IL MANICOMIO
L'ignoranza soleva essere un gran terreno fertile per la nascita di turbe psichiche, specie in un luogo come Civitopia. E i pazienti psichiatrici costituivano una vera e propria risorsa economica per chi di dovere. A tal proposito era stato riaperto, a distanza di un millennio, il manicomio comunale, chiuso per la bellezza di un millennio a causa di un'antichissima legge che in città nessuno oramai ricordava più. La struttura, ubicata di fronte all'entrata sud del parco comunale, costituiva una sorta di paradosso: architettura fatiscente con vista panoramica di tutto riguardo verso un territorio che costituiva uno dei risicati luoghi ameni civitesi.
I pazienti che popolavano il manicomio erano per lo più disadattati sociali che soffrivano di maladaptive daydreaming, seguiti da soggetti affetti da depressione, esaurimento nervoso, disturbo ossessivo-compulsivo, attacchi d'ansia e panico e disturbo bipolare. Ma mentre le famiglie della maggior parte dei soggetti affetti da alterazioni relativamente serie riuscivano prima o poi a riportarseli a casa, sia pure seguiti da una batteria di cure farmacologiche piuttosto pesanti, chiunque affetto da maladaptive daydreamng rischiava di trascorrerci l'intera vita. Un rischio che Sigismondo Rizieri aveva pesantemente corso senza remissione, non fosse stato per Mattia Malinverni. I genitori di Sigismondo avevano tentato invano di farlo dimettere, ma non c'era stato nulla da fare. I pazienti che soffrivano della famigerata maladaptive daydreaming, diagnosticata forse un po' troppo frettolosamente a Rizieri, erano le cavie preferite da psichiatri e psicologi, che grazie a loro sfornavano costantemente pubblicazioni di ogni genere: articoli, riviste, manuali e trattati in materia che valevano una fortuna e incrementavano i già cospicui stipendi dei luminari delle scienze psichiatriche del manicomio civitese. Poichè si allegava, a torto o ragione, in buona o malafede, che la maladaptive daydreaming non era ancora stata del tutto inquadrata, a dispetto del fatto che venisse studiata da oltre un millennio, la sovrapproduzione di materiale sull'inquietante alterazione veniva ampiamente giustificata. Vi erano ipotesi di correlazione con il disturbo ossessivo-compulsivo, con l'ansia, con il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, con il disturbo da stress post traumatico, ma senza un punto fermo. Ma la ricerca andava avanti a tutto vapore e con tanto di fiumi di inchiostro, grazie alle cavie umane che non potevano fare a meno di sognare a occhi aperti in qualunque momento e ora del giorno. Per la verità e tutta quanta la verità, tale fenomeno sempre più diffuso alle soglie del quarto millennio era per lo più cagionato da due tra i numerosi grandi mali dell'epoca, che tra tutti gli insediamenti umani affliggevano in particolar modo Civitopia. Ma un buon numero di psichiatri, psicologi e politici specie civitesi, spesso imparentati con questi ultimi, fingevano di non avvedersene o quantomeno di non esserne consapevoli: la scarsa quando non del tutto inesistente vita sociale e l'infelice fenomeno dei perenni friendzoner, senza distinzione di sesso, razza e colore.
Il friendzoner affetto da maladaptive daydreaming risultava essere il bersaglio preferito di guardie municipali della risma di Mattarello, che spesso e ben volentieri trascuravano qualsiasi altra funzione, compreso il dar la caccia ai criminali, pur di riuscire a pizzicare il disadattato di turno il più frequentemente possibile. I friendzoner di turno dalla vita sociale scarsa o nulla, appartenenti agli strati sociali più bassi, si ritrovavano ricoverati in manicomio più facilmente di chiunque altro. Ritrovandosi a sognare a occhi aperti mentre bighellonavano in giro senza una meta definita, la distrazione li tradiva. Costoro, a dispetto dei grandi rischi che correvano, uscivano di casa spesso e volentieri pur di evitare conflitti con familiari che non sopportavano il vedere un peso morto improduttivo con lo sguardo vacuo sul soffitto per ore e ore di seguito. E senza parentele e amicizie di una sia pur minima influenza a intercedere per loro, la frittata era fatta.
Nel caso di Sigismondo, le sue uscite che si concludevano con l'immancabile abbiocco non erano certo dovute a conflitti con i suoi oltremodo accomodanti vecchi. Non era la maladaptive daydreaming a cacciarlo di casa, anche se chissà, la condizione di Rizieri avrebbe forse potuto rasentare il famigerato disturbo, quanto un miscuglio di pigrizia, inettitudine e sia pure una fissazione ostinata che si risolveva nell'inclinazione morbosa verso Marilia Malinverni.
Il fratello maggiore di quest'ultima, Mattia, in quel periodo era appena stato promosso a dirigente nella fabbrica di camicie dove da tempo lavorava come impiegato nel settore nuove creazioni. Il proprietario della fabbrica, un rinomato stabilimento di medie dimensioni, non amava affatto l'andazzo politico di Civitopia e aveva promosso Mattia per i numerosi meriti di quest'ultimo, anzichè per le classiche raccomandazioni. Grazie alla sua nuova posizione, il signor Malinverni potè tirar fuori dal manicomio il vecchio compagno di giochi Sigismondo Rizieri.
Ps.: immagine Pixabay 100% free del possibile aspetto del manicomio di Civitopia (https://pixabay.com/es/photos/arquitectura-torreta-714897/)