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... E CHE AVEVA COMPLETAMENTE RAGIONE quando mi parlava del mondo che mi avrebbe attesso al di fuori delle scuole superiori.
Ma questo ve lo racconterò nel prossimo post.
Avevo chiuso il mio primo post sull'integrazione razziale, con queste parole.
Il mio odiato e amato professore di Italiano mi aveva già messo in guardia sulle difficoltà che avrei potuto incontrare nella vita a causa della mia etnia, una volta terminate le scuole superiori. Io ero una ragazza piena di speranze, di vita.. estroversa e con un'enorme fiducia nelle persone e nella società.
L'Italia non poteva essere l'India e io non avrei vissuto tutto quello che aveva provato mia madre, al punto da annientarla e renderla schiava della droga; una schiavitù appunto e come tale non poteva finire che in un modo: con la sua morte.
Non avrei vanificato il suo sacrificio, non avrei deluso i miei genitori adottivi. Ero determinata a concludere qualcosa nella mia vita e con questo spirito affrontai l'università.
IL CORSO DI LAUREA
Scelsi un corso di laurea breve in Scienze della comunicazione, perchè il mio intento era cercare di avvicinarmi al mio sogno di diventare Giornalista e questa mi sembrava una sorta di scorciatoia per farlo.
Ovviamente tale corso non era disponibile nella sede Universitaria più vicina alla mia città, quindi dovetti iscrivermi all'univesità di Bari che era la sede più vicina. Per non pesare sulle tasche dei miei, cominciai a fare la spola giornalmente con il Bus ma la cosa non poteva funzionare.. quasi 140 km al giorno tra andata e ritorno, nei quali ammortizzavo il tempo perso studiando e provocandomi dei grandi mal di testa.
Ero strassata, dopo due mesi di quella vita mi convinsi che dovevo cercare casa a Bari con altri studenti e anche un lavoro per pagarmela. E così cominciò la mia presa di coscienza sui fili invisibili che muovono la nostra società, dove per nostra intendo quella Italiana... fatta di pregiudizi, razzismo malcelato, favoritismi ed etichette.
Si, perchè tutti noi abbiamo delle etichette invisibili attaccate addosso, che comunque tutti riescono a leggere al primo sguardo. La mia era anche abbastanza evidente e superflua: sono indiana nell'aspetto.
Lasciamo perdere che io l'India l'ho vista solo in TV in qualche documentario o in qualche foto.. la mia pelle, la mia fisicità erano la mia etichetta e nulla poteva cambiarne il contenuto. Mio malgrado era la prima cosa che si notava di me e non potevo e volevo fare nulla per nasconderla.
A Bari tra l'altro scoprii esserci una comunità indiana che gestiva negozi di oggettistica (bracciali, orologi e cose simili), Internet point e piccoli negozi di alimentari. Piccole attività, ma dignitose. Era dunque molto facile per tutti pensare che io fossi una di loro, quindi inconsapevolmente ne subivo le conseguenze.
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IL PRIMO COLLOQUIO
I miei genitori dissero che non sarebbe stato necessario per me lavorare per pagarmi la casa o gli studi, ma io sapevo bene che si sarebbero indebitati pur di aiutarmi. In più avevano dovuto sopportare delle spese impreviste e nonostante fossi poco più che un'adolescente, conoscevo bene le finanze della mia famiglia.
Mi si stringeva il cuore ogni volta che li vedevo silenziosi in cucina a scrivere numeri su numeri per far quadrare i conti..
Ormai avevo deciso e quindi affrontai un colloquio di lavoro per un posto da commessa presso una catena di negozi di abbigliamento. Sbandieravano la possibilità di orari flessibili e nonostante sapessi già che la paga era da denuncia, mi presentai lo stesso spinta dalla necessità di concludere subito questo capitolo della ricerca del lavoro.
Era inverno e io che sono particolarmente freddolosa, ero completamente coperta al punto che mi si vedevano solo gli occhi. Arrivata alla sede della società interinale dove si sarebbe svolto il primo colloquio, capii subito che sarebbe stata battaglia. Contai almeno 20 ragazze accanite per soli due posti disponibili; feci un grosso respiro e pensai a mia madre, ai miei genitori e trovai subito la forza e l'entusiasmo che quella vista avevan fatto vacillare.
Entrammo tutte in una stanza molto grande, sarebbe stato un colloquio collettivo. Non sapevo bene in cosa consistesse, ma cominciai a togliermi tutto quello che indossavo per proteggermi dal freddo e quando il mio aspetto fu ben visibile, notai la smorfia di un paio di sciacquette, nonchè di una delle selezionatrici (che poi scoprii essere la responsabile del personale della catena di abbigliamento).
Cominciamo bene, pensai tra me e me..
Il colloquio cominciò, ma forse sarebbe stato il caso di indossare l'elmetto e sguainare a spada perchè era una battaglia senza dignità. Io me ne stetti buona e intervenni solo quando mi sentivo sicura di poter aggiungere alla conversazione qualcosa di sensato. Dopo il primo round, rimanemmo in 8.. non so a quale santo cominciai a dedicare le mie preghiere, ma avevo passato il primo turno e mi apprestavo a confrontarmi direttamente con le due selezionatrici per l'ultimo colloquio. Ricordo ancora quell'ansia che mi divorava e la speranza che cresceva.
Speranza che fu vana perchè ritengo sia inutile dire che fui scartata. Avevo il dubbio sul perchè questo accadde, ma non volli fare la solita paranoica. Però ogni qualsivoglia remora fu spazzata via da quello che accadde appena fuori dalla sede dell'agenzia interinale.
