Laggiù, dietro quel timido verde
cela il mistero dell'uomo
la natura, che sola e nascosta
opera nel suo mondo irreale.
Malvagio a noi miseri sembra
il suo fare, eppur sappiamo
che vita non è se non v'è morte,
perch'ella risorge d'ogni pietra.
Il destino d'essa ha imparato,
e noi come piante viviamo
e da nulla discende la nostra esistenza
chè ad essa dobbiamo un grave tributo.
E come un albero punto dal vento
noi resistiamo finchè possiamo
ai dolori inflitti senza motivo
dalla vita per il nostro tempo.
Come tra il verde anche fra noi
vi sono querce e salici,
e come quelle dure
ma fragili si spezzano al vento,
così gli uomini cadono
sotto le pene inferte senz'ordine
dal fato, nulla evita o procura la fine
non esiste la sorte;
altri, come i secondi, piegan
sé stessi al vento che tira
senza spezzare la loro esistenza,
così che fortuna nella vita non entra.
Solo l'albero sa qual sarà la fine
che da lui stesso discende,
orbene, chiedere un po' di fortuna
è inutile quando si sa d'esser quercia.
Ma l'uomo ostinato sopporta
l'attesa, la sorte invoca,
proprio il suo stato annuncia la fine,
senza rimedio, alle piante vicine.
La sua vita è unica pena,
colto com'è da falsa tortura,
finisce per fine come un suicida
e senza speranza nessuno lo guida;
l'unica cura contorta e premuta
non può che soccombere
perdendo il valore in origine dato,
e nulla può fare per salvare la vita.
aprile 1989