Ragazza mia, ti spiego gli uomini.
Ti servirà quando li adopererai.
Son tanto fragili, fragili,
tu maneggiali con cura,
fatti di briciole, briciole
che l'orgoglio tiene su.
Ragazza mia, sei bella e giovane,
ma pagherai ogni cosa che otterrai.
Devi esser forte, ma forte perché
dipenderà da te,
tu sei il calore, l'amore che avrà
la vita che vivrai.
Anche un uomo può sempre avere un'anima,
ma non credere che l'userà per capire te.
Anche un uomo può essere dolcissimo,
specialmente se al mondo, oramai, gli resti solo tu.
Ragazza mia, adesso sai com'è
quell'uomo che mi porti via e vuoi per te.
Ma non divaghiamo. In realtà infatti la canzone è solo uno spunto per dedicare il post di oggi a un argomento delicato: che cosa può accadere in una coppia dopo molti anni di unione? Lo so, la questione non riguarda la maggioranza di voi, che avete ancora un'età che vi protegge dalle intemperie del tempo. Ma chi ha già alle spalle esperienze di convivenza duratura avrà sperimentato le difficoltà inevitabili che esse si portano appresso. Tra le varie possibili, la comparsa in scena di un terzo, più che incomodo, scomodissimo. Quante volte abbiamo letto, sentito o addirittura vissuto situazioni in cui nelle dinamiche di una coppia matura entra un altro o un'altra che mina quella relazione? E quante volte questo terzo è decisamente più giovane? Permettetemi di rispondere senza essere accusata di sessismo che, se si tratta di noi donne, il confronto con una rivale con dieci o venti anni meno è un'eventualità assai verosimile; nella mia personale esperienza e anche nella cronaca, invece, la situazione contraria è decisamente rara. Danni collaterali del testosterone? Rimbambimento del maschio cinquantenne alle prese con la panzetta e i primi dubbi sulla propria prostata? Mi astengo dal fornire una risposta, ma posso assicurare che a un certo punto ho iniziato a sentire intorno a me storie che si somigliavano un po' tutte: lui, padre di figli adolescenti e marito noioso, scapoccia e si prende una scuffia per la trentenne di turno (segretaria, commessa del bar, collega in tirocinio, studentessa, dipendente, etc... etc...); a volte, dopo mesi/anni di bugie e omertà, fa il grande passo gridando all'amore della vita e alla rinascita, lasciando i brandelli della famiglia attoniti e sanguinanti; dopo un certo periodo di tempo passato a fare sesso a ogni ora e in ogni luogo con la sua bella nuova di zecca, egli si guarda una mattina allo specchio e si accorge che quello stile di vita ha le sue controindicazioni: la bella va a mille, tra carriera da costruire e ovaie a pieno ritmo, e lui si ritrova spesso da solo a pensare se davvero voglia ricominciare con le notti in bianco e i pannolini, ora che la vita sembrava aver preso un andazzo così figo; spesso egli ritorna a casa con la valigia piena delle proprie miserie (capace pure che te le porta da lavare) e la coda tra le gambe e spesso, ahimé, la moglie se lo riprende, vuoi per pietà umana, vuoi perché da sola è già in crisi depressiva, vuoi perché le donne lo sanno, c'è poco da fare. Ma questo lo dice Ligabue ed è un'altra canzone, che rischia di farmi divagare di nuovo.
Casi famosi quanti ne volete. Uno su tutti, l'inossidabile Al Bano, che lasciò la sua musa Romina Power per la chioccetta Lecciso; ignoro le vicende attuali del loro gossip perché non leggo i rotocalchi e gli scandali rosa mi interessano meno della riproduzione delle amebe.
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La storia narra che Eracle era un marito assai poco presente, impegnato anni e anni ad affrontare le mitiche dodici fatiche e che quindi sua moglie (la seconda, perché la prima l'aveva uccisa lui in preda alla Rabbia) era ben abituata a farne a meno. Dopo l'ennesima assenza viene finalmente annunciato il ritorno dell'eroe e tutta la casa è in festa. Ma lo precede un gruppo di schiave, bottino di guerra, tra le quali spicca una giovane bellissima e triste, che non proferisce parola per rispondere a Deianira, colpita dalla sua mestizia. E' un messaggero a rivelarle la verità: la giovane è Iole, figlia del re di Ecalia, Eurito, che Eracle ha ucciso distuggendone la città per prendersi la bella di cui si è follemente innamorato. Nel personaggio di Deianira Sofocle crea un capolavoro di umanità e di empatia, un essere incapace di provare odio, una donna che sa di non poter competere con la rivale, eppure non prova rancore e la accoglie ugualmente nella propria casa, perché vede che Iole è la prima vittima della vicenda. Verrà premiata per la sua bontà? Manco per idea, non sarebbe una tragedia. Poiché non ha strumenti per riprendersi l'uomo che ama, decide di ricorrere al dono fattole anni prima dal centauro Nesso. I centauri (ricordate Harry Potter?) sono esseri complessi, mezzi uomini e mezzi animali, mezzi buoni e mezzi cattivi, e questo Nesso non faceva eccezione: Eracle gli aveva affidato la moglie da portare in groppa per attraversare un corso d'acqua e lui aveva tentato di violentarla, così era stato ucciso dall'eroe; nel morire però aveva ingannato Deianira dicendole di raccogliere il suo sangue e di conservarlo come filtro d'amore se un giorno avesse avuto bisogno di riconquistare il marito, prevedendo però che così l'avrebbe involontariamente ucciso (del resto un oracolo aveva predetto ad Eracle che sarebbe stato ucciso da un morto).
Ecco arrivato il momento, quindi: lei intride una veste del sangue del centauro e la manda in dono a Eracle, impegnato in riti di purificazione e ringraziamento. Lui la indossa e un fuoco inizia a divorarlo fino a ucciderlo; il figlio torna sconvolto a casa a riferire l'accaduto accusando la madre del delitto e lei, che realizza di essere stata usata come strumento della morte dell'uomo che ama, si uccide trafiggendosi con una spada.