L'accoglienza

pataxis(61)
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Che ci faccio il 25 di settembre, a scuola iniziata, al campo velico di Policoro? Intanto a farvi un po' rosicare d'invidia, anche se il tempo, come si vede, fa un tantino paura. E poi ad accogliere il picciname.

Da qualche anno è diffusa nelle scuole la buona pratica di organizzare forme di accoglienza dei nuovi iscritti. Intendiamoci, la definisco buona perché col passare degli anni si è constatato quanto sia importante creare un clima friendly, soft, smiling. Già vi sento laggiù, davanti alle vostre tastiere e ai vostri smartphone, tuonare che ai tempi vostri (ai vostri...? figurateve ai miei) nessuno ha mai speso più di un quarto d'ora per accogliervi, manco alla prima comunione. Vero tutto. Gli insegnanti più avvertiti e più empatici passavano magari le ore del primo giorno di scuola in chiacchiere che si limitavano ad illustrare programmi e caratteristiche dei percorsi vari che aspettavano i piccoletti.

Oggi tutto questo però non basta più. Già nei mesi prima di entrare nella famigerata scuola superiore, questi piccoletti iniziano a figurarsi scenari da incubo, in cui verranno privati delle libertà più elementari, come passare ore a giocare con la play o con le bambole, per essere costretti ad un lavoro forzato di apprendimento faticosissimo a prezzo di umiliazioni inenarrabili. Iniziano ad avere incubi notturni. Poi perdono progressivamente il sonno. Successivamente si manifestano eczemi e/o alopecia. Nei casi più severi non mancano gastriti e coliti.
Quando poi arriva il temutissimo primo giorno di scuola, sono ormai larve umane.

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E agli open day

, quelle cerimonie in cui le scuole aprono le porte all'utenza per illustrare la propria proposta didattica, concorrenziale rispetto a quella degli altri sul territorio, i genitori sono lì a moltiplicare le ansie dei loro pargoli e ti bombardano di domande del tipo: "Ma si studia tanto?" "Ma quante ore si deve studiare ogni giorno?". Che ti chiedi se gli devi rispondere "Tranquilli, con una mezz'oretta a giorni alterni si risolve tutto", oppure "Guardi, la media non può scendere al di sotto delle 12 ore quotidiane". Insomma, un delirio.


E per placare quest'ondata di piena emotiva senza freni, ti inventi L'ACCOGLIENZA. Da un paio di anni la nostra si svolge qui a Policoro, dove c'è una struttura fantastica, in cui i ragazzi sono impegnati in attività nautiche (vela, canoa, windsurf, kylesurf), equitazione, escursioni in bicicletta, orienteering, visite varie nella zona. Staremo cinque giorni, durante i quali tutti faranno conoscenza con tutti e, speriamo, torneranno rasserenati sul fatto che:

  1. i loro insegnanti hanno due occhi, due braccia e nessun chiodo verde in testa anche quando non stanno protetti dietro le loro cattedre
  2. i compagni sono esseri normodotati e non geni della NASA travestiti da nani
  3. si può essere bravi a strozzare una cima o a fare una perfetta gassa d'amante e prendere quattro in matematica o in greco
  4. e viceversa.

Quindi stamattina partenza in pullman alle 7,00 da scuola, a Roma, e arrivo qui verso le 14,30, dopo un paio di soste tecniche in autostrada. Sette ore sette, di karaoke, di prof ho fame, prof ho sete, prof mi scappa la pipì, prof quando arriviamo.

Distribuiti nei bungalow tutti e 210, si iniziano subito le attività veliche: prima lezione teorica sulla terminologia e, prodigio, si riesce a drizzare una randa azzurra, bellissima.

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In tempo perché arrivi, minacciosa, la sensazione che qualcosa nell'aria sta cambiando e che forse sarebbe meglio riportare la ciurma al riparo prima che si scatenino gli elementi.

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Sono bagnati come pulcini e infreddoliti perché non hanno pensato a portarsi una felpa o una giacca impermeabile e quando glielo fai notare ti rispondono: "Ah, vero..." Per cui nemmeno riesci a infierire e già te li vedi, tempo tre giorni, con la febbre e la bronchite. Se li pizzichi fuori della casetta loro assegnata oltre l'orario del coprifuoco, abbassano gli occhi e ti chiedono scusa mentre filano via per tornare al proprio alloggio.

Ogni anno li vedo così piccoli, così fragili, sempre di più. Però oggi sono contenti ed elettrizzati: sono al liceo e in qualche modo riusciranno ad imparare a tenere in mano anche questo timone.

Tranne dove diversamente indicato, le immagini sono miei scatti realizzati con iPhone6.

L'accoglienza | Ecency