A periodi movimentati, di treni, di aerei e di viaggi in auto, si alternano calme giornate cittadine, in cui provo a godermi la primavera (o forse estate) che poco a poco sta arrivando.
È facile, accontentarsi di questa lentezza. Basta una mattinata feriale a casa, con la calda voce di Billie Holiday che sbuca dalla puntina di diamante di un giradischi, mentre il profumo di cose deliziose riempie la sala piena di luce.
Basta un tramonto che non ti aspetti, quando il cielo nero minaccia temporale e invece quell’ultimo raggio di sole riesce a fare capolino laggiù, proprio lì accanto a quella cupola in lontananza.
Basta una bottiglia di bianco sorseggiata facendo tintinnare i calici su un sofà blu, quando fuori piove e la primavera ha dimenticato di arrivare.
Basta immergersi in un romanzo, la cui protagonista ti ricorda incredibilmente quella tua amica. Talmente tanto che chiamarla diventa inevitabile.
Basta meravigliarsi per qualcosa che forse è scontato. Che anche il meravigliarsi e lo stupore possono essere merci rare di questi tempi di disillusione.
Basta allontanarsi da quegli schermi e creare. Fare qualcosa di concreto, di tangibile, qualcosa che porta scritto dentro che c’è un pezzo di te lí, nascosto.
Per scoprirlo, basta sapere guardare, come un occhio socchiuso tra le fenditure di una porta.
[Parole e foto dell’autore]