenderebbero la stella e la posizionerebbero sulla punta dell’albero, a me, quella tanto amata stella non piaceva tanto. Sapete perché? Perché in realtà non c’era! Non avevamo una stella ma una specie di palla con una punta dritta.
Orribile.
Tra l’altro la punta dell’albero non era mai dritta; anche se mi impegnavo a raddrizzarla rimaneva sempre leggermente storta e, una volta infilata quella sottospecie di palla a punta, faceva ancora di piu diventare storta la punta dell’albero. Chissà perché non abbiamo mai avuto una super stella lucente.
Una volta che l’albero era bello pronto, mi divertivo a prendere dell’ovatta, fare delle piccole palline con le mani e cospargerne l’abero, come se fossero dei fiocchi di neve.
Alla fine sembrava sempre che ci fossero troppi addobbi, non si vedevano quasi neanche piu’ i rami.
Adoravo l’albero di Natale. Prendevo i miei piccoli personaggi trovati negli ovetti di cioccolata e facevo finta che abitassero lì. Li facevo riconcorrere tra i rami e dormire sull’ovatta.
Quando ero piccola credevo molto all’esistenza di Babbo Natale, tra l’altro ricordo tutt’ora come se fosse ieri, di aver visto una slitta trainata dalle renne (che fantasia possono avere i bambini); sicuramente sarà stato frutto della mia immaginazione, chissà come ho fatto a ricostruire quell’immagine dentro la mia mente, l’ho talmente pensata intensamente che oggi mi ritorna in mente come se fosse esistita sul serio.
Abitavo in una casa molto piccola, dormivo nella stessa stanza dei miei genitori insieme nel letto con mia sorella.
Avevo un vicino di casa che era matto. Un signore anziano che la notte, invece di dormire, urlava in continuazione lamentandosi. Non mi ricordo le sue esatte parole ma mi ricordo che avevo moltissima paura, mi svegliava di continuo e ogni volta che mi svegliavo venivo invasa dalla paura. Per fortuna non dormivo da sola, almeno quello mi rincuorava.
Non ho molti ricordi di quando abitavo in quella piccola casa se non dell’albero di Natale e del vecchio matto. A questo se ne aggiungono pochi altri, come quella volta che mia mamma trovò un piccolo gattino abbandonato che abbiamo dovuto dare via perché aveva troppe pulci oppure quella volta che era entrato un piccione dentro casa e mia mamma si era avvicinata al mio lettino per farmelo accarezzare.
Quando il Natale era passato ed arrivava il momento della festa della Befana, io e mia sorella non attendevamo la mattina dopo per mangiare i dolci della calza ma, furtivamente, quando i miei genitori andavano a dormire, ci mettevamo per casa a cercare le calze e, essendo la casa molto piccola, le trovavamo in pochissimo tempo. Ci mettevamo sopra il letto e iniziavamo a fare indigestione di dolci. C’era sempre quel maledetto carbone dolce. Provavo ad addentarlo ma ogni volta non riusciva a piacermi e così, rimaneva sempre l’unico sopravvissuto al mio bello ed accogliente stomaco.
Nonostante i dolci (andavo matta per la cioccolata, soprattutto quella alle nocciole), ero magrissima, un chiodo; mia mamma diceva sempre che ero come uno stuzzicadenti. Mia sorella invece era un po’ piu’ cicciottolla di me e lo è sempre stata, anche adesso che siamo cresciute. Io avrei sempre voluto essere come lei, mi sentivo sempre troppo bruttina e magretta, troppo fragile...
Da piccola odiavo, non sopportavo la frangetta che mi tagliava mia mamma e, infatti, da allora non l'ho mai più avuta...
...oggi invece... dopo 16/17 anni...