Ma è sempre stato questo l'atteggiamento che le società hanno avuto nei confronti dei rapporti omoerotici? La risposta è no, anche se con qualche distinguo. Probabilmente molti di voi avranno sentito parlare della diffusione dell'omosessualità nella Grecia antica e forse si saranno fatti delle domande. Se vi interessa trovare qualche risposta, leggete il seguito.
Come in molte civiltà antiche, anche nel mondo greco vigeva una rigorosa segregazione sessuale, motivo per cui uomini e donne, fin dalla giovinezza, vivevano esperienze separate ed entravano in relazione tra loro poco prima del matrimonio. Per sposarsi, specie se appartenenti all'aristocrazia, ragazzi e ragazze erano soggetti all'autorità familiare, che attraverso legami con altre famiglie si assicurava una rete di parentele e di alleanze politiche.
Siamo in un periodo della storia greca interessato da conflitti sociali in ogni città-stato, tra l'VIII e il VI sec. a.C. I gruppi aristocratici si fanno la guerra tra loro per il controllo del governo e intanto nuove forze sociali, di economia artigianale o commerciale, scalpitano per entrare nella partita. Le varie famiglie, imparentate variamente tra loro, si stringono in gruppi detti eterìe, ciascuno dei quali è in competizione con gli altri. Il Simposio era il momento in cui i membri di un'eteria, rigorosamente uomini liberi e nobili, si riunivano per bere, parlare di politica, di vita e per godere dei piaceri più raffinati: musica, poesia, vino, giochi di destrezza e abilità. E amore. Al consesso erano ammesse come uniche donne le etère, essenzialmente prostitute, ma anche persone di grande cultura e raffinatezza, in grado di suonare, cantare, danzare e seguire conversazioni di un livello cui nessuna donna libera sarebbe stata in grado di arrivare. Altra presenza fondamentale era quella dei παῖδες, dei "ragazzi", adolescenti liberi e nobili anch'essi, che venivano educati dagli adulti alle cose più importanti dell'esistenza. Tra adulti e giovani venivano a crearsi delle relazioni molto profonde, legami affettivi veri e propri che il rapporto pedagogico rendeva strettissimi. Quindi per un ragazzo (l'eròmenos, l'"amato") essere scelto da un uomo importante, coraggioso in battaglia e illustre nella comunità (l'erastès, l'"amante") , costituiva un onore enorme, in grado di modificare per sempre l'andamento della sua vita. Questo era il rapporto tra l'amante Patroclo e l'amato Achille, che forse qualche regista prima o poi avrà il coraggio di toccare:
Non è un caso che questa raffigurazione, che ritrae Achille armato che fascia una ferita di Patroclo, si trovi sul fondo di una kylix, una coppa da vino. Infatti è lo stesso oggetto che si vede in mano a due dei simposiasti di Paestum: uno lo alza per brindare al defunto che se ne va, mentre l'altro lo rotea intorno al dito per colpire col fondo residuo il centro del vaso posto in mezzo alla stanza, che conteneva la miscela di vino, acqua, miele e aromi (una sangrìa ante litteram) che i ragazzi e le donne mescevano ai partecipanti. Giochi di società che quando sei un po' alticcio possono risultare divertenti, evidentemente.
Ora risplendi tra le donne di Lidia
come quando il sole scompare
e la luna dalle dita di rosa vince tutte le stelle.
La sua luce sfiora il mare salato
e i campi screziati di fiori.
Goccia la rugiada gentile,
germogliano rose e teneri cerfogli
e fiorisce il meliloto.
Ti aggiri inquieta, ricordi,
e il desiderio della dolce Attis
ti consuma l'anima lieve...
Quindi nessuno avrebbe mai trovato scandalo nel vivere o nel guardare un rapporto di questo genere, in cui l'elemento pedagogico fosse così determinante: si cresceva insieme, si apprendeva l'essenza della vita da figure di riferimento, che suscitavano le pulsioni più umane e naturali. Ma al di fuori di questa relazione l'omosessualità era vista come una devianza, anche se tollerata molto più di quanto accada ancora oggi in giro per il mondo.
Quanto alla pedagogia, che cosa ci siamo tenuti di quell'insegnamento? Qualcuno interpreta male il proprio ruolo, come la cronaca ci racconta e come purtroppo alcuni sanno direttamente, perché i nostri rapporti sociali non giustificano più una realtà paragonabile. Ma che un fascino l'insegnante efficace debba esercitarlo ed esserne consapevole, è quanto spiega M. Recalcati quando parla di "erotica dell'insegnamento": è quel motore, quella spinta che i più fortunati di noi hanno sperimentato nella propria vita, se hanno incontrato per via maestri capaci di accendere il desiderio del sapere che è alla base di ogni percorso.