Ogni volta che passavo di qui le gondole "parcheggiate" in riva al molo, di fronte alla maestosa piazza San Marco, riuscivano a trasmettere un senso di pace, di calma.
Il caos tipico di Venezia sembrava arrestarsi mentre fissavo quelle tipiche barchette di legno.
Il turista americano accerchiato da piccioni.
Orde di turisti asiatici intenti a fotografare ogni centimentro della "città galleggiante".
Ragazzi del college in gita scolastica.
Tour operator a ripetere e ripetersi le stesse cose da anni.
Venezia è sempre stata una delle città più affascinanti del mondo ma ha è sempre stata sporcata dal caos dei suoi inquilini chiassosi e temporanei.
Cosi come l'acqua dei suoi canali, solcati dalle gondole ad ogni ora del giorno e della notte.
Un'acqua blu, mai azzurra. Scura, mai trasparente.
Oggi, l'emergenza covid, ha restituito alla città il suo vecchio splendore, la sua consueta anima.
Non ci sono briciole di pane in piazza San Marco.
Il ponte di Rialto è maestosamente vuoto.
I canali sembrano essere disegnati da un pittore impressionista.
L'acqua è limpida, piena di pesci e meduse come non se ne erano mai viste prima.
Le serrande abbassate di artigiani, vetrai, commercianti mettono una certa tristezza ma danno anche un forte senso di liberazione.
Venezia, come qualsiasi altra città piena di bellezza di questo mondo, era diventata uguale a se stessa e al resto delle sue compagne internazionali.
I suoi monumenti, le sue piazze, le sue opere d'arte erano diventata solo uno sfondo rispetto ai nostri smartphone, ai venditori di souvenir, alle nostre braccia alzate al cielo intenti a farci un selfie, ai tavoli dei ristoratori.
Senza tutto questo marasma, Venezia è tornata al suo antico fascino e splendore.
Toglie il fiato.
E allora che fare?
Lasciare che questa gente perda il lavoro, non abbia denaro, sia costretta a riconvertirsi?
Lasciare che la rabbia sociale aumenti?
Lasciare solo a pochi fortunati questa bellezza?
Ci siamo spinti troppo oltre, non possiamo tornare indietro.
Il covid avrebbe dovuto farci riflettere.
Finirà per farci tornare più avidi e insensibili alla bellezza di quanto non fossimo già.
Scommettiamo?