Il tizio quella mattina si alzò molto presto. Rispetto agli altri giorni aveva un lavoro da fare. La crisi economica lo toccò da vicino, diventando negli ultimi tempi uno dei tanti che avevano smesso di cercare un impiego, e, nel suo caso, aveva messo da parte anche la speranza di trovarlo. Aveva lavorato in una ditta metalmeccanica per vent'anni, e si era ritrovato dall’oggi al domani a casa, per il trasferimento dell'azienda in qualche paese dell'Est. Le proteste e le lunghe lotte, durate giorni e giorni, non erano servite a nulla come non servirono quasi ovunque .Il tizio, cosi, era rimasto a casa senza sapere cosa fare, non aveva titoli di studio o conoscenze specifiche per poter ottenere altri lavori. Quelli più umili non venivano pagati a dovere ,e molti non avevano interesse o possibilità di reintegrare un uomo della sua età. Quella mattina, si alzò quasi in punta di piedi. Scese dalla sua camera da letto al primo piano, in soggiorno, molto silenziosamente. Non voleva svegliare nessuno, né sua moglie né la sua bambina. Fece una colazione veloce, poi si diresse senza indugi nel ripostiglio. Dal cassetto di un comodino vecchio e impolverato, tirò fuori qualcosa. Una valigetta. Doveva portarla con la sua macchina in un vecchio capannone abbandonato. Gli avevano ordinato di farlo. Il giorno prima, aveva incontrato in un bar un tale accettando la sua proposta. Il tizio, appoggiato al bancone, stava bevendo l'ennesima birra dopo aver trascorso un'altra giornata a vuoto, senza far niente e senza la voglia di cambiare niente. Il tale, vedendolo,si avvicinò e cominciò a parlargli ascoltando per un'ora i problemi del tizio e rimanendo in silenzio per tutto quel tempo. Forse le troppe birre sciolsero la lingua del tizio, portandolo a confidarsi con quel tale mai visto prima. Quest'ultimo, dopo aver ascoltato tutta la storia, si offrì di dargli una mano proponendogli un lavoro facile e di immediata liquidità. Il tizio avrebbe dovuto portare una valigetta in un locale abbandonato,una vecchia ditta dismessa poco fuori città, in una zona industriale che aveva poche aziende ormai ancora attive. Il tale aveva offerto per quel lavoro una somma che il tizio, dopo averci pensato un pò, non rifiutò .Erano ben tre mensilità, tre stipendi in una sola volta dopo quasi un anno senza lavoro, il tutto solo per fare un viaggietto in macchina. Il tale lo avvertì di non aprire la valigetta, di non farsi tradire dalla curiosità di vederne il contenuto, perchè avrebbe potuto procurargli seri problemi. Gli spiegò che al momento della consegna avrebbe ricevuto un'altra valigetta o qualcosa del genere, con le indicazioni sul luogo dove consegnarla. Il tizio, che non aveva certo vissuto sulla luna fino a quel giorno, capì che si trattava di uno scambio, di qualcosa di losco e probabilmente malavitoso , che fino a quel momento aveva visto solo nei film, e lo rassicurò circa la sua discrezione. Non ne voleva sapere niente. Gli disse che aveva moglie e figlia e non aveva intenzione di fare qualche gesto stupido che potesse mettere in pericolo la sua vita, o quella delle sue donne. Dopo aver discusso gli ultimi dettagli, si diedero appuntamento in una camera d'albergo poco distante dove il tale gli avrebbe consegnato la valigetta. La sera prima andò quindi a ritirarla, entrando in un postaccio pieno di baldracche e drogati da cui uscì un pò impaurito e di gran lena. Quella mattina, aveva la valigetta tra le mani. Non si era mai messo in testa di aprirla, anche se in quell'istante l'idea lo sfiorò. Mancavano pochi minuti alle otto, e la consegna era prevista per le otto e mezza. Non aveva paura. Era stato rassicurato che tutto sarebbe andato liscio se si fosse attenuto alle regole, ed era quello che aveva intenzione di fare. Altri prima di lui lo avevano fatto ed era una prassi cambiare ogni volta corriere, per non dare punti di riferimento e per non rischiare che per qualche oscuro motivo questi potesse essere pedinato, o dare nell'occhio. Altri lo avevano fatto. Ora toccava a lui. Un lavoretto facile che durava poco meno di mezza giornata e soldi subito. Tanti soldi per dire di no. Dopo aver sistemato la valigetta sul sedile di fianco, partì con la sua utilitaria per il suo lavoro. Il tizio era in macchina e procedeva in direzione del capannone ormai vuoto di operai e