Autostrada, esterno giorno. Il sole splende sulla giornata fredda di fine dicembre.
Una dietro l’altra, lentamente, scivolano verso sud carovane di nomadi tra una città e l’altra, legate dal filo autostradale che intreccia e incatena luoghi. passaggi fluidi si alternano a code interminabili, dove sbirci il vicino di finestrino che si disseta da una bottiglia di acqua, il bambino addormentato nel suo nido posteriore, chi chiacchiera a telefono, chi palesemente discute a voce alta.
Serenità e nervosismi festivi. L’ansia del cenone, degli ultimi regalini da comprare, delle telefonate di buonnataleefeliceannonuovo da fare.
In auto si susseguono i pensieri.
Cariche, strapiene di pacchi, valigie, doni, si avvicendano nella coda che si snoda fino alla meta. L’annuale pellegrinaggio di fine anno, per fare fede al l’antico adagio che recita: “Natale con i tuoi...”
Scivoliamo verso casa, oggi. Più tardi che in passato, quando la giornata di festa era preceduta da giorni di preparativi e giochi.
Oggi c’è il sole, mentre l’auto carica di pacchi e di vita ritorna al punto di partenza.
Una strada dritta è lunga, a destra il mare e a sinistra i monti.
Quante volte l’ho percorsa. Quanti percorsi della vita si sono incrociati in quell’andirivieni continuo tra le sponde del mio essere: essere a casa in ogni luogo, essere un pesce fuor d’acqua ovunque, avere radici profonde e sentire al tempo stesso di non appartenere per davvero a nessun posto stabile. Un nomadismo del sé in perpetuo movimento, accordato alle vicende del tempo. Ci si sposta di continuo, abbandonando quel luogo mitico che si chiama “casa” verso terre sconosciute.
Un continuo andare e un continuo ritornare.
Qualche giorno di respiro, ad occhi chiusi, nel tepore di un terrazzo assolato, a leggere sorseggiando una tazza di tè bollente. Un pigro pomeriggio a dormicchiare e giocare a carte, passeggiate cittadine in quella città di mare che custodisce il tuo cuore.
Che poi quel che conta è l’abbraccio sincero e ricco d’amore di un papà che ti da il benvenuto a casa sua, in qualsiasi momento dell’anno. Il profumo e il sapore degli struffoli appena fritti, ancora caldi, prima di ricoprirli di miele e canditi. I ricordi dell’infanzia che continuano a rendere tutto magico, anche se un po’ di realtà fa sbiadire la magia.
Augurarti solo il meglio: un mattino di sole, un buon libro, un bel film, una serie tv che ti fa scoprire un mondo. Un cane che scodinzola, le fusa di un gatto, le grida allegre di bambini irrequieti.
Un viaggio verso l’ignoto, treni, aerei, auto, cammini di vita incontro a nuovi posti e nuove persone.
Lavorare con passione per se stessi e per gli altri. Il piacere di un sorso di caffè delizioso e il rumore del pane croccante appena sfornato.
Guardare il mondo con fiducia, con speranza, nonostante tutto.
Stare bene con se stessi e con chi ti cammina accanto.
Dire grazie e non pretendere che ti venga detto.
Augurare solo il meglio: un bicchiere di rosso corposo da assaporare gustando delizie e ascoltando musica jazz.
Chiacchiere fino a notte fonda con chi ti capisce da sempre e per sempre.
Quel sorriso su quel viso e quel sentimento così schietto negli occhi che dice più di mille parole, come nessuno mai.
Buon Natale.