Elena

shegud(42)
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Nell'essere tenebrato dal vero
annega il cerchio dell'uomo,
così che di poca coscienza
finisce colpito e non molta rimane
dalla bellezza affatto divina,
che seco conduce le radici del genio;
a disugual peso il cuor frana
e le folgori radici del cuore
che anch'ella si porta.
Così Paride, figlio dell'uomo,
Elena effige seco condusse,
e Troia inerme colpita
vittima del gesto a Menelao cade
afflitta da mille arti scienti prodi,
mezzi d'ira feriti da Apollo
a colpa di sì scarsa pienezza
del loro polo che vile
sommise la libera figlia di Crise
voce dell'aureo Sole.
Dal danno sorse l'ingiuria,
e Achille immortale
ferito nel cuore
all'alto per ella diede Briseide,
giurando rimpianti
e dando fede a Minerva;
invocando il padre divino
volle vendetta e conforto,
pur sapendo che un fiume
è anche il fato.
Il principe scelto da Giove
riparò alla vergogna
e solo Venere dall'unghie di Menelao
vita gli rese, e ad ella opposta
soffio pose alla vania dell'arco,
che freccia al primo afflisse,
errando non di sua mano,
così che furore rinacque
per vania e beltà, a nulla gli dei
anch'essi segni, potevan portare
a chi più gradito il loro sostegno.
Agamennone fiero gonfiava le armi
le belliche genti correvan il piano,
al fin di vittoria accostato Diomede,
tolse la luce a gran parte
dell'altrui segno,
lo stesso padre di Roma venne travolto
da sì ispirata foga;
d'amor l'emblema accorse
e dal suo polso il sangue apparve
ma l'esser permise al detto;
Apollo stesso, dall'Olimpo reso,
portar dovette l'arco a timor
di Diomede, Marte venuto avverso
l'orror del pianto nell'Olimpo vide.
Per por fine al giorno
il duello pressava, Aiace sicuro
la morte dettava,
Giove sincero aborriva la fine,
così che campione, Ettore salvo
tra le ilie mura tornava;
e lui soltanto, condottiero audace
portava i troiani
degli achei alle barche,
la notte copriva il destino dei greci,
e l'armi di Achille guerreggiavan
con furore, posero fine a decine
di cerchi, soltanto l'orgoglio
avvicinò la morte, e l'ira
d'Achille sconvolse la guerra.
Decisa dal figlio di Tetide
crudele e impietosa fu la fine d'Ettore,
vendetta chiedendo
correa il piano urlando d'ira
e uccidendo alla cieca,
soltanto il rispetto ei fece saggio
ed il corpo del figlio reso ebbe Priamo,
soltanto Paride mezzo del fato
vile la morte pose al coraggio,
e l'uomo d'astuzia
fu l'unica fonte per mettere fine
all'esser di Troia, suo genio
di mitico equino arma rese,
e Troia sorpresa annunciava la fine,
distrutta la gloria finite le vite,
le fiamme gridavan
sul ritorno dei forti,
la guerra era finita, era venuta la resa.
E così come fu l'uomo lo scorda
e nulla comprende
dall'esser il male, così
che non sa inutile il fato
che cerchio ignaro volge simile
a dado, che causa di drammi
beltà primeggia bruciando il genio,
e l'uomo cela il vero
tra straccie evisioni e non cogita
che termin non pone, è sol la vita
che porta a portarlo alla morte,
e dell'esser l'essenza
tra i cuori fiammeggia.

aprile 1989

(by me http://jenabirba.altervista.org/versiliberi/parte1/19890403.html)

Elena | Ecency