di lavoro. Pensava a quanta gente come lui era rimasta a casa, senza un lavoro e quindi senza dignità. Perchè non averne uno significava perdere anche quella. Quella mattina il tempo non era un granchè. Una pioggierella fine, stile british, e un cielo grigio non lasciavano molte speranze di miglioramento per tutto il resto della giornata. Il traffico era particolarmente intenso, ma contava tuttavia di arrivare in orario all'appuntamento. Cosa che non avvenne perchè un incidente bloccò il traffico e si fermò per circa dieci minuti. Nervosamente si mise a picchiettare con le mani sul volante, quasi a scacciare una tensione che cresceva a poco a poco. Quando arrivò nella zona indicatagli dal tale, si accorse che il suo nervosismo era decisamente aumentato. È vero, gli era stato detto che sarebbe andato tutto liscio, ma si trovava pur sempre in una situazione in cui le cose potevano prendere una piega diversa. E brutta. La zona dell'incontro era praticamente deserta. Prese la via che portava al capannone in grande fretta. L'incidente lo fece ritardare di cinque minuti, ma sperò che anche le persone che doveva incontrare fossero in ritardo. Non fu cosi. Aveva appena parcheggiato la macchina quando si vide aprire la portiera da qualcuno. Un gigante di due metri, vestito di nero, gli fece notare il ritardo e lo invitò a entrare nell'edificio in modo rapido. Il tizio scese molto velocemente, e si avviò con passo deciso verso l'ingresso dell'edificio. Quando furono dentro, il tizio si guardò intorno. C'erano ancora i macchinari della fabbrica molto simili a quelli che aveva usato anche lui molto tempo prima. Il gigante vestito di nero lo accompagnò nell'ufficio adiacente all'ingresso. Era un ambiente molto grande,ancora perfettamente ammobiliato. C'erano ad attenderli altri tre individui. Uno aveva una giacca di pelle marrone e jeans,abbastanza sportivo,gli altri due erano vestiti di nero come il gigante. Una volta entrato, il tizio non fece in tempo ad aprire bocca per scusarsi del ritardo che fu interrotto dal tipo vestito di pelle.
''Sei in ritardo amico''Il tizio rispose pronto e deciso.
''C'è stato un incidente,e poi solo di cinque minuti, mi dispiace ma non posso spostare le macchine''Il tipo di pelle non gradì le sue parole, fece una smorfia, gli sembrò un sarcasmo eccessivo per un corriere sconosciuto.
''Magari sei in ritardo perchè hai guardato nella valigetta''.Il tizio ancora più pronto di prima.
''Non mi interessa sapere quello che c'è dentro, come non mi interessa sapere chi siete voi''.Uno dei men in black gli lanciò una borsa vicino ai piedi. Il tipo di pelle allora si avvicinò ,e gli mise nel taschino della camicia un foglietto.
''Certo che non ti interessa sapere chi siamo, e il contenuto,a te interessano solo i soldi,come a tutti del resto. Li c'è scritto dove devi portare la borsa. E mi raccomando, vedi di non trovare altri incidenti''. Il tizio non rispose,si chinò a prendere la borsa e girò i tacchi in un secondo,dirigendosi con passo svelto alla macchina. Aveva in mano una borsa sportiva,tipo quelle da calcio ma molto più piccola. La mise sul sedile di fianco e tirò fuori il biglietto dal taschino. Il luogo dove doveva portarla distava mezz'ora di strada dalla fabbrica. Doveva arrivare dall'altra parte della città, in una zona periferica,praticamente all'estremo dal punto in cui si trovava. Guardò ancora la borsa pensando a quello che potesse esserci dentro, e si chiese a quale organizzazione appartenessero quegli individui. Un mezzo sorriso gli spuntò sul volto,pensò a quanto si sarebbe arrabbiata sua moglie se avesse saputo quello che stava facendo. Lei gli avrebbe detto che non c'era bisogno di quei soldi,che bastava il suo lavoro per il momento. Ma al tizio non andava bene. Si sentì un peso da quando aveva perso il lavoro e incapace di badare alla sua famiglia. Non poteva accettarlo. Ego maschile. Non aveva tuttavia intenzione di rivelare la provenienza di quel denaro,ma non aveva ancora pensato alla scusa da inventare. Prese la strada in direzione del luogo prefissato,il cielo sempre più grigio,le nuvole sempre più gonfie d'acqua. Non gli diedero un orario preciso ma non aveva intenzione di perdere tempo. Pensò che magari potessero tenerlo in considerazione per un altro di quei lavori. Tuttavia,si ricordò le parole del tale