Perché non faccio il curatore

pataxis(61)
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Cari tutti, è domenica e il trimestre è praticamente finito. Domani inizia la settimana di "didattica alternativa", eufemismo con cui viene ormai chiamata l'autogestione, altro eufemismo con cui viene chiamata l'unica alternativa che molte scuole superiori di questo paese hanno trovato finora per scongiurare le occupazioni autunnali dei propri istituti. Quindi perderemo comunque una settimana di lavoro a favore di corsi autogestiti, ma almeno eviteremo i danni materiali che il bivacco incontrollato di adolescenti pascolanti si porta sempre appresso. Sull'impatto che i suddetti corsi avranno sulla formazione dei suddetti adolescenti, lascio a voi farvi un'opinione:
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Per quanto mi riguarda, considerato il panorama culturale nazionale e il conseguente andazzo scolastico, credo che i nostri studenti siano sottoposti durante l'anno a un livello di impegno decisamente superiore alla media, come conferma lo studio che annualmente analizza i risultati delle scuole secondarie superiori in termini di successo universitario dei loro diplomati, studio che potete consultare qui, se ne avete proprio voglia. Quindi metto da parte preconcetti e massimi sistemi e mi dico che forse organizzare attività pubbliche, sotto la lente di tutti gli altri studenti, degli insegnanti e del dirigente, farsi carico dell'ordine e di tutto il resto è pur sempre un'attività formativa. E Platone, Gauss e Michelangelo possono aspettare qualche giorno e riposarsi pure loro dai continui rivolgimenti cui li sottoponiamo nelle auguste tombe che li accolgono.

Ma che c'entra tutto questo col mio post? Be', nel mio piccolo io ho corretto, per arrivare alla fatidica data di domani, giorno dello scrutinio intermedio, una cosa come 350 compiti scritti da ottobre a giovedì scorso e nel periodo che andrà da gennaio a giugno ce ne saranno almeno altri 500. Questo è il mio mestiere, che ovviamente comprende anche preparare lezioni, spiegare e interrogare. E se nella mia scuola otteniamo risultati così positivi da essere sempre in cima alle classifiche è perché ci sforziamo di lavorare bene. Ad esempio, limitando il più possibile la discrezionalità del docente nella correzione di un elaborato, al contrario di quanto ciascuno di noi ha sperimentato nella vita, come aditili@aditili ci ha raccontato nel suo ultimo post. Nella mia personale esperienza di studentessa la sensazione di essere in balia del soggetto che valutava l'ho provata molto di più nel mondo accademico dove, ad esempio, se il mio scritto per il concorso di dottorato era risultato primo perché avevo citato e omaggiato nel tema il presidente di commissione, alla fine degli orali sono passata per il rotto della cuffia, perché nel frattempo il suddetto barone aveva avuto un incidente ed era stato sostituito in corso d'opera.

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A Venezia coi colleghi di dottorato, scimmiottando indegnamente i Tetrarchi


Per anni tra colleghi di scuola ci siamo azzuffati per l'elaborazione di griglie di correzione delle prove di Latino e Greco, divisi tra il partito degli analitici e quello dei globalisti, detti anche Partito del ragioniere e Partito dell'occhiometro, per usare le definizioni spregiative dei rispettivi avversari. In sintesi, i primi volevano una griglia che entrasse più possibile nel merito delle tipologie di errore attribuendo a ciascuna un valore numerico di tipo algebrico, gli altri intendevano valutare le traduzioni più nel complesso. Qualcuno - senza dubbio esagerando - in quelle discussioni si accalorò al punto di rischiare il malore, per cui potete capire il peso che nel lavoro di un docente abbia la questione. Non troppo diverso è correggere uno scritto d'Italiano, per il quale vi mostro un esempio di griglia di riferimento:
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Come si può vedere, è una roba complessa.

Ma, come qualcuno ha già detto, Steemit non è la Scuola e i Curatori della rubrica "Podium" 🥇🥈🥉 di SteemPostItalia non sono docenti. Io li ammiro per lo spirito di servizio e la pazienza con cui leggono ogni giorno fiumi di parole, cercando di dare il meglio per contribuire alla crescita di questo gruppo. Ma le domande sollevate dal post di aditili@aditili non sono banali e dunque non possono esserlo le risposte. Che cosa s'intende con la parola QUALITA'? Questione da un milione di Steem, di quelle che uno chiederebbe la domanda di riserva, per dire. L'età, l'estrazione socioculturale, gli interessi personali e l'indole di ciascuno di noi fanno sì che ciascuno di noi dia a questa parola un'accezione differente. Mi pare di capire, dai risultati giornalieri, che molti nella nostra comunità sono sensibili alla cura con cui viene confezionato un post in termini estetici: allineamento del testo e delle foto, cornicette, variazioni del corpo di parola... Poco importa poi se il contenuto è ripetitivo oppure banale, piace perché nel mondo del web una pagina a monitor deve soddisfare certe caratteristiche di fruibilità estetica. Pochissimi invece danno peso alla lingua italiana, credo per i motivi speculari: nel mondo del web errori di sintassi, di grammatica o persino di ortografia vengono derubricati come peccati veniali e basta confrontare la versione cartacea di un quotidiano con quella online per capirlo. A scuola noi però insegniamo che l'ortografia di un testo è il minimo sindacale e l'attenzione alla sua coerenza e alla sua coesione interne è un requisito essenziale perché quel testo venga letto con facilità e interesse.

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E i contenuti? Ecco, su questo il mondo del web non aiuta davvero. Che cosa non posso trovare in rete oggi? Ci sono tutorial sul lavoro a maglia, sul montaggio di una scheda madre, sulla preparazione di un ottimo soufflè di formaggio e forse persino sull'allevamento del Bombyx mori, se volessi darmi alla produzione della seta. Quindi quello che io vorrei trovare in un post è qualcosa che faccia la differenza e mi stupisco se mi accorgo che alcuni si limitano a tradurre in italiano contenuti pubblicati altrove in altre lingue ottenendo anche un certo successo di pubblico e di critica. E' vero, Steemit non è la Scuola e nemmeno una testata giornalistica o una rivista specializzata, per cui non c'è un comitato scientifico che supervisioni gli articoli e li ammetta alla pubblicazione. La rete è democratica, quindi è la rete che emette il suo giudizio.

Tuttavia c'è un "Però", che è la complicanza dei reward. Qui noi ci leggiamo, ci votiamo e ci diamo opportunità di guadagno, che i curatori inevitabilmente favoriscono o ostacolano. Ecco, io non avrei una griglia da mostrarvi se dovessi occuparmi di Podium e credo che non sarei capace di fare il mio mestiere in un modo diverso da quello che ho costruito in anni di lavoro e di confronto etico e metodologico: si impiega molto tempo a valutare seriamente e io questo tempo non ce l'ho, se non nei limiti che la mia professione mi impone. Ho una vita complicata, faccio molta fatica a tenermi spazi di gioco che mi aiutino a tenere accettabile la qualità generale, come il canto. E come Steemit, se tutto resta leggero.

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