Ultimamente si leggono molti articoli riguardo la natura che pian piano si sta riprendendo i suoi spazi. La presenza ridotta dell'uomo fa si che sempre più frequentemente gli animali selvatici si avventurino fin dentro i centri abitati.
A me ancora non è capitato di imbattermi in animali selvatici, tuttavia, le finestre dell'appartamento in cui vivo si affacciano su un piccolo parco dove di giorno fino a poco tempo fa giocavano i bambini e di sera era meta di adolescenti moderatamente molesti. (nel senso di casinari il giusto per essere degli adolescenti in crisi ormonale)
Inutile dire che l'abitudine di mangiare e lasciare residui di cibo in giro era una manna per cornacchie, piccioni, merli, passeri e probabilmente anche topi.
Con l'inizio delle restrizioni il parco è andato deserto e gli animali hanno accusato il colpo; nei giorni scorsi una cornacchia appollaiata su un cestino gracchiava furiosamente, poco più distante un gatto con quell'aria da "ma che vuole questa?" che solo i gatti sanno avere, la osservava perplesso.
La mia mente instabile ha generato un improbabile dialogo, nel tentativo di ricavare un insegnamento da tutta questa situazione.