circa il cambiare sempre corriere ,e cancellò immediatamente quel pensiero dalla testa. Mancavano pochi chilometri al luogo previsto, il tempo era peggiorato quasi a ogni metro di strada percorso. Si girò più volte a guardare la borsa al suo fianco. Era quasi arrivato all'hotel dell'incontro, quando gli passò per la testa un pensiero strano. Non aveva voglia di finire quella giornata senza sapere in che cosa si fosse imbattuto. Ebbe in quel momento un desiderio forte di guardare all'interno della borsa, per togliersi la curiosità. Fu cosi combattuto sul da farsi che si fermò un attimo,nel parcheggio di un supermercato molto affollato. Fece una manovra pericolosa nello svoltare in quel parcheggio, tanto pericolosa da subire le ire e i clacson degli altri veicoli. Si sistemò tra le altre macchine parcheggiate ad osservare quello che doveva consegnare. Molto lentamente si avvicinò alla borsa,toccò la cerniera cercando una sorta di ispirazione per quello che voleva fare. Era pericoloso, ma pensò che non gli sarebbe successo niente se avesse solo guardato dentro per un secondo. Si decise a farlo. Con le mani leggermente tremolanti aprì la borsa e vedendo il contenuto ebbe un brivido lungo tutta la schiena. Era piena di soldi!Tanti soldi come non ne aveva mai visti prima, e come non ne avrebbe mai guadagnati nemmeno in due vite. In quell'istante si accorse che sudava, sudava cosi tanto come se i proprietari di quel denaro lo stessero guardando dal finestrino. Guardò ancora quel malloppo,e pensieri strani gli entrarono in testa. Uno di questi pensieri entrò talmente a fondo che pensò di fare una cosa poco prudente,una cosa che gli era stata espressamente sconsigliata. Il tizio però non aveva voglia di ricordare le parole di quel tale. Decise di prendere una sola mazzetta di quei soldi. Pensò ai rischi di tutto questo, ma voleva farlo. Voleva arrotondare la sua percentuale. Sapeva bene che i destinatari di quella borsa avrebbero contato i soldi,ma ebbe l'idea di incolpare coloro che gliel'avevano consegnata. Avrebbe fatto la parte del corriere innocente che mai e poi mai si sognerebbe di fare uno sgarro a dei malviventi. Credette fortemente di potercela fare,del resto come potevano pensare che uno sconosciuto avesse tutto quel coraggio. Ne prese una,una sola e la sistemò nel bagagliaio della macchina, sotto il fondo che copriva la ruota di scorta. La incastrò proprio nella ruota, a nessuno sarebbe venuto in mente di guardare li. Fece cosi. Dopo essere risalito in macchina richiuse la borsa e si diresse verso l'uscita del parcheggio, in direzione del luogo stabilito. Arrivò fuori dall'hotel,senza sapere se avesse orari da rispettare. L'hotel era abbastanza appariscente,un quattro stelle di quelli moderni stile hi-tec. Non appena scese dalla macchina vide venirgli incontro un signore distinto,sulla quarantina,completo grigio come il cielo sopra di lui. Il signore in grigio gli disse che sapeva del perchè fosse li, lo aveva riconosciuto dalla macchina e dalla borsa inconfondibile che teneva fra le mani. Senza neanche presentarsi lo accompagnò nell'hotel e presero l'ascensore fino al sesto piano. Usciti dall'ascensore si diressero in fondo al corridoio,nell'ultima stanza disponibile. Ad attenderli dentro c'erano quattro individui. Sembravano tutti d'accordo sull'abito grigio,e al tizio spuntò un mezzo ghigno sul viso,pensò a uno di quei film di gangster ambientato ai tempi di Al Capone. Si tolse immediatamente quell'espressione dal volto,per evitare che potessero fraintendere, oltretutto dopo quello che aveva fatto. Uno di questi men in grey gli voltava le spalle, guardava fuori dalla finestra e cominciò a parlare.
"Mi avevano detto che saresti arrivato prima,invece sei in ritardo di un quarto d'ora".il suo tono era severo,ma non aggressivo. Il tizio che ormai era abituato ai ritardi, si scusò prontamente.
"Lo so e mi dispiace,ma sono solo pochi minuti, il traffico a quest'ora è implacabile, e mi sono dovuto fermare per andare in bagno. Non volevo certo mancare di rispetto o altro".I quattro individui in grigio guardarono il capo come ad aspettare una controrisposta che non si fece attendere.
"È la prima volta che un corriere arriva in ritardo,forse l'altra era tutta gente che pisciava a casa prima di partire,puoi mettere pure la borsa sul letto".
Il tizio si accorse in quel momento che il suo nervosismo cresceva,forse pensò che era giunto il momento per i grigi di contare i soldi, e la cosa cominciò ad agitarlo. Cercando di essere disinvolto si rivolse di nuovo al boss.
"Quando posso avere la mia parte? Avrei alcune cose da fare...se siete cosi gentili da darmi la mia parte...io toglierei il disturbo".
"E che cosa avrà mai da fare di cosi tanto urgente un uomo senza lavoro come te?Devi aspettare un attimo, poi te ne potrai andare".Il tizio cercò di mostrarsi calmo, quello che aveva fatto cominciò a sembrargli una cosa folle che non avrebbe dovuto fare,ebbe brutte vibrazioni. Il boss ordinò a uno dei suoi tirapiedi di contare il denaro,questi ubbidì senza batter ciglio come un cane fedele. Dopo qualche minuto di silenzio il tirapiedi si rivolse al boss.
"Capo, qui manca una mazzetta da cinquanta mila,ho contato due volte, manca proprio sono sicuro". Il tizio cominciò a innervosirsi, sperò di non dare troppo nell'occhio. Il boss parlò di nuovo
"Tu...corriere...non ne sai niente di questa cosa? Voglio dire...non è che ti sono venute in mente strane idee,giusto?" Il tizio, che si era preparato la parte rispose prontamente.
"No, non so niente ve lo giuro!Ho ritirato la borsa e sono venuto subito qui,come mi è stato detto. Non riesco a capire cosa voglia insinuare con la sua domanda...non potrei mai fare uno sgarbo a gente come voi. Voglio solo la mia parte come era negli accordi,tutto qui...come potrei pensare di fare una cosa del genere e farla franca?Forse...sono state le persone con cui avete fatto questo affare".
Il boss, che era stato ad ascoltare, con un tono ancora più severo disse al tizio.
" È che gente saremmo noi? Spiegami. Sai cosa penso, corriere...penso che tu abbia avuto la poco brillante idea di prenderti la mazzetta, di venire qui davanti a noi e di raccontarci la storiella che ci hai appena raccontato. Tu dici che non avresti mai il coraggio di fare una cosa del genere,perchè noi siamo gente importante e perchè hai moglie e figlia a cui badare". Un sudore improvviso investì il tizio.
"Sai cosa penso? Penso che tu abbia creduto davvero di venirci a raccontare la storia dello sgarbo tra bande, e cosi pensavi di cavartela. Ma vedi, non hai tenuto conto di una cosa, una cosa molto importante. Sono trent'anni che facciamo affari con quelli che ti hanno dato quella borsa. E in tutto questo tempo non c'è mai stato un solo sgarbo,una sola mazzetta in meno. Perchè quindi, dovrei credere a quello che dici?Perchè non dovrei pensare invece a un corriere senza lavoro, che apre una borsa che non deve aprire e che decide di arrotondare la sua parte, accecato da tutti quei soldi e dalla sua poca intelligenza. Dimmi,perchè?".Il tizio dopo quel discorso si sentì come un topo stanato. Sudava copiosamente e cercò di trovare una via d'uscita che non riusciva a vedere. Crollò subito.
"Lo so ho sbagliato, e ti chiedo scusa, anche in ginocchio se vuoi, ma posso ridarti la tua mazzetta, ce l'ho in macchina, vado a prenderla subito. Ma ti prego, non farmi niente di male, ho una moglie e una bambina piccola quindi, ti prego, lasciami andare". In quel momento il boss si girò verso di lui, lo guardò con disgusto e dopo essersi sistemato le bretelle gli disse.
"Prima hai fatto qualcosa di coraggioso e stupido...ora eccoti qui, a piagnucolare come un codardo che non sa prendersi le sue responsabilità,chiedendomi di lasciarti andare. Mi dispiace,ma non è cosi che funziona. Devi essere un esempio,per far capire a chi vuole fare una cosa del genere cosa gli aspetta".Il tizio si inginocchiò, allungò le mani in alto in segno di pietà, piangendo a dirotto.
" Ti prego,ti prego non farlo".Furono le ultime parole che pronunciò. Un proiettile silenzioso gli attraversò il cranio rovesciandolo all'indietro sul pavimento. Il boss gli sparò a bruciapelo e senza pietà, come gli aveva promesso. Lo lasciarono li, con il sangue dietro la testa che si allargava a macchia d'olio. I cinque se ne andarono con la borsa, per loro i cinquantamila da recuperare non erano importanti, altre cose lo erano e bisognava farle capire. Quello fu l'ultimo lavoro di quel tizio, con tanto di liquidazione.
Fine