Nel 1991, quasi tre anni dopo Les Magiciens de la terre, si organizza la mostra Metropolis al Internationale Kunstausstellung di Berlino.
A partecipare sono i maggiori protagonisti di quella vetrina internazionale, di cui ormai anche i critici che presentano la mostra ne sono consapevoli e ne parlano nei loro saggi introduttivi, come ad esempio Wolfang Max Faust nel suo saggio "Metropolis" e Achille Bonito Oliva in "Ars Metropolis". Ma in genere tutti gli autorevoli critici che presentano la mostra (tra i quali Jeffrey Deitch) parleranno di un’arte urbana, vedendo nella specificità del luogo il maturarsi di quel clima postmoderno che porta l’artista a considerare la città come un connubio di più e diversi spazio-tempo.
Ma in genere tutti gli autorevoli critici che presentano la mostra (tra i quali Jeffrey Deitch) parleranno di un’arte urbana, vedendo nella specificità del luogo il maturarsi di quel clima postmoderno che porta l’artista a considerare la città come un connubio di più e diversi spazio-tempo.
Particolarmente i due saggi precedentemente citati, sono illuminanti rispetto a questo discorso:
Il primo saggio, infatti, si concentra sul rapporto che la nuova arte urbana continua a mantenere con le Avanguardie del primo Novecento, allargando a suo dire la caratteristica di puro visibilità delle stesse a un contesto quotidiano e industriale del tessuto urbano, trattando l’oggetto non come realtà pulsante, ma come linguaggio esso stesso, e quindi mediatore tra la realtà e l’uomo.In sostanza se è pur vero che ormai esiste un Sistema dell’arte che agisce in modo autoreferenziale, in questa occasione lo si nutre a dismisura, con una volontà dichiarata di allontanarlo da quella realtà di cui al contrario si sono nutrite le Neo-avanguardie vent’anni prima. Non solo, ma alla fine il ruolo dello spettatore stesso ritorna, a dispetto delle dichiarazioni, ad avere un ruolo passivo all’interno di questo sistema.
Gli autori in questo caso, inoltre, non considerano che lo spettatore stesso era/è cambiato, poteva essere, infatti, non europeo e nemmeno occidentale, ed avere dei parametri estetici e culturali completamente diversi dagli altri protagonisti di quel cerchio denominato Sistema dell’arte.