Lo spunto mi è venuto leggendo il bel post di @sarabelardo, che ho commentato riportando la mia esperienza a proposito di neonati e ciucci.
Ho pensato infatti che l'argomento fosse abbastanza interessante da dedicargli un post, visto che da queste parti la maggioranza è ancora in età fertile (😊) e qualcuno, addirittura, ha bimbi piccolissimi, come il nostro @cryptofarmer.
Come ho detto a Sara, chi è genitore da poco deve armarsi di una pazienza infinita, non solo per gestire il piccolo alieno che è sceso con la sua astronave a scombinarti la vita...
A casa mia, fin da quando ero ragazzina, la storia delle peripezie che mia madre, puerpera e primipara, dovette affrontare per darmi il suo latte fa parte dell'epica familiare, con cui sono cresciuta e che ha inevitabilmente inciso sul mio modo di vivere la cosa. In breve, la tradizione orale narra che, dopo appena un mese dalla mia nascita a fine giugno, la famiglia si trasferì in vacanza in un paesino delle Marche, come da tradizione. Io, da brava piccola aliena e scassami@@@ia in erba, piangevo e strepitavo, piegata da dolori di pancia. Finché una zia si accorse che la scatola che conteneva il latte in polvere (allora usava darne ai neonati per default, perché la generazione postbellica aveva il terrore dell'inedia) aveva sul fondo un discreto strato di muffa, che bene non mi stava certo facendo.
Io in nudità eroica
Ora va detto che la mia mamma desiderava dal più profondo del suo cuore allattarmi, ma che dopo pochi mesi dovette smettere perché un luminare della medicina sentenziò che il suo latte non era sufficiente né abbastanza ricco per crescermi. Addirittura lo fecero analizzare nel laboratorio ospedaliero dove lavorava mio padre, medico anche lui. Erano altri tempi, d'accordo, e spero che oggi chiunque sappia che prima inserisci il latte artificiale, prima quello materno se ne andrà a farsi benedire. Spero che tutti oggi sappiano che il latte della mamma è un alimento di complessità affascinante, capace di adattarsi alle esigenze del neonato non solo col passare delle settimane e dei mesi, ma anche nel corso della stessa poppata. Mia madre, porella, di tutto ciò non sapeva nulla e con mio fratello l'anno dopo, infatti, l'esperimento finì anche prima.
Io però ne sapevo molto di più di lei, quindi mi sentii forte e intenzionata a fare del mio meglio con Andrea. Lui nacque a fine luglio, un caldo d'inferno, e dopo pochi giorni ci trasferimmo tutti al mare. TUTTI INSIEME. Cioè mia madre, che ancora portava il lutto del suo allattamento fallito, mio padre, che oltre a essere medico aveva appena avuto un incidente e giaceva a letto in preda a dolori atroci e febbre alta, mio fratello e la sua compagna, mio cugino e sua moglie coi loro figli ragazzini. Ah, dimenticavo le nostre due gatte di allora. Fu un mese da incubo, il piccolo alieno piangeva senza interruzione, io ero sfinita da un parto difficile e, tranne quella santa donna di mia madre, tutti mi ronzavano intorno a dirmi che era chiaro che non avevo latte e che dovevo assolutamente optare per l'artificiale. Ricordo uno scambio di battute col mio povero papà, cui io in un moto di stizza risposi quanto avevo letto sui sacri testi, cioè che in Occidente da decenni nessun bambino più rischia di morire di fame perché la madre non ha latte. A questa frase immortale lui, per supportarmi, disse: "Ma di sete sì!"
Allora per tranquillizzarmi gli proponevo tisane al finocchio con il biberon, sperando che il caldo non facesse stramazzare a terra me e lui
Niente, lui continuava a strillare. Venne anche chiamato uno dei pediatri del paesello, che mi rimproverò perché avevo adottato l'allattamento a richiesta e non a orario fisso (raccomandatomi fin dall'ospedale oltre che dai miei sacri testi), sentenziando come un oracolo: "I fiji pe' le madri, no le madri pe' i fiji". Amen.
La nostra salvezza fu il fatto che, essendo tutti in famiglia a tendenza allergica, il latte in polvere che io, ligia al dovere come sempre, andai a comprare doveva essere di tipo HA, apposito per i bimbi a rischio di allergie. Io non l'ho mai assaggiato perché il latte mi fa ribrezzo in ogni sua forma (chissà perché...), ma chi l'ha fatto mi assicura che l'HA fa veramente schifo: infatti il piccoletto, urlando nella sua lingua aliena, a ogni tentativo mi ripeteva Questo te lo bevi tu e tutti li parenti tua. Quindi che fare? Visto che si placava solo con la tetta e sputava pure il ciuccio, lo tenni attaccato più spesso che potevo.