Mi sentii chiamare per nome..
Urishilla, URISHILLA..
Mi voltai distrattamente, il mio pensiero era rimasto fisso sulla mia esclusione dal colloquio.. Riconobbi la selezionatrice dell'agenzia interinale.
Urishilla fermati un secondo.. ascolta, per quanto mi riguarda, uno dei due posti da commessa era il tuo. Ho spinto tanto sulla responsabile del personale per farti assumere, ma ovviamente l'ultima parola spettava a lei.
Le chiesi il motivo dell'esclusione, anche se nella mia testa il dubbio di cui parlavo poc'anzi prendeva sempre più forma..
Ha detto che non sono propensi ad assumere ragazze straniere..
Mi imbufalii.... "IO SONO ITALIANA!!!" le tuonai a pochi centimetri dal viso. "ITALIANA!! LO VOLETE CAPIRE!!"
Si fece piccola piccola, si guardava intorno perchè immagino che i passanti si girarono al suono delle mie urla. Io onestamente ho dei ricordi vaghi su quello che ci circondava in quel momento.
Lo so, ma secondo lei il primo impatto che dai è di essere una ragazza straniera, è stata categorica sulla tua esclusione. Io ho cercato di temporeggiare facendoti passare al colloquio finale, ma non c'è stato verso.
Blaterai qualcosa, ero scoraggiata, triste e tutti discorsi che avevo sentito sempre fare sull'integrazione, sull'uguaglianza assumevano il significato delle parole affidate al vento. Cominciai ad allontanarmi da lei ma mi afferrò il braccio..
Ascolta Urishilla, sei una ragazza in gamba, da offrirti non ho nulla ma ci sarebbe una società di pulizie che potrebbe integrarti nel suo person....
La fermai subito, non che avessi nulla contro gli addetti alle pulizie, lavoro dignitosissimo.. ma mi sembrò quasi la classica equazione STRANIERA = PULIZIE o badante. Rifiutai seccamente, la mandai al diavolo e me ne tornai verso la stazione centrale dove di lì a poco un Bus mi avrebbe ricondotto nel mio piccolo paesino nel quale mi sentivo protetta come Linus nella sua coperta.
Avevo deciso di mollare tutto, Università, lavoro.. tutto. Volevo solo andare a casa.
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L'INCONTRO
Alla stazione mi si avvicinò una persona che mi porse un pacchetto di fazzolettini di carta. Non me ne rendevo neanche conto, ma stavo piangendo. Presi il pacchetto senza neanche alzare lo sguardo, mi asciugai le lacrime e una volta ricomposta, mi girai verso di lui. Dovetti alzare la testa fino al cielo per vederlo in faccia!
Era un gigante, un bel ragazzo biondo con gli occhi verdi. Ecco se dovessi descriverlo, direi che era il mio esatto opposto. Io ragazza mora, carnagione scurissima, occhi neri, altezza nella media.. lui quasi etereo, carnagione chiara così come gli occhi, altezza che sfiorava di sicuro i due metri e un aspetto nordico .
Farfugliai un grazie, ma mi sentivo profondamente in imbarazzo perchè il suo sguardo non era come quello della maggior parte dei ragazzi che incontravo, affascinati dal mio aspetto così inconsueto soprattutto se associato a una parlantina italiana come la mia.
Non a caso la prima domanda che mi veniva generalmente posta da tutti era: "da dove vieni?" in riferimento al mio aspetto, a cui rispondevo con la mia classica battuta trita e ritrita: "da Montescaglioso" provocando una risata che rompeva il ghiaccio.
Lui era diverso, la prima cosa che mi chiese fu "Perchè sei triste? Hai un viso così carino che gli fai un torto se lo bagni con le lacrime".
Cominciammo a parlare in attesa dei nostri Bus che ci avrebbero diviso, io diretta in Basilicata e lui in Calabria.. gli spiegai tutto quello che mi era successo in quella giornata e lui non mi fece mai domande riguardanti le mie origini, il mio aspetto.
Sembrava non aver neanche notato che stesse parlando con una ragazza dalle fattezze indiane; neanche quando gli dissi il mio nome fece domande al riguardo, al punto che fui io a dirgli che mia madre era indiana.
La sua risposta fu un laconico "FIGO" per poi ritornare a parlare di altro.
Non ricordo per quanto tempo restammo a parlare, ma fu una delle prime volte nella mia vita che mi sentivo una persona e non l'esponente di una razza. Lo guardavo negli occhi e leggevo un vero interesse per quella che ero e non per quella che potevo apparire.
Arrivò prima il mio Bus.. lui mi accompagnò fino a bordo, mi salutò con due baci sulle guance e disse:
Ciao Urishilla, non ti chiedo il numero di cellulare perchè sarà il destino a decidere se ci incontreremo e parleremo ancora, magari qui come è successo oggi.
Nella mia testa pensai che lo avesse fatto apposta per non farmi abbandonare l'università come gli avevo paventato.. e ci riuscì. Perchè pensai a lui per tutto il viaggio di ritorno, riconsiderando la mia idea di lasciare l'università.
I giorni successivi ricominciai la ricerca del lavoro e di quel gigante buono e gentile che rispondeva al nome di Angelo. Se non era un segno del destino quello....
Avrei voluto non dilungarmi così tanto nel racconto, ma quando incomincio non riesco a darmi dei limiti.. così se siete curiosi di sapere come presegue la mia corsa ad ostacoli verso la presunta integrazione, vi do appuntamento al prossimo post!
Un saluto, Uri.