Quando ero adolescente, mi piaceva un sacco disegnare riproducendo i fumetti che leggevo.
Non che avessi un minimo di talento o di ambizione, intendiamoci: era un puro ma coinvolgente passatempo che in qualche modo mi dava quasi la sensazione, mentre mi concentravo a tracciare linee che replicassero il disegno originale, di poter compenetrare il personaggio ed entrare a far parte anche io, per un istante, della storia che amavo.
Di recente mi sono ritrovata fra le mani i diari di scuola di allora, quelli in cui appuntavo i compiti e che di solito erano le mie tele, e aprendoli ho riscoperto i miei “piccoli capolavori”. Sfogliando le pagine dalle medie alle superiori ho notato una sorta di evoluzione che in qualche modo ricalcava la crescita di una teenagers: dai tratti più rozzi, tondeggianti, e i disegni più infantili e colorati delle medie con molti personaggi sorridenti e in posa, mi sono ritrovata a tratteggiare via via personaggi più foschi, pensierosi, cupi o tristi a matita o con la pilot 0.4 mm, rigorosamente in bianco e nero e dallo sfondo spesso scuro.
Prima di mettere via definitivamente quei diari, ho fotografato una parte dei disegni per pubblicarli su questo blog, così da conservarne in maniera duratura una copia da poter rivedere facilmente tutte le volte che avrò nostalgia di quei tempi lontani in cui era bello svuotare la mente dietro al flusso grigio di una mina che si fa strada su un foglio bianco, riflettendo sul senso della vita e sui wertheriani dolori dell’esistenza piuttosto che su cosa prosaicamente preparare per cena.
In questo primo post ho messo i disegni a colori, tendenzialmente risalenti ai miei 13, 14 e forse 15 anni.
...ça va sans dire che tutte le foto e i disegni di questo post sono miei!