L'ispezione al rifugio da parte degli agenti si era conclusa da molte ore. Finito il turno di servizio, Harry tornò a casa a riflettere su quanto avesse visto, o non visto. Dopo aver cenato velocemente chiamò l'amico.
"Pronto Harry, allora cos'hai scoperto in quel posto di matti?" Chiese Victor seduto sulla sua comoda poltrona.
"Non immagini quello che abbiamo trovato. Roba da non crederci." Disse Harry con un tono serio.
"Lo sapevo...Avete trovato qualche schifezza di resti umani, vero? Oddio non posso pensarci, mi viene la nausea anche solo a chiedertelo. " Disse Victor con la sua bibita in mano. Harry fece una pausa di qualche secondo. Victor dall'altra parte del telefono gli chiese se fosse ancora lì.
"Si ci sono ancora amico...Abbiamo controllato la cucina. O meglio, i miei colleghi lo hanno fatto e poi mi hanno riferito. Non sai che c'era dentro...Polli, carne di manzo...Tutta roba buonissima Victor, ahahahah..." Harry divertito aspettò la risposta dell'amico.
"Stai scherzando, vero? Mi vuoi dire che non avete trovato niente di strano? Non posso crederci...Com'è possibile? Non pensare che sia matto o abbia capito male Harry, quei due parlavano di persone non di cosce di maiale..."
"No non sto scherzando, e non credo che tu sia matto...Però la cucina era in ordine, pulita di fino come raramente abbia mai visto...Anche troppo forse ...Comunque...Ti farà piacere sapere che forse qualcosa non quadra in quel posto. Me ne stavo andando e ho trovato incastrato sotto la porta un anello..Più precisamente una fede nuziale. Credo appartenesse ad una donna, almeno dalla dimensione."
"Porca paletta lo sapevo...Che ti dicevo? Quelli lì cucinano persone...Oddio non posso pensarci...E adesso che farete? Hai detto qualcosa al proprietario? A proposito, ti ha riconosciuto?" Chiese Victor impaziente.
"Non credo proprio che mi abbia riconosciuto, portavo il cappello e gli occhiali da sole e non li ho mai tolti...Mi ero persino fatto la barba. Comunque non gli ho detto niente, l'ho tenuta e portata in centrale. Stiamo facendo delle verifiche per vedere se troviamo qualche impronta ma ne dubito, purtroppo non c'è nessuna incisione sopra e nessun nome...Credo anch'io che nascondano qualcosa." Disse Harry versandosi un liquore nel bicchiere.
"Quei maiali avranno pulito e svuotato tutto durante la notte, non c'è altra spiegazione. Avranno visto il mio nervosismo e il fatto di essere andati via così presto li avrà insospettiti. Ho visto la moglie andare di sopra quando il proprietario è venuto al nostro tavolo. Di sicuro la porta era ancora aperta e si sarà ricordata che pochi minuti prima ero stato in bagno. Come si dice... mangiare la foglia...Giusto?" Victor buttò la lattina e si alzò per prenderne un'altra.
"È probabile che sia come dici...Anche perché non penso abbiano avuto molti clienti in ritirata dopo il solo antipasto. Comunque andremo a fare una visitina nel loro cascinale. Se è come pensiamo, non potranno che essere lì le prove." Disse Harry.
"E non pensi che abbiano fatto sparire tutto anche a casa loro? Si aspetteranno un controllo da parte vostra. Avendo una fattoria con gli animali penseranno di ricevere ancora visite, per vedere lo stato di salute delle bestie, le attrezzature o altro."
"Abbiamo individuato il cascinale, è in mezzo al nulla le case più vicine sono a più di un chilometro. Se hanno fatto sparire qualcuno ci saranno delle tracce, anche se non ci spero molto." Disse Harry all'amico.
"Ma chi sono questi signori? Dall'accento non mi sembravano delle nostre zone, o sbaglio?" Chiese Victor curioso.
