Perfino Huffington Post Italia si è accorto delle stime improbabili di sua maestà (ironico) il Fondo Monetario Internazionale. In particolare, per le stime rivolte verso l'Italia. Guarda caso sempre negative e catastrofiste.
Non è che sia una novità, più volte siamo stati nel suo mirino a causa dell'indebitamento, tutto da rivedere nel contesto contabile, del nostro paese.
E non è nemmeno una novità che i suoi esponenti abbiano richiesto più volte di forzare la scrittura della lettera d'intenti per il prestito. Che in realtà suppone la totale cessione degli ultimi aliti di autonomia in termini finanziaria, per altro già enormemente ridotti con l'euro.
Dalla istituzione dell'FMI nel 1946 non abbiamo mai avuto nessun Direttore operativo italiano. In compenso la Francia l'ha presieduto ben cinque volte, ultima delle quali l'avvocato Christine Lagarde, oggi governatore della BCE. Attualmente lo sta presiedendo una esponente Bulgara.
Come citato nell'articolo di Marco Fortis, da un po' di anni le proiezioni delle stime del nostro paese sono totalmente sottostimate, spesso in modo davvero imbarazzante rispetto al dato definitivo. Considerando che questa gente dovrebbero essere i "professionisti".
L'impressione generale è che le stime siano più dei desiderata sul piano politico che una reale analisi finanziaria e macro-economica. Come citato poco sopra il debito italiano andrebbe rivalutato sul piano contabile, perché con tutti i ri-acquisti della BCE, che non prevedono la restituzione sul piano tangibile, andrebbero contabilizzati in storno. In realtà sono una specie di "spada di Damocle" perché rimane una sorta di impegno ricattabile a comando, dai tedeschi, qual ora si ritenessero seccati ad esempio da un governo poco allineato con la dottrina europeista o neoliberista.
C'è da dire che le emissioni di titolo italiani, essendo dell'Italia, hanno un regolamento di base deciso da noi, e che vale in teoria per chiunque. Se al termine non viene reclamato il rimborso entro un determinato periodo, questo risulta non esigibile. Si tratta anche di semplice logica, non è che siamo i più belli, queste regole le hanno anche gli altri, anzi spesso ben più rigorose.
Quindi ad un certo punto i titoli non riscattati andrebbero stornati, anche per avere un reale riscontro sul debito pubblico che a questo punto non si sa nemmeno quale sia sul piano realistico, cioè quanti andranno a riscattare le cedole che per l'appunto vanno onorate?
Alcuni studi riportano addirittura la cifra di mille miliardi riguardo allo storno. Ma ad oggi sono stime, sebbene poi nel contesto reale sembrano anche essere funzionali.
Nel frattempo, vedremo cosa succede nel 2023, è chiaro che se la guerra in Ucraina dovesse finire, avremo qualche mese di euforia paradossa che bene o male ci vedrebbe coinvolti.
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