Sì, viaggiare: Éire, Ireland e gente di Dublino.

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But my body was like a harp and her words and gestures were like fingers running upon the wires." James Joyce, "
You use a glass mirror to see your face: you use works of art to see your soul." George Bernard Shaw

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E allora, andiamo.
Bus, metro, ancora bus, aereo. 3 ore ad Alta quota, tra le stelle.
Luci arancio e bianche disegnano città nella cornice di un finestrino.

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Viaggi tra le nuvole e tra le pagine di un libro.
Un sorriso alla signora so British accanto e quattro chiacchiere sul tempo.
Un tuffo nel romanzo, le parole fluiscono, i pensieri vagano, gli occhi si chiudono. Musica riempie i sogni.
Every breaking wave, degli U2.
A volte le casualità arrivano al momento giusto.
E la canzone corrisponde alla metà.
Gli occhi si aprono: i sogni parlavano di onde e mare in tempesta, che stranamente mettevano serenità. Paradossi sentimentali.
E poi l’aereo atterra. Un vento fresco accoglie i passi, che ancora si muovono a ritmo di musica.
Cartelli in inglese e gaelico.
La meraviglia delle lingue antiche che si rifiutano di svanire.
La persistenza delle parole nella narrazione della realtà. Provo a leggere, mi ricordano suoni e parole delle lingue inventate degli elfi. Probabilmente vengono da qui, quelle lingue della fantasia?
Con il mio trolley, attraverso l’aereoporto, i controlli, le porte automatiche che si aprono sulla hall degli arrivi. Una moltitudine di persone in attesa di amici, parenti, fidanzati, autisti e tour operator attendono i propri clienti con cartelli scritti a mano. In genere nessuno mi aspetta, stavolta invece qualcuno c’è. Un rendez vous altrove. Perché la voglia di partire e scoprire, andare è irrefrenabile, anche quando il tempo manca, anche quando i giorni sono sempre troppo pochi, il lavoro troppo intenso e le cose della vita si affollano senza sosta. Forse proprio per questo una pausa diventa necessaria e pretende concretezza.
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Un taxi nero. Guida a destra, straniamento e fascino per la normalità rovesciata.
Persino percorrere una rotonda mette confusione e curiosità allo stesso tempo. La relatività della normalità ricorda che dopotutto anche l’ordinario è una convenzione.
E attraverso le strade di Dublino, giungiamo a casa.
Interno notte.

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Esterno giorno.
Sole, 20 gradi.
Ci sveglia un’Inaspettata giornata di sole.
Cielo blu e passeggiata lenta lungo i canali del centro.
Non conosco la città, è la prima volta che la attraverso, che la osservo, che mi perdo con il naso all’insù a osservare le nuvole tra palazzine di mattoni rossi e di vetro e cemento.
Modernità e tradizione l’una accanto all’altra.
Brezza che scompiglia i capelli.
Una città che sembra un paese: case basse, ordinate, poco traffico e tranquillità.
Attraverso il Samuel Beckett Bridge, il Grand Canal Quai (dei giganti del web Facebook & google) e poi una passeggiata lungo il corso del fiume, fino a O’Connel Bridge. Qui un giro di shopping e poi Thai e sapori orientali al centro di Dublino. La globalizzazione che galoppa.
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Una visita in una città nuova è come un appuntamento al buio, sopratutto se si arriva impreparati.
Ha un sapore tutto diverso perdersi del tutto nelle strade e nel tessuto di una città sconosciuta. Mettere da parte Google maps e affidarsi completamente a chi ti guida. Un amico ritrovato che ci porta in giro, senza chiedere.
E arriviamo chiacchierando e fotografando in un giardino meraviglioso. Sono le 15, il sole è caldo e le persone sono stese in canotta a prendere il sole. Una coppia si esibisce in un balletto silenzioso, la musica nella mente.
Attraversiamo delle porte: Libri a perdita d’occhio e biblioteche antiche, antichissime in una delle università più antiche del mondo. Siamo nella sezione dedicata al manoscritto Book of kells nella Trinity college’s old library.

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Preziose Pagine di pergamena finemente incise da amanuensi precisi e maniacalmente ordinati. L’arte di comporre e rilegare a mano un libro, manufatto prezioso e raro. Nel Medioevo il libro era un prodotto quasi unico, innovativo, d’élite proprio a causa della sua rarità e ai costi elevati per produrlo. Un piccolo capolavoro di artigianato, arte, scienza e tecnologia. Oggi, si stampano mestamente 300 libri nuovi al giorno. E i lettori, dove sono finiti?
Fa sorridere pensare a come le cose cambino.
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E poi, Muffin ai frutti di bosco, appena sfornati. Passeggiare lungo i docks, fino a Phoenix park.
Tulipani e daffodils, sdraiarsi sul prato e farsi accompagnare dal venticello leggero e il sole caldo sulla pelle per un po’ nel mondo dei sogni o dell’incoscienza vigile che permette ai pensieri di fluire senza freni.
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La città è piccola e compatta, visitabile e godibile senza stress. Un salto a casa e poi appuntamento al Bernard Shaw, con la Guinness.
Musica, persone, risate, un autobus a due piani che è in realtà una improbabile pizzeria, divanetti e sigarette. È primavera, finalmente.
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Interno notte.
Esterno giorno.
Fiori di ciliegio nell’aria passeggiando sotto una pioggierellina leggera.
Piovono petali e gocce d’acqua.
Corse dietro treni, destinazione mare: linea verde da Grand Canal (Google Dock) a Howth, una magica penisola a Mezz’ora di viaggio: si cambia scenario.
Natura incontrastata, una scogliera a strapiombo sul mare.
Ma prima di raggiungerla, la brezza salmastra solletica il naso.
Tappa obbligata da Octopussy.
Tapas di mare: pesce freschissimo e profumato, irrorato da uno Chardonnay. Il pranzo perfetto. Il menu: fish&chips, salmone in salsa teriyaki, frittura di calamari e gamberi.
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Capire è comunicare. Condividere e abbattere le barriere tramite una lavagna di un pescivendolo tradotta nelle lingue del mondo. La traduzione che abbatte i confini. Le cose belle che fanno sguazzare il cuore nella contentezza di ciò che ti appartiene, come la conoscenza dell’altrui.

E poi camminare.
E poi il mare.
A pieni polmoni.
Blu azzurro e turchese.
Un paio di isolotti e una distesa di serenità.
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Un passo leva e uno metti, diceva Montalbano. Cammina cammina e la fatica viene ripagata da uno sguardo verso l’infinito. Il silenzio rotto dal vento e dal rumore dei pensieri. I muscoli si fanno vivi e si fanno sentire, allegri della bellezza che riempie gli occhi e l’animo. Il mare ha questo effetto terapeutico quasi magico. Ci attrae inconsciamente e senza sapere perché ci si scopre incantanti ad ammirarlo per minuti interminabili.
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E poi si scende. Una strada Puntellata di casette colorate e basse, quasi il paese delle fiabe. Porte colorate si rincorrono lungo la discesa verso il centro del paese; un altro viaggio in treno, si torna a casa.
Spesso la vita è questione di fortuna e coincidenze. Come ad esempio il bel tempo in una regione nota per le sue piogge costanti.
E invece sole, tanto sole.
Perché c’è sempre tanta bellezza, c’è la capacità di stupirsi e meravigliarsi ogni giorno e sapere sorridere per le piccole cose.
Buon viaggio.
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[foto, parole e pensieri dell’autrice]

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