Una storia di amicizia, tra uomo e natura.

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Buonasera cari amici di Hive. Qualche giorno fa vi ho raccontato della mia passione per il pollice verde, di un sogno svanito nel professionale, ma rimasto vivo sia nel mio cuore che in tutto quello che continua a vivere e crescere grazie ad esso. Oggi vi voglio raccontare la storia di un piccolo ed esile pesco selvatico, che si reggeva a mala pena, sul suo fragile tronco...

Come ero solito fare, quando giungeva la primavere e le piante da frutto ricoprivano le loro chiome di fiori bianchi e rosa, regalando un'infusione di colore ed energia dopo il freddo e cupo inverno, il mio sguardo volgeva ad ovest, dove sorgeva l'argine di un piccolo torrente, nei pressi della casa dei miei genitori. In quell'argine, si reggeva un maestoso pesco selvatico, con un ampia chioma, alta almeno sei o sette metri, una stazza insolita per un pesco, era veramente uno spettacolo da osservare, da qualche centinaio di metri di distanza, sembrava una mongolfiera rosa. Per non parlare dei frutti, che ogni anno, a fine stagione estiva regalava copiosamente, piccole pesche di una dolcezza unica.

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Così, anche quel giorno di primavera, il mio sguardo si rivolte a ovest, ma nulla scorse, non vi era nessuna maestosa mongolfiera rosa. Subito pensai che fosse solo un ritardo, così andai a guardare da vicino, fui incredulo alla vista che mi si prospettò dinanzi, non vi era più nulla, l'argine del torrente era stato ripulito di molte piante, tra cui quel splendido pesco, di cui giacevano a terra ancora i rami, con i boccioli ormai appassiti...

Ero veramente molto irritato, nonostante capissi la necessità di mantenere pulito l'argine, per questioni di sicurezza, non comprendevo come avessero potuto tagliare completamente una così bella e fruttuosa pianta. A quel punto mi ricordai di aver visto un'altra pianta di pesco nelle vicinanze l'anno precedente, un piccolo alberello che veniva soffocato da un bosco di acacie che popolavano i margini del torrente. Andai subito nel luogo in cui ricordavo di averlo visto e fortunatamente non avevano ancora pulito quel pezzo di argine e lui era ancora lì, che cercava invano di farsi spazio tra le acacie. Così decisi di salvarlo, non volevo facesse la stessa fine del suo amico più grande, corsi a casa, per prendere un badile, una vanga e un sacco nero per non tenere le radici esposte alla luce solare e mantenere la loro umidità. Iniziò una lunga e lenta operazione di recupero, facendomi spazio tra spine di acacie e rovi, riuscì con molta calma estrarre la pianta senza danneggiare le radici, nonostante fossero ben aggrovigliate con altre piante. Dovetti quindi estrarre la pianta nuda, senza zolla, un'operazione che la stressa fortemente e che rende molto più difficile l'adattamento nel trapianto.

Una volta portata a casa, scelsi un punto di terreno che non fu mai coltivato, quindi ricco di minerali e sostanze nutritive giacenti, soprattutto tanto azoto, necessario per lo sviluppo delle piante. Feci una grande buca, dove cosparsi il fondo di concime, coperto poi da uno strato di terra, per impedire contatti diretti con le radici, adagiai la pianta e pian piano riempi il tutto, portando attenzione che non rimanessero bolle d'aria, per finire con un'abbondante annaffiatura, così che le radici aderiscano bene al terreno e possano trarne liquidi e nutrienti. Data la sua fragilità, posi a terra un grosso travetto, dove fissai i due esili fusti che dividevano la pianta in due piccole fronde, talmente esili da reggerle con fatica.

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Lui, il 05/03/2020.

Non sapevo se si sarebbe salvata, il periodo non era sicuramente adatto, in primavera le piante sono attive e un trapianto non è consigliabile, ma se avessi aspettato sarebbe stata tagliata come l'altra. Io feci il possibile per darle le condizioni migliori a che potesse recuperare e magari in futuro crescere. Non era scontato, perché si trattava comunque di una pianta che aveva già alcuni anni, rimasta piccola e debole a causa delle piante che la soffocavano, ma forse era proprio il fatto che nonostante tutte le avversità era ancora lì, a lottare per sopravvivere, che aveva reso forte la genetica di quella fragile pianta, che oggi stesso, nel frattempo che scrivo questo post, a distanza di due anni si presenta così, in tutto il suo nuovo splendore.

Oggi mi sento molto legato a questa pianta, vederla in soli due anni essere cresciuta così intensamente, sembra come che lei voglia riscattarsi di tutto il tempo perso, in un certo senso, come per ringraziarmi di questa opportunità, che io sono felice di aver avuto la possibilità di darle.

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Lui, il 26/03/2022.

Tutte le immagini presenti in questo post, sono di proprietà dell'autore.

Con questo è tutto cari amici, spero che questo post sia stato interessante. Rimanete connessi per non perdervi le prossime novità, grazie per la vostra attenzione.

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