Cronache di Godan - Capitolo 2 - Sopravvivere

simone77it(55)
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Appena scesa dal carro, non riuscivo a tenermi in piedi da sola, uno dei mie servi lo notò e corse a sostenermi. Non ci lavavamo sa settimane, il viaggio tra le nevi e lontano da corsi d'acqua , ci aveva impedito di adempiere a quello che nel mio regno precedente era considerato un dovere sociale, tenersi puliti.

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In quel momento avevamo di certo altri problemi più importanti e i nostri nasi non sentivano più nessun odore, tanto erano congelati anche al loro interno.

Con le ultime forse, ordinai subito di tagliare rami e trovare legna, per costruire un rifugio coperto, ma prima, accendemmo un fuoco, non fu facile, ma durante il viaggio avevamo sempre tenute accese con maniacale dedizione alcune torce, che venivano rinnovate attingendo alle nostre riserve di liquido infiammabile, spesso ricavato da grasso animale.

Non eravamo affamati, almeno questo, durante il tragitto fino a quelle terre abbandonate da Dio, avevamo sempre potuto cacciare e nutrirci di selvaggina, forse avendo mangiato sempre solo carne negli ultimi mesi, questo si poteva essere un problema, era l'acqua a mancarci, ghiacciata o assunta sotto forma di neve. Alla lunga far sciogliere l'acqua ghiacciata in bocca per ricavarne ogni sorso, peggiorava la nostra condizione di semi congelamento e ci raffreddava ancora di più.

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Non capisco ancora come possiamo essere sopravvissuti a quel gelo continuo, ma siamo qui.
I nostri poveri ragazzi e i soldati si diedero da fare tutto il giorno per trovare i materiali adatti a costruire un rifugio stabile e il più possibile isolato dall'esterno, abbatterono anche alcuni alberi più giovani per farne pali rudimentali per sorreggere le fronde che costituivano tetto e pareti.

Piazzammo i carri quelli coperti e quelli aperti attorno al grande fuoco, quella notte giacemmo tutti accovacciati l'uno all'altro, una situazione che in altri momenti sarebbe stata considerata al quanto sconveniente.

Il freddo fu più sopportabile e il mattino dopo, con ancora l'ululato dei lupi durante la notte , ancora nelle orecchie, ci destammo e cominciammo a credere che un barlume di speranza ci fosse.

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A questo punto ogni mio ordine riguardò, la messa in sicurezza del luogo, feci costruire una palizzata circolare da albero a albero che racchiudesse il circolo composto dai nostri carri, per difenderci dai lupi, questa fu realizzato in tre giorni con la collaborazione di tutti. I cacciatori continuavano la loro opera per tenerci in vita e intanto esploravano i dintorni in cerca di risorse, dissero che a un chilometro circa verso sud ovest, oltre una palude ghiacciata, scorreva un fiume, un grande fiume, era una buona notizia.

Il quarto giorno dal nostro arrivo in quel luogo la palizzata fu chiusa e potemmo piazzare una porta per uscire e entrare, una piccola postazione di guardi rialzata era ora occupata da una guardi a ogni ora del giorno e della notte.

Nella settimana che seguì, costruimmo una capanna migliore fatta di tronchi d'albero, molto miglio di quella di fortuna costruita all'inizio, cominciavamo a sentirci più sicuri e rilassati, le cose andavano meglio.

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Gli artigiani che avevamo con noi, stavano organizzandosi, per trovare materie prime per le loro attività, notizie vaghe di colline ricche di calcare, piccoli giacimenti di ferro affioranti e terreno argilloso, adatto per fare mattoni.

Solo crescendo in fretta ci saremo salvati e avremmo potuto affermare qui la nostra presenza.
Fu la necessità e lo sfinimento a decidere per noi , che quel luogo sarebbe stato la meta del nostro cammino, non era stato programmato, di fermarci, ma ormai sentivamo che andando oltre non avremmo trovato di meglio, ma forse solo la morte e così, decisi, questa sarebbe stata la nostra casa e con il tempo un regno, per me e la mia discendenza, se mai ce ne sarebbe stata una.

I capitoli precedenti, primo: L'inizio


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