Stavolta siamo davvero alla resa dei conti.
Come bene hanno sottolineato sia il ministro degli Esteri Di Maio che il premier Conte, la partita non è su quanto l'Italia sia determinata di stare in Europa ma l'esatto contrario.
L'Europa è capace di essere quello che i padri fondatori e che i paesi membri hanno sempre sognato e sperato che fosse?
Il coronavirus sarà ricordato anche come lo spartiacque per l'unione europea.
Questa Europa chi vuole essere? Cosa vuole essere?
E' bene ricordare che l'ostruzione sui coronabond proposti dall'Italia ed altri tanti paesi è frutto dei ricchi paesi del nord capitanati dall'Olanda e seguiti a ruota dalla Germania.
Per l'Olanda è facile capire il perchè del secco no.
E' una sorta di paradiso fiscale camuffato che si fa beffe della solidarietà e dell'equità europea. Gli affari vanno bene cosi. Perchè cambiarli?
La Germania invece vuole legittimarsi, rafforzarsi ancora di più.
Da un lato è più comprensibile visto che la Germania è oggi cosi forte perchè ha saputo lavorare bene sulle politiche economiche e sociali e merita di essere la nazione leader.
Ma una nazione leader si riconosce da quanto sia capace di guidare, di farsi carico delle disgrazie altrui e di condurre gli altri fuori dalla crisi, sapendo comunicare, offrire ricette e ascoltare.
La Germania sta dimostrando di non essere leader ma di essere solo un paese forte e ricco.
Bene hanno fatto oggi sindaci e governatori italiani a ricordare, in una lettera aperta indirizzata alla Merkel, di come dopo la seconda guerra mondiale alla Germania sia stato concesso di dimezzare il proprio debito per evitarne il default.
Questo fu quello che gli altri paesi concessero ad un paese responsabile di un genocidio, di uno sterminio e di una violenza ingiustificata e senza pari.
Quello stesso paese oggi non dovrebbe ricordare quell'evento e offrire a tutti una via d'uscita da una crisi globale e senza precedenti che ci accomuna tutti e di cui nessuno è davvero responsabile?