“Nacqui il giorno di natale rovinando la festa a tutti quanti. Mentre erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivo io. Mi piantarono in asso. Oggi riesco a raffigurarmi quell’evento ridicolo… non accuso nessuno. E’ quindi un senso di sconfitta quello che motiva il mio lavoro, una volontà di rimediare al danno che è stato fatto…non di paura, ma del trauma di abbandono."Non a tutte le donne sarà capitato di nascere il giorno di Natale, ma è certo che praticamente
- Louise Bourgeois
Preoccupandosi poco di relazionare la sua arte e di arrivare a mostrarla solo in età matura, dopo aver perso la bellezza, requisito spesso richiesto alla maggior parte delle donne che vogliono e “pretendono” di dialogare con il mondo diventando personaggi pubblici; la Bourgeois ha la sua prima personale all’età di 44 anni e inizia ad insegnare nelle più prestigiose università di New York (dove si era trasferita sposandosi). Tutto questo lo realizzerà praticamente in età pensionabile, nel 1973 dopo la morte del marito.
Le sue opere raccontano il suo difficile rapporto con il padre, e dunque un rapporto con la prepotenza, con l’imperio del comando, con la mancanza di rispetto e l’orribile e conseguente sensazione di impotenza e di crescita della disistima di se stessa; generando ad esempio un ciclo di opere significative come "The destruction of the father".
Nelle sue opere traspare anche l’intensa relazione avuta con la madre, e la sua forte partecipazione e condivisione delle gravi responsabilità che pesano spesso esclusivamente sulle madri: di protezione e di educazione dei figli, di inserimento di questi ultimi nel sociale e della creazione di un nido dove essi possano crescere “sicuri”, riparando perciò in continuazione tutti i “danni” familiari. Per poter trasformarsi in una “riparatrice” occorre superare i propri “danni”, cancellandoli, nascondendoli, facendo anche finta quindi, di non sapere dei continui tradimenti del marito, di essere inconsapevole della sua immaturità, nascondendo il suo dolore per non creare traumi.
L’artista associa la figura materna, e se stessa, all’aracnide, alla tessitrice per eccellenza: Aracne, trasformata in ragno dall’invidia di una dea. L’artista non cede di un passo, ma anzi si fa scudo della bruttezza del ragno e la trasforma in forza.
Nelle sue opere si sente incredibilmente la trasformazione del “brutto” in valore, e l’opera diventa espressione e bellezza della forza, della abilità, della generosità e crudeltà coese e unite insieme. La forza di questa compartecipazione e condivisione con la figura materna affiora nel suo ciclo di opere "Maman".
Opere che si trovano ormai collocate nei maggiori musei del mondo e che comunicano tutta la primordiale forza, terrore, crudeltà, tenerezza e immensa generosità, e infine commistione di vita e morte presente nella maternità e nell’atto di generare.
Spazzando via quell’immagine edulcorata, falsa e prettamente maschile che è stata imposta dall’immaginario maschile-religioso, terrorizzato e impotente di fronte a un atto e a un mistero che rimane e rimarrà per sempre al di fuori della sua portata.