Miracolo...
Il latte cominciò a prodursi con regolarità e abbondanza, anche se di miracoloso il fenomeno non aveva un bel niente. Infatti la suzione prolungata di Andrea inviò il giusto messaggio nervoso al mio cervello, che stava lì ad aspettare che qualcuno si decidesse a fare la cosa giusta. Quindi il primo consiglio che mi sento di darvi è statevene tranquilli e tenete lontane le interferenze esterne che potrebbero disturbare questo percorso. Cosa che porta al secondo consiglio, forse anche più importante: ascoltate il vostro bambino. Passateci più tempo possibile, osservatelo e imparate i suoi gesti e il suono dei suoi miagolii, perché oltre ad essere un'esperienza meravigliosa vi servirà per capirlo e vi eviterà comportamenti come quello di Nanni Moretti in Bianca, quando se la prende con le sue piante perché non gli rispondono.
Un altro suggerimento è ai neo-papà: senza nulla togliere alla fatica che state affrontando voi, la vostra compagna attraversa un periodo di enorme impegno, emotivo e fisico. Statele vicini, cercate di sollevarla dalle incombenze più impegnative, magari cercando aiuto nelle mamme, zie e nonne di cui sopra, che in questo potrebbero dare un aiuto davvero utile preparando da mangiare, facendo la spesa o altro di contorno. Una grande donna, che era anche una pediatra e per fortuna persino mia cugina, mi spiegava che le energie che ci occorrono per produrre latte e nutrire un bambino sono paragonabili a quelle necessarie a un uomo che faccia un lavoro fisico molto duro, come scaricare cassette ai mercati generali o vangare un campo per dissodarlo. Lei mi insegnò anche come massaggiare mio figlio per farlo rilassare, con una tecnica che aveva appreso dalle donne del Nicaragua quando aveva passato lì diversi anni come volontaria. Scaldatevi le mani e ungetele un po' con olio di mandorle, poi iniziate a manipolare il piccolo partendo dal centro verso l'esterno con delicatezza; poi prendetegli un braccino con la mano e fatela scorrere verso il basso fino a lasciarlo, come per sfilargli una manica, e ripetete la stessa cosa con tutti e quattro gli arti più volte: in questo modo le indigene intendono cacciare via dal corpo dei neonati gli spiriti cattivi, ma in realtà stimolano la circolazione e allentano le tensioni. Io lo facevo sul fasciatoio, al cambio del pannolino serale, e Andrea cadeva addormentato come una zucchinella lessa.
Ciao, Edo
Insomma, intrapresa la via giusta, il nostro allattamento procedette così bene che addirittura per qualche tempo divenni donatrice per la Banca del Latte dell'Ospedale Bambino Gesù. Ogni tanto il ritmo aveva un calo e le prime volte mi allarmavo, correndo a ricomprare lo schifido HA, per poi capire che si trattava di normali scatti di crescita, durante i quali il cervello aveva solo bisogno di un paio di giorni per registrare le nuove necessità e produrre latte più abbondante e più ricco.
Il ciuccio comparve verso i 6/7 mesi quando, dovendo io tornare al lavoro, non potevo più permettermi di perdere il sonno notturno. Così, poiché lui continuava a schifarlo preferendo l'abbraccio caldo di mamma, glielo misi tra i giocattoli nel box, in cui passava volentieri il tempo a ficcarsi in bocca qualunque oggetto gli capitasse a tiro, per massaggiarsi le gengive da cui premevano i primi dentini. Una volta presa confidenza con la cosa, glielo propinai anche di notte e dopo un po' di resistenze se ne fece una ragione. Inserito il cibo solido con lo svezzamento, continuai poi a dargli anche il mio latte fino a circa 11 mesi, quando inserii quello vaccino precedentemente bollito e fatto decantare, per renderlo più leggero possibile, sempre su suggerimento di Edoarda.
Sempre lei mi consigliò di leggere qualcosa di un'organizzazione seria, la Leche League, che da anni in molti paesi del mondo fa opera di informazione e supporto per promuovere l'allattamento al seno. Consiglio a tutti quelli che fossero interessati le loro pubblicazioni e le loro iniziative, perché un "ingorgo" sulla strada dell'allattamento è sempre possibile, ma con le persone giuste al fianco si procede verso la serenità e il sorriso.