L'altro giorno dalle cronache di guerra Ucraine è emerso un video che secondo me farà la storia.
Gli Ucraini hanno letteralmente inventato un settore militare, usando i piloti di droni amatoriali.
Nel recente passato abbiamo sentito parlare di droni militari, ma diciamo che questi ultimi sebbene siano tali hanno una tipologia di impiego un po' diversa. E le dimensioni sono piuttosto grandi, un piccolo aereo nemmeno troppo in miniatura. Non parliamo poi dell'infrastruttura tecnologica e del costo complessivo per muovere questi arnesi.
Gli Ucraini invece hanno proprio intrapreso una nuova via, usando i droni commerciali. Quelli della cinese DJI sono tra i più gettonati. Il loro utilizzo principale è quello della ricognizione, individuare i bersagli e geo-referenziando i punti di attacco per l'artiglieria. In pratica sono letteralmente gli occhi di quest'ultima. Che non a caso sparano sempre con precisione e con cognizione di causa, a differenza dei russi che sparano letteralmente a casaccio.
Si sono poi aggiunte una serie di funzioni extra, come l'aggancio di granate a frammentazione. Paradossalmente è proprio questa l'arma a spaventare di più, perché i colpi dell'artiglieria benché devastanti si sentono arrivare. Le bombe sganciate dai droni no, cascano per gravità, sono leggere e non fanno nessun rumore. Lo stesso drone è difficilissimo da intercettare, è un aggeggio di plastica che già a 20-30 metri di altezza diventa un puntino. E il rumore diventa via via flebile.
Ultimamente si sono visti addirittura video di droni da competizione kamikaze. I droni fotografici, quelli usati nella maggioranza dei casi, sono lenti rispetto a quelli da competizione, che riescono comunque ad essere economici. Questi ultimi vengono usati per la loro velocità ma anche per la capacità acrobatica, tanto che possono infilarsi dentro una finestra senza troppi problemi.
A questo punto visti i costi e le capacità di poter usare materiale di fatto che si comprerebbe in un negozio, è ovvio che anche i russi ci siano arrivati. E gli ucraini hanno pensato anche a questo. Un fucile jammer, che di fatto taglia fuori le comunicazioni tra drone e controller e ne prende il possesso.
Ma arriviamo al video, un drone ucraino da ricognizione si trova davanti ad un drone russo, i due sembrano quasi sorpresi a vicenda perché sulle prime sembrano guardarsi dalle videocamere, poi quello russo tenta di speronare da sotto ma ci rimette le eliche e precipita.
Abbiamo assistito al primo conflitto tra droni in un teatro militare operativo reale. E con tutta probabilità questo video rimarrà nella storia perché da qui in poi non sarà più eclatante, ma la normalità dei nuovi conflitti militari che ci auspichiamo non esserci. Pur sapendo che non sarà così.
In questa guerra abbiamo certificato la fine definitiva dei Tank. Sono dei bersagli mobili persino facili da colpire. Meglio un sistema di lancio come gli Himars, da situazioni di lunga distanza dal fronte possono colpire dove i droni di ricognizione hanno osservato dall'alto.
I piccoli droni video-fotografici, pur non essendo concepiti per questo scopo, hanno letteralmente cambiato le sorti del conflitto. Le munizioni non vengono sprecate, permettendo attacchi martellanti e costanti. E per il nemico non ci sono possibilità di nascondersi, tra termocamere e fotocamere ad alta definizione serve a poco scavare trincee o nascondersi sotto gli alberi.
L'unica via è quella del controllo aereo, anche e soprattutto per i droni, cosa decisamente non facile perché è molto probabile che il controllo degli operatori sia un passaggio e non una prerogativa. L'intelligenza artificiale andrà a coprire questo tipo di funzionalità senza avere appunto la necessità di un operatore umano.
Posted from my blog: https://blog.tosolini.info/