La Micetti non c'è più. Il mondo è un po' più buio, sicuramente il mio di più. Come è arrivata dal nulla, nel nulla è svanita. Uno degli ultimi giorni di questo maledetto novembre c'era ancora qualche bella giornata e il sole verso ora di pranzo riusciva ancora a scaldare.
Ed è l'ora in cui la Micetti chiedeva di uscire durante la sua convalescenza. Ha provato ad andarsene un paio di volte, era da un po' che non lo faceva, l'ho riportata indietro prendendola dolcemente in braccio. Poi è rientrata in casa ma poco dopo richiede di uscire. Come ogni giorno l'uscita dopo un po' gli priva le forze. Complice il caldo sto con lei, li sul tavolo del giardino. Annusa l'aria, si guarda un po' in giro stranita, si vede che è stanca. Gli faccio un video con il cellulare, sono gli ultimi attimi che si concede a me. Poi mi gira le spalle, come a dire basta, spengo il telefono. Rientro un attimo in casa, tanto così debole non può andare da nessuna parte. In quattro settimane era diventata magrissima, nonostante la pelliccia invernale tradisse la sua esile corporatura.
Ed invece furba com'è sempre stata ha approfittato della mia brevissima assenza per svanire. L'ho cercata ovunque, ho sperato che tornasse indietro, ma era evidente sin dalle settimane precedenti il suo voler andarsene in solitudine, lontano da tutto e da tutti. Chissà dove.
Immagino che la neve dei giorni successivi l'abbia accarezzata prima di svanire anche nelle spoglie. Ho deciso di prendere una delle foto più belle di lei, e far fare un quadro. Perché merita, il suo legame con noi, con me, non può sparire così.
foto di proprietà dell'autore
E' davvero dura dopo 14 anni cambiare routine. Ed è inevitabile dopo aver messo l'auto in garage con lo sguardo cercare l'angolo della casa, dove lei si metteva li a guardare cosa facevo, aspettando che uscissi per dargli un cenno, un saluto, e rientrare in casa assieme.
Quando esco o rientro dalla porta lo sguardo va sempre sul tavolo del giardino, dove prendeva il sole, magari riappare... ma è solo una frazione di secondo, lo so che non accadrà. Anche quando porto fuori la differenziata, al ritorno con le orecchie sto attento, lei usciva sempre dai posti più disparati e la sentivo correre sulla ghiaia per raggiungermi e proseguire il cammino accanto a me.
E l'assordante silenzio alla mattina alle 7, non sento più quel zampettare e il salto nel letto per svegliarmi. O il suo sguardo quando mi vedeva, con gli occhi che si illuminavano, con un "miao" particolare che era il suo saluto.
Non ci sarà nessun altro micio, perché come 14 anni fa non avevo intenzione di prendere un micio. Paradossalmente è stata lei a scegliermi come umano, forse per questo la cosa ha funzionato. Scegliere un gatto, come prendere un pacco di biscotti al supermercato, non ci riuscirei. Dovrebbe scattare quella scintilla che scatta forse poche volte nella vita.
E comunque per quanto un gatto sia un gatto, quei particolari, quei vezzi, quei comportamenti non ce ne sarà mai una uguale, neanche tra un milione di miliardi.
Sono sicuro che un giorno ci ritroveremo di nuovo.