Let things come to you

stella87s(62)
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Da qualche settimana, ormai, è iniziata questa nuova sfida/avventura/iniziativa/progetto/idea che è PostIT.

Un vero e proprio secondo lavoro da rincorrere nei momenti liberi e in quelli occupati, alle ore più improbabili del giorno e della notte, leggendo gli altri, rileggendo se stessi, scrivendo e riscrivendo appunti, segnando considerazioni, punti chiave e idee folgoranti degli autori che si sfogliano poi nel risultato finale di questa rubrica quotidiana che impegna senza sosta una decina di persone infaticabili ogni giorno.

Mettere a punto il metodo di lavoro ha richiesto tempo: individuare gli strumenti da utilizzare, rendere intelligenti passaggi meccanici per evitare perdite di tempo, capire come fare per avere uno sguardo d’insieme sul lavoro che si potesse poi sintetizzare in un “qualcosa” di immediatamente fruibile.

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Una planata dall’alto sui contenuti per provare a dare un’impronta di personalità a ogni “numero” del progetto. È così che sono nate le introduzioni, scritte da un gruppo ristretto di 3 persone. L’ispirazione per la redazione dei testi viene da lì, dal prodotto finale passato alla fase di “Tipografia”, quasi completo e organizzato, da impaginare con cura e attenzione.

Mentre una impagina, l’altra riflette ed elabora il testo finale. Una macchina che si sta oliando, che sta metabolizzando procedure e processi, che riesce a coordinarsi e organizzarsi anche a distanza e senza bisogno di tante parole. Perché l’intesa è qualcosa che può nascere anche attraverso le parole su uno schermo.
Scriversi e leggersi allena l’empatia, anche senza conoscersi di persona. Si può dire che ultimamente conosca meglio le mie compagne e compagni di avventura virtuale che le mie colleghe in carne e ossa della quotidianità. Nonostante l’abitare luoghi diversi e lontani, nonostante gli orari diversi, nonostante il non essersi mai conosciuti.

Nonostante la distanza.

Non a caso, l’introduzione che ho scritto stamattina aveva come idea di base la distanza.

Stavo leggendo un racconto sulla rivista del cuore, quella a cui ti abboni sperando di leggere con costanza - settimana per settimana - ogni numero appena arriva a casa. Inevitabilmente, invece, la pila di numeri da leggere in attesa sul comodino aumenta sempre più. Ma provo a tenere il passo.

Nel racconto che leggevo in metro stamattina, una ballerina di base a Tel Aviv si trova in viaggio in Giappone, per lavoro. Lì crede di riconoscere, tra la gente affollata nel cortile di un tempio scintoista di Kyoto, l’attore di un film iraniano che l’ha particolarmente colpita, Homayoun Ershadi. Lo perde di vista, non riesce ad avvicinarsi e resta con l’amaro in bocca. Durante il viaggio di ritorno in aereo, l’assale il dubbio che non fosse realmente lui l’uomo che ha intravisto. A questo punto, mi ha colpito questa frase:

“[…] At least it seemed absurd, just as kimonos and Japanese toilets and etiquette and tea ceremonies, which had all possessed irrevocable genius in Kyoto, at a distance grew absurd.” cit. Nicole Krauss

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L’amarezza e la tristezza del non essere riuscita a entrare in contatto con una persona che le ha suscitato emozioni forti e uniche pur solo attraverso un film lasciano il posto alla consapevolezza che probabilmente quella visione tra la folla era solo un’illusione. Un’idea assurda che vista alla giusta distanza si rivela per ciò che è. Da questa briciola di Pollicino lanciata nella mente è nata la riflessione sulla distanza, che ha ritrovato un filo nella lettura dei post del giorno, da impaginare.

Perché le parole si incatenano, i pensieri anche. Le idee circolano, si trasformano, ma le tracce possono ritrovarsi anche in argomenti apparentemente scollegati e remoti gli uni dagli altri.

Il compito di una rubrica, in fondo, è proprio questo. Ricucire pezzi di un discorso, sparsi nell'etere ristretto di Steemit.

È bello essere arrivati fin qui e riuscire, pian piano a intessere questa tela multiforme.

Scorrendo il feed di Instagram - uno dei tanti che scorro quotidianamente nel mio navigare tra mondi digitali per provare a seguire ciò che accade, restare al passo con le novità, con le letture, con le persone, con ciò che succede – mi sono soffermata su una foto in particolare: Una mano che stringe un foglietto rosso con su scritto in caratteri eleganti bianchi:

“Let things come to you”
“Lascia che le cose arrivino a te”

Steemit prima, SteemPostItalia poi e PostIT infine, sono arrivati per caso. Spinti da una forza magnetica per le novità e il digitale, aiutati dal continuo navigare mari telematici per lavoro e per diletto, sono approdati qui - o forse l'ho fatto io - ormai quasi un anno fa.

Oggi, nella vita “vera” (anche questa costruita con una buona dose di caso e costanza, tenacia e testardaggine) un’altra piccola conquista è arrivata inaspettata.

Ci sono giornate in cui le cose, semplicemente, accadono. Ci sono momenti in cui tutto trova un senso: arriva finalmente la luce in fondo a un tunnel, basta saper aspettare.

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[Tutte le foto inserite nel post sono di mia proprietà]

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