Siamo finiti in un luogo davvero spettrale. Tutto attorno al nostro campo per decine di chilometri, vi è solo un immensa foresta, abitata da branchi di lupi.
La mia padrona, ha scelto di non proseguire oltre in questo viaggio senza meta e ci siamo accampati tra mille difficoltà e combattendo contro il freddo che ci dilania nel corpo.
Anche lei è molto provata, anche se proviene da una grande casata, erede della casata stessa degli dei del nostro popolo, un viaggio di questo tipo, forse sarebbe duro anche per loro.
Ella è pur sempre una donna, non ha la robustezza che in molte occasioni, protegge un uomo dalla forza della natura.
La mia signora è Longobarda, discende da un popolo che è abituato a vivere in luoghi freddi e desolati, senza risorse, senza cibo, forse per questo è ancora tra noi, malgrado tutto.
L'usanza di quel popolo è quella che impone un esilio a un terzo della popolazione, qual'ora le condizioni avverse non consentissero a tutta la popolazione di sopravvivere.
Suo padre infatti fu messo a capo di una di queste carovane di esuli e mandato allo sbaraglio verso un mondo del tutto sconosciuto.
Fu comunque in grado di ricostruire una nuova patria per le genti che lo seguirono e per sua figlia, ma quel trono gli fu sottratto da dei traditori ed egli fu ucciso.
Noi fuggiamo da allora, seguendo quella che abbiamo sempre ritenuto la legittima erede al trono e che non avremmo mai potuto tradire.
Inutile recriminare, la situazione attuale è questa e non possiamo più tornare indietro, non abbiamo più risorse da spendere in un viaggio di ritorno e comunque una volta rientrati, ci ucciderebbero, come traditori.
Cala la sera e i cacciatori rientrano attraverso la porta nella palizzata, con alla cintura alcuni capi di selvaggina, duramente strappati alla foresta.
Gli ululati si fanno sempre più incessanti e noi tremiamo di paura, speriamo solo che le guardie e la palizzata riescano a tenere lontane quelle bestie infami.