Brutta situazione, brutta davvero...
Il Mega-dump ha investito praticamente tutte le crypto e questa volta non è una cosa passeggera, o qualche cannonata "da fuori". No, questa volta le cose sono serie, e per la prima volta la parola "bolla" ha, o potrebbe avere, senso.
Piccolo e veloce recap. La settimana scorsa la rivista Coindesk scova una anteprima, pare addirittura parziale, del bilancio di una società che si chiama Alameda. Questa società è un fondo di investimento dove nel passato, Sam Bankman-Fried attuale CEO e founder di FTX, il terzo Exchange per capitalizzazione al mondo stando ad alcune stime, era stato a sua volta CEO.
Attualmente Alameda ed FTX dovrebbero essere due società separate e non vincolate. Il problema è che nel bilancio di Alameda figurano 4 miliardi in FTT, ovvero il token di FTX. Sembra che a settembre Alameda sia entrata in crisi a causa di sovraesposizione da deprezzamento dei token. In suo aiuto sarebbe intervenuta proprio FTX, attraverso la garanzia di 173 milioni di FTT.
Il problema però è ben più grave, perché le garanzie di riserva e liquidità di FTX erano in FTT, che subendo un collasso del prezzo a causa della smobilitazione per il salvataggio di Alameda è stata fatale, o quanto meno preda facile.
Già perché il CEO di Binance a seguito dell'articolo ha dichiarato di voler vendere i quasi 600 milioni in FTT perché si sente poco sicuro dalla mancanza di garanzie sottostanti. Parte uno scambio di accuse che si tira dietro l'intero mercato. Di fatto con il mega-dump attuale FTX rischia di essere tecnicamente fallita. E qui arriva il colpo di scena.
Il CEO di Binance si offre per l'acquisto di FTX, con l'esclusione di FTX America, ma con riserva in caso il mercato si mettesse male potrebbe quindi rinunciarvi, lasciando fallire l'Exchange rivale. In realtà la mossa vede l'acquisto a prezzi stracciati del terzo Exchange al mondo. Mandando un colpo pesantissimo a CoinBase che figura essere il secondo. Anche perché i numeri permetterebbero un rilancio piuttosto forte alla consociata Binance.US che proprio sul suolo americano ha trovato pochissimo gradimento.
Al di là di come andrà a finire la vicenda, gli Exchange stanno dimostrando la loro debolezza strutturale. Purtroppo, questo era in parte prevedibile. L'anno scorso in un post legato alle sponsorizzazioni crypto in F1, avevo evidenziato tutte le perplessità per aziende che fino a 24 mesi prima neanche esistevano e dal nulla spendevano miliardi in attività di marketing.
Il mondo Crypto viaggia a velocità folli e nemmeno il più lesto dei legislatori riesce a tenere il passo. Gli Exchange si sono moltiplicati e spesso è difficilissimo stabilire lo stato di serietà e solidità finanziaria. Se poi come garanzia danno i token che si sono creati, non c'è da stupirsi che il basamento si sfaldi facendo crollare la torre sovrastante.
La domanda è, ma quanti Exchange stanno in questa situazione? Quanti hanno garanzie reali, in dollari veri? Vista la fluidità societaria, con sedi in posti improbabili, anche le indagini diventano quasi impossibili. Ma questo giro temo ci siamo giocati la credibilità del settore.
Certo Binance ha dato prova di tenere testa a tutte le cannonate esterne che ha ricevuto, aderendo alle richieste dei regolatori come quello italiano. CoinBase è giudicato solido perché in suolo Americano, e teoricamente controllato. Ma a questo punto ci possiamo fidare?
Penso che la risposta logica sia NO. A dire il vero il consiglio è lo stesso di prima, infatti tutti i trader e divulgatori hanno sempre professato di non tenere più del dovuto sugli Exchange. Ed infatti avevano ragione.
Binance potrebbe uscirne vincitore e più forte, ma sarebbe come la vittoria di Pirro, visto che il mercato rischia di essere parecchio ristretto.
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