"Il loro cognome è Yorga. Sono originari dell'est europa, Moldavia. Si sono trasferiti qui circa tre anni fa. Hanno acquistato il cascinale abbandonato gettando le basi per la loro nuova attività. Non si sa cosa facessero nel loro paese." Harry continuò. "Domani è il giorno di chiusura del rifugio, andremo a fare un controllo nella loro abitazione. Sinceramente spero di non trovare nulla. Ma se così non fosse, forse si potrebbe dare una risposta alle famiglie delle persone scomparse. Macabra, ma è meglio di niente a questo punto. Ciao Victor, ti terrò aggiornato sulla vicenda. A proposito, come vanno le tue gambe?" Harry aspettò la replica dell'amico con il sorriso pronto.
"Sembro paralizzato, non ho mai camminato così tanto nella mia vita. Per fortuna faccio un lavoro sedentario così mi potrò riprendere in fretta. Ciao Harry, stai in campana mi raccomando." Disse Victor chiudendo la telefonata. Harry riattaccò la cornetta che stava ancora ridendo.
Il caldo di inizio estate era intenso, già Il mattino presto sfiorava i trenta gradi. Harry si svegliò all'alba per una corsetta. Aveva dormito poco e sudato molto. Si era ripromesso più volte di installare un condizionatore in casa e ogni anno che passava rimandava a quello successivo. In più era teso per il controllo al cascinale che non lo lasciava per niente tranquillo. Un presagio sinistro gli si era ficcato in testa. L'attività fisica del mattino serviva per sfogare il corpo e liberare la mente. Dopo una decina di chilometri percorsi ritornò a casa. Una doccia fredda per sbollire la fatica e il caldo. Si vestì con la divisa e uscì con la macchina per raggiungere i colleghi.
Il cascinale era circondato da campi immensi. Una stradina stretta e sterrata lo collegava al paesino di campagna. Harry guardava fuori dal finestrino della Jeep pensando alle parole di Victor. Sperava che avesse capito male ma sapeva che non era matto e l'anello poteva essere un indizio. Per un attimo si pentì di aver chiuso quella porta. Se fosse uscito dritto, forse, non sarebbe stato li in quel momento. Ma le famiglie delle coppie scomparse chiedevano risposte da mesi e in qualche modo quel gesto semplice e naturale lo prese come un segno del destino. Non voleva certo trovarsi davanti a uno spettacolo raccapricciante, ma quell'idea, in cuor suo, prendeva forma ogni minuto di più. Arrivati al cascinale le due Jeep della polizia si fermarono davanti al cancello, era aperto. Harry, insieme ai cinque colleghi, scese dal veicolo con calma e si guardò intorno. Si vedevano case piccolissime in lontananza. Era certamente un luogo isolato, pensò Harry. Nessuno avrebbe potuto gridare ed essere sentito. Il cascinale era grandissimo, costruito su due piani. A fianco la fattoria con gli animali non era da meno. Pecore e mucche erano divise in recinti diversi. Qualche gallina svolazzava qua e là. Harry notò subito l'assenza di altri veicoli. Un silenzio irreale circondava tutto l'ambiente. Quando si avvicinò all'ingresso, Harry vide che la porta era aperta, appena socchiusa. Tirò la corda di ferro facendo suonare un campanaccio ma nessuno rispose. Fece segno ad alcuni colleghi di andare sul retro. Aprì del tutto la porta d'ingresso e si presentò a voce alta. "Signori Yorga, siete in casa?" Non ricevendo risposta chiese ad altri due agenti di seguirlo.
All'interno tutto appariva in perfetto stato, arredato con mobili antichi. Al piano terra c'era un enorme doppio salotto, una sala da pranzo e una cucina abitabile. Harry fece segno ai colleghi di andare di sopra, dove sicuramente c'erano le camere da letto e il bagno. Sulla tavola non c'era alcun avanzo di cibo. La cucina era in ordine. Uscì un attimo per chiamare gli altri sul retro ma erano già lì. Non avevano trovato nessuno della famiglia e nemmeno un veicolo. Per un momento pensò semplicemente che non fossero in casa, ma la porta aperta? Mandò i colleghi alla fattoria di fianco e rientrò salendo al piano si sopra. Entrò nella prima camera ma a parte l'arredo era vuota. I cassetti erano stati liberati e lasciati aperti, così come gli armadi. Nessun vestito, come una stanza d'albergo dopo aver fatto il check out. Raggiunse gli agenti nelle altre camere, parlavano tra di loro. Anche lì non era stato lasciato nulla. Scesero tutti insieme al piano di sotto e uscirono dal cascinale. Mentre si diressero alla fattoria, Harry fu attratto da alcuni uccelli, forse cornacchie, che in un campo vicino beccavano il terreno. Erano numerosi e a turno spiccavano il volo appoggiandosi sul traliccio dell'alta tensione. Restavano lì per qualche secondo per poi planare di nuovo sul campo, nello stesso punto. L'erba era alta ed Harry si addentrò incuriosito. Non appena arrivò vicino i volatili scapparono via in gruppo e in ogni direzione. Stavano mangiando dei minuscoli resti di carne, o almeno così pensò Harry. La terra era macchiata di rosso.
Gli altri agenti stavano controllando la fattoria. A parte gli animali non c'era traccia dei proprietari. Harry li raggiunse e gli disse ciò che aveva appena visto. Un collega gli mostrò il passaporto di un certo Sergey Ubik. Lo avevano trovato in terra vicino a uno dei recinti. Harry guardò la foto e restò senza parole. Avrebbe giurato che fosse il proprietario del rifugio, qualche anno più giovane. Nubi si addensarono nella sua mente, e fuori il sole cuoceva la pelle. Abbandonò per un momento quei pensieri ed entrò con gli altri a controllare la stalla. Essa conteneva macchinari per la macellazione della carne, per la mungitura del latte e molto altro. C'erano dei refrigeratori. All'interno trovarono dei sacchetti di carne, tutti etichettati. Gli agenti verificarono la natura di quella carne mentre Harry uscì per dare un'occhiata al granaio lì vicino.
Entrò cauto, e con la pistola in mano. Pensava all'anello trovato, a quegli uccelli, al passaporto. A piccoli passi si mosse lungo il perimetro. Il profumo del legno e del fieno era intenso. Harry sentì un altro odore che si mescolava a quei due. Dopo aver controllato a terra alzò lo sguardo verso il soppalco. C'era una scala di ferro appoggiata e dopo aver riposto la pistola nella fondina cominciò a salire. Arrivato in cima sentì una puzza pungente e nauseabonda. Il caldo torrido l'accentuava ancora di più. Il pavimento era coperto da una spanna di fieno. Camminò per qualche metro e urtò qualcosa. Spostò il fieno davanti ai suoi piedi e trovò il braccio di un uomo. Ebbe un conato di vomito e si tappò naso e bocca. Si guardò attorno, con la mano libera prese un rastrello appeso alla parete. Spostò il fieno un po' ovunque e trovò in sequenza; un piede, una mano, e una testa putrefatta.
Corse fuori a prendere ossigeno e si piegò in avanti. Restò lì qualche minuto poi avvisò gli altri agenti. Prese il telefono e chiamò la centrale di polizia. Chiese di controllare i dati della famiglia Yorga e i veicoli a loro intestati. Gli aeroporti del paese e la dogana. Ordinò di mandare immediatamente la scientifica al cascinale per i rilievi. Riagganciò pensieroso e angosciato, si asciugò la fronte. Il caldo era opprimente e nemmeno un refolo di vento rinfrescava Il mattino. Sentiva ancora la puzza sotto il naso di quei resti umani.
Dopo due ore il telefono di Harry squillò. Era ancora al cascinale con gli uomini della scientifica. Una collega gli comunicò che tutti i controlli non avevano portato a nulla di concreto. "Il nome Yorga potrebbe essere falso all'origine". Disse lei. All'aeroporto e alla dogana, non risultava che una famiglia con quel nome avesse lasciato il paese.